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Non sono solo "battute": l'esposizione al sessismo lascia delle cicatrici nel cervello delle donne

Non sono solo battute: l'esposizione al sessismo lascia delle cicatrici nel cervello delle donne
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Uno studio su larga scala ha determinato i segni del sessismo nel cervello di chi lo sperimenta, quindi donne e identità non conformi.
Sono come delle vere cicatrici
di Eugenia Nicolosi

Sessismo: quell'insieme di atteggiamenti, comportamenti, stereotipi o pratiche sociali che attribuiscono valore, ruoli o capacità diverse alle persone in base al loro sesso o genere, soprattutto donne e identità non conformi. Battute (che non sono battute), rimproveri, molestie, aspettative: lasciano cicatrici nel cervello di chi rimane esposto, esposta.

"Riconoscerci vittime è necessario per liberarci", Asia Argento e Miriana Trevisan contro la violenza sulle donne

è "solo una battuta": secondo la risonanza magnetica no

Uno studio internazionale diffuso dalla pubblicazione scientifica PNAS, The Proceedings of the National Academy of Sciences, basato su 7.876 risonanze magnetiche cerebrali raccolte in 29 Paesi, spiega l'associazione tra il livello di disuguaglianza di genere e alcune differenze strutturali nel cervello di donne e uomini.

In particolare, nei contesti più diseguali, le donne mostrano un minore spessore corticale in aree coinvolte nella regolazione delle emozioni e nella risposta allo stress. Dove invece la parità è maggiore, queste differenze tendono a ridursi o a scomparire. È un risultato che colpisce sul piano culturale ed emotivo ma che va letto con precisione.

Lo studio non dimostra che episodi individuali di sessismo (una sola molestia, una sola discriminazione sul lavoro, un solo commento svalutante) lascino tracce dirette e visibili nel cervello ma mette in relazione indicatori strutturali di disuguaglianza (come il Gender Inequality Index dell’ONU o il Global Gender Gap Index) con dati biologici.

le donne e i danni al cervello dopo molestie e svalutazioni prolungate

Ed è un livello di analisi diverso: non il singolo evento, ma il sistema nel suo insieme. Ed è proprio qui che il dato scientifico diventa socialmente rilevante: se viviamo in un contesto in cui le opportunità sono distribuite in modo diseguale, in cui l’accesso al lavoro, alla salute, al potere decisionale è limitato per metà della popolazione, allora quell’ambiente può generare forme di stress cronico. Quindi non uno stress episodico, su "una persona"  ma una pressione continua e strutturale che troppo a lungo è rimasta invisibile. È plausibile, secondo il team di ricerca, che questo tipo di esposizione prolungata incida anche su processi neurobiologici.

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l'esposizione al sessismo incide sui processi neurobiologici

Accade perché il cervello è plastico, quindi sensibile all’ambiente. Se cambia in relazione al contesto sociale, allora quel contesto non è neutro. Le disuguaglianze non sono solo numeri nei report internazionali: possono tradursi in effetti concreti sul benessere psicofisico delle persone.

Il sessismo non è soltanto una questione culturale o etica, ma può avere una dimensione concreta e scientifica, non nel senso di letterali cicatrici nel cervello ma in quello più rigoroso di associazioni misurabili tra ambiente sociale e struttura neurologica.

Il dato finale, forse il più importante è che più una società è eguale, minore sembra essere questo impatto. Ne consegue che se il contesto contribuisce a modellare certe differenze, allora politiche più eque, maggiore accesso alle risorse e una riduzione delle disparità possono non solo migliorare le condizioni di vita, ma anche ridurre quelle violenze - e microaggressioni - che nel tempo lasciano tracce.