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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Donne che lavorano (gratis): non importa in che ruolo, a dicembre non guadagnano

Donne che lavorano (gratis): non importa in che ruolo, a dicembre non guadagnano
(getty)
Nel 2024 la data che segna l'equal pay gap è stata a metà novembre: in parole povere, è come se le donne da quel giorno lavorassero gratis fino alla fine dell'anno
di Eugenia Nicolosi

Stai lavorando e sei donna? Stai lavorando gratis. I dati dell'Unione Europea hanno segnato al 15 novembre la data dell'equal pay gap, la data, cioè, che segna l'ultimo giorno in cui uomini e donne percepiscono la stessa retribuzione. Questo indica in sostanza quanti giorni in più le donne devono lavorare fino alla fine dell’anno per guadagnare quanto gli uomini (ovvero, che fino al 31 dicembre le donne lavorano gratis).

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equal pay gap: un mese e mezzo di lavoro gratis

A partire dal 15 novembre 2024 le donne hanno smesso di guadagnare e hanno iniziato a lavorare “gratis”, dal momento che è come se non venissero più retribuite. Si tratta di un calcolo facilissimo da fare: sommando le retribuzioni di ogni mese delle donne e quelle degli uomini, si ottengono cifre annuali così diverse che lo scarto ammonta a uno stipendio e mezzo. Ovvio, allora, che per un mese e mezzo (dal 15 novembre fino alla fine dell'anno) si può benissimo dire che le donne lavorino gratis.

Questo gap salariale di genere, noto come Gender Pay Gap, non è una questione locale ma un segnale inequivocabile della discriminazione di genere che si registra a livello mondiale. Ma, in Italia, secondo l’ultimo rapporto dell'Inps, gli uomini guadagnano il 28 per cento in più rispetto alle donne. Un divario salariale che altalena a seconda della professione ma che, per esempio, raggiunge il 40,5% tra operai e operaie, il 33,7% tra impiegati e impiegate e che rimane ancora elevato tra i e le dirigenti (23,2%), come rivela il Censis. Un report sull’avvocatura nel nostro Paese indica che il reddito medio degli avvocati supera di oltre il doppio quello delle avvocate con oltre 30mila euro di gap all’anno. Parlando di soldi, una donna guadagna 0,87 euro a fronte di ogni euro guadagnato da un uomo. O 87,3 euro ogni 100 euro guadagnati dagli uomini. E come abbiamo visto, il divario si estende a ogni tipo di contratto e professione, comprendendo anche il settore pensionistico. L'Unione Europea si sta occupando del problema perché, nonostante i principi (e i bei discorsi) sulla necessità di costruire società eque, il divario retributivo in Europa sta al 13 per cento

Perché le donne guadagnano meno?

Le ragioni dietro il divario retributivo di genere non sono difficili da identificare ma sono tutte collegate, come se fosse una intricata rete di pregiudizi e circostanze che danno vita a un sistema penalizzante. Il numero di disuguaglianze che le donne devono affrontare è enorme a partire dall'accesso al lavoro, che continua con i meccanismi di avanzamento di carriera e chiaramente si conclude con le retribuzioni. Esiste, inoltre, una forma di segregazione settoriale per cui circa il 24% del divario retributivo di genere è dovuto alla sovrarappresentazione delle donne in settori relativamente poco retribuiti, come assistenza, sanità e istruzione. Nel 2022, il 28% delle donne nell'UE lavorava part-time, rispetto a solo l'8% di uomini.

C'è poi la discriminazione retributiva: le donne guadagnano meno degli uomini a parità di quantità di lavoro o di ruolo e c'è una quota di lavoro non retribuito. Le donne hanno più ore di lavoro a settimana rispetto agli uomini, ma dedicano più ore al lavoro non retribuito, un fatto che influenza le loro scelte di carriera e di vita (per approfondire): i ruoli di genere e le aspettative spingono le donne a dover "fare tutto", con il risultato di sacrificare i loro sogni di carriera per assolvere ai compiti domestici. È in sostanza molto più probabile che in una dimensione di coppia etero siano le donne a smettere di lavorare per prendersi cura di figli e parenti. 

Il caro, vecchio, infrangibile soffitto di cristallo

La posizione occupata dalle donne nella gerarchia interna alle aziende influenza ovviamente il livello di retribuzione. Per esempio, la professione con le maggiori differenze di retribuzione oraria nell'UE è quella dei/delle dirigenti: le donne ottengono retribuzioni inferiori del 23 per cento rispetto agli uomini. Oltre a essere pagati più delle donne, gli uomini occupano generalmente ruoli più alti e meglio pagati rispetto alle donne.

L'espressione "soffitto di cristallo" è stata inventata nel 1978 dalla consulente e autrice Marilyn Loden. Sta a indicare una barriera invisibile che impedisce alle donne di raggiungere le cariche prestigiose, qualcosa che chiaramente non è regolato da politiche aziendali o leggi, come se fosse un patto silenzioso e segreto che blocca le professioniste nella crescita, lasciando che siano solo gli uomini a occupare i vertici di aziende e istituzioni. 

non solo donne: sul lavoro l'italia perde punti

Solo nel 2024 l’Italia ha perso 8 posizioni nel Global Gender Gap Index del World Economic Forum, calando in soli 12 mesi dal 79esimo posto all'87esimo. Sull'ultimo rapporto Censis si leggono numeri per niente incoraggianti anzi, siamo ultimi in Europa in termini di occupazione: il Prodotto interno lordo dell'Italia restituisce un numero di occupati di 23.878.000 nei primi sei mesi dell’anno, con i posti di lavoro aumentati solo di un milione e mezzo rispetto al 2020, anno della crisi dovuta alla pandemia. La distanza tra il tasso di occupazione italiano e la media europea è di quasi 9 punti (8,9 punti percentuali in meno nel 2023). 

Dal 2014 al 2020 il numero di persone che lavorano in Italia è cresciuto, ma poco: da 216.130 a 295.300 lavoratori/lavoratrici. Si è settato a 259.689 nel 2023E le donne? In Europa negli ultimi cinque anni l’occupazione femminile è aumentata di 2,9 punti percentuali e il divario retributivo di genere è diminuito di 1,5 punti percentuali. Ma non è abbastanza, anzi non è niente.