Promotion burnout: il nuovo esaurimento che colpisce chi vuole fare carriera
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Il promotion burnout è una forma di esaurimento psicofisico che non è legata al troppo lavoro in sé, come il classico burnout, ma alla pressione di dover sempre dimostrare di meritare quel ruolo o il prossimo avanzamento. E sta emergendo come un pattern sempre più evidente, soprattutto tra le donne.
Non bastava il burnout semplice, risultato di orari impossibili, straordinari, carichi di lavoro insostenibili a fronte di nessuna garanzia né stabilità. Oggi sempre più persone si esauriscono inseguendo una promozione che sembra non arrivare mai e sperimentano quello che negli ambienti della psicologia del lavoro viene sempre più spesso descritto come promotion burnout: la stanchezza cronica provocata dalla necessità di dimostrare continuamente di meritare il livello successivo della carriera.
quando la carriera diventa una dimostrazione permanente
Le donne sono tra le più esposte e non perché siano meno resistenti allo stress, ma perché, ancora oggi, la loro crescita professionale è spesso distinta da percorsi più complicati oltre che lunghi e dal continuo bisogno di confermare competenze che, ai colleghi uomini, vengono riconosciute praticamente nell'immediato.
Per ottenere la stessa promozione, molte finiscono per lavorare di più, rinunciare a momenti di riposo, accettare più responsabilità e rendersi sempre disponibili, fino a trasformare la propria carriera in una prova permanente. Ed è logorante. La promozione infatti non arriva perché si è svolto bene il proprio lavoro, ma diventa il premio per aver dimostrato abnegazione totale e disponibilità illimitata: rispondere alle email la sera, rinunciare alle ferie e lavorare mentre tutti sono in vacanza, prendere in carico progetti extra, coprire i vuoti lasciati dall'organizzazione.
Più si dimostra di poter reggere, più il sistema chiede alle persone - non solo alle donne - di reggere ancora e ancora. La psicologia organizzativa descrive questo fenomeno come una combinazione di overperformance, perfezionismo e ricerca di legittimazione. Ma niente di tutto ciò dipende dalle persone: tutto ciò dipende da un mercato del lavoro ipercompetitivo e in cui le aziende sono le prime beneficiarie di questa guerra tra colleghi, colleghe, per ottenere stabilità e riconoscimenti.
la competizione tra colleghi è diventata un metodo di gestione
A differenza del burnout tradizionale, quello legato all'autopromozione nasce dalla convinzione che ogni errore possa compromettere la possibilità di crescere professionalmente grazie a un senso costante di precarietà, altra cosa di cui le aziende beneficiano e alle circostanze attuali, in cui la competizione è diventata un modello di gestione del personale, "così si spronano a vicenda".
Negli ultimi decenni molte aziende hanno progressivamente sostituito percorsi di carriera prevedibili con sistemi di valutazione che non finiscono mai che significa lavorare secondo obiettivi che cambiano continuamente e performance che vengono confrontate in tempo reale, mentre i bonus e le promozioni disponibili sono pochissime, quindi ambitissimi.
Insomma non basta lavorare bene: bisogna distinguersi costantemente dagli altri e dalle altre, in questo modello in cui la competizione diventa una risorsa economica e gestionale: se dieci persone si contendono una sola promozione, tutte tenderanno a lavorare più del necessario nella speranza di essere scelte. L'impresa ottiene così un aumento della produttività senza dover aumentare stipendi o organici.
il promotion burnout è utile a spezzare questa catena
E le donne pagano un prezzo ancora più alto perché questa corsa si somma al carico mentale e di cura: l'organizzazione della vita familiare, della casa, dei figli o dell'assistenza ai parenti continua a gravare in misura maggiore su di loro, così la giornata lavorativa non finisce con la chiusura del computer, ma prosegue in una seconda e spesso terza giornata "invisibile".
Ora, la soluzione non può essere affidata alla resilienza individuale o ai corsi sulla gestione dello stress, perchè se il problema nasce da un'organizzazione del lavoro fondata sulla competizione permanente, ed è così, è lì che va affrontato. Percorsi di carriera trasparenti, criteri di promozione chiari, valutazioni meno arbitrarie, carichi di lavoro sostenibili e una distribuzione più equa delle responsabilità rappresentano interventi molto più efficaci di qualsiasi webinar sul benessere aziendale.
Cosa sta cambiando (lentamente): sempre più ricerche in ambito di Organizational Psychology e diversity management stanno evidenziando il problema e come si ripercuote, alla lunga, sulle aziende stesse. Ma siamo ancora nella fase in cui il fenomeno viene nominato. Il che, nel mondo del lavoro di oggi, è già metà della battaglia.
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