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Parlare di stipendio non dovrebbe essere un tabù: cosa cambia con la nuova normativa

Parlare di stipendio non dovrebbe essere un tabù: cosa cambia con la nuova normativa
(getty)
Quanto prenderò di stipendio? Quanto prende la mia collega pari grado? La trasparenza salariale è un diritto: ecco come chiederla, uscendo dal tunnel dei sensi di colpa e sindrome dell'impostore
di Eugenia Nicolosi

Le novità sulla trasparenza salariale sono entrate in vigore, in Italia, proprio nel 2026. Le principali tutele e regole introdotte prevedono soprattutto la trasparenza negli annunci di lavoro, che devono indicare fin da subito la retribuzione iniziale o almeno una fascia retributiva.

"Cose che non voglio più sentirmi dire" in quanto donna musulmana che indossa l'hijab

C'è il divieto di indagini sul passato, significa che durante i colloqui non è più possibile chiedere ai candidati e alle candidate informazioni sulle loro retribuzioni precedenti o richiedere le buste paga. Soprattutto c'è il diritto a chiedere informazioni per iscritto al datore di lavoro circa il suo stipendio e circa il proprio livello retributivo medio e quello della categoria (quindi di colleghi e colleghe parigrado), suddiviso per genere.

Stop al silenzio sullo stipendio: le signore ora parlano di soldi

Quanto viene pagato un ruolo come il tuo? Quali criteri determinano uno stipendio? E perché due persone con mansioni simili possono guadagnare cifre diverse? Domande che culturalmente ci hanno insegnato a non porre ma che oggi, grazie a una legge, diventano possibili. La trasparenza salariale è il principio secondo cui le retribuzioni non dovrebbero essere una misteriosa scatola nera, infatti l'obiettivo è rendere chiari i criteri con cui vengono definiti gli stipendi, le fasce retributive e le possibilità di crescita economica all'interno di un'organizzazione.

L'Unione Europea sta accelerando questo cambiamento con una direttiva che punta a ridurre le disparità retributive, in particolare il gender pay gap, introducendo nuovi obblighi per le aziende in materia di trasparenza.

Cosa significa, in pratica? Che un'organizzazione trasparente dovrebbe permettere ai lavoratori e alle lavoratrici di sapere ogni cosa, per capire come funziona il meccanismo che determina il loro stesso stipendio e quello dei capi.

Questo rende più semplice capire se la propria retribuzione è coerente con il ruolo ricoperto e offre basi più solide per discutere della propria crescita professionale.

stop al divide et impera dei capi: parliamone tra noi

La parola chiave "parlare", come in tutte le cose. E non si tratta di fare un confronto con i colleghi ma di chiarirsi rispetto alle proprie paghe e aspettative per essere tutelati, tutelate, come categoria dopo decenni in cui abbiamo vissuto sotto al divide et impera dei capi. Durante un colloquio di lavoro, un incontro di valutazione o una revisione della retribuzione, è possibile fare domande su quale sia la fascia salariale prevista per la propria posizione, su quali siano gli elementi considerati per definire la retribuzione e quali obiettivi o competenze sono necessari per accedere a uno stipendio più alto.

Sono richieste legittime che aiutano a comprendere il funzionamento dell'organizzazione e a pianificare il proprio percorso professionale. E sappiamo che è difficile, perché chiedere ci sembra di venir meno a quella gratitudine che il sistema economico ci ha insegnato a provare (nonostante noi lavoriamo per avere quello stipendio eh).

Che di soldi non si parla, soprattutto le donne, è un dato. In Italia il denaro continua a essere considerato un argomento privato e parlare del proprio stipendio, o anche solo chiedere informazioni sulle retribuzioni, viene spesso percepito come qualcosa di inappropriato, nonostante riguardi un aspetto fondamentale del lavoro e della vita.

Molti temono di apparire troppo interessati al denaro, poco "riconoscenti" o addirittura problematici, ma sono definizioni date appunto da titolari di aziende e società che fingono di non sapere quanto costa la vita oggi. In realtà, chiedere trasparenza significa voler capire come viene valorizzato il proprio contributo, dal momento che quello che andremo a fare è dedicare tempo ed energie a quell'azienda. C'è chi teme che fare domande sullo stipendio possa influenzare negativamente la relazione con il proprio responsabile o compromettere future opportunità. E in tal senso l'assenza di riferimenti tra colleghi e colleghe ha determinato una paura collettiva totale di parlare di soldi,

l'importanza di chiedere la trasparenza salariale

Quando nessuno affronta il tema delle retribuzioni, è difficile capire cosa sia lecito chiedere: il silenzio è diventato la norma e ormai contribuisce a mantenere fin troppo opaco un sistema che, invece, dovrebbe essere comprensibile. La trasparenza salariale non elimina automaticamente le differenze di stipendio, ma rende possibile comprenderle e, quando necessario, contestarle se non sono giustificate (ed ecco perché é importante parlarne).

Per le aziende significa assumersi le proprie responsabilità, per le lavoratrici e i lavoratori significa poter prendere decisioni più informate, negoziare con consapevolezza e conoscere, oltre che i propri diritti, il valore economico del proprio ruolo. Quando le informazioni sugli stipendi sono completamente oscure e misteriose, chi lavora ha pochi se non zero strumenti per capire se viene retribuito correttamente o se esistono disparità (e spesso esistono). Ci lamentiamo del costo della vita e del mercato del lavoro, ora abbiamo l'opportunità di avviare un processo di cambiamento iniziando da una domanda posta nel pieno della legittimità