Le microaggressioni non sono una cosa "micro" (e non sempre le riconosciamo)
Il prefisso "micro" non descrive la qualità né l’impatto di queste vere e proprie aggressioni ma il modo subdolo con cui avvengono, rendendole difficili da riconoscere, identificare e dimostrare.
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Che cosa sono le microaggressioni? Sono piccoli gesti o piccole frasi che molte persone subiscono. Frasi come "parli benissimo italiano", detto a una persona nera, oppure "non si vede che sei gay/lesbica" a una persona gay o lesbica e l'evergreen "fammi un sorriso", "dovresti sorridere di più", detto a una ragazza, donna. E mentre le persone che hanno lanciato queste granate verbali potrebbero non vederne il danno, l’impatto di queste frasi può essere avvertito per settimane, anni o addirittura decenni non solo da chi le riceve ma dall'intera comunità che rappresenta.
di che parliamo quando parliamo di microaggressioni
Le microaggressioni sono offese o insulti deliberati o non intenzionali che feriscono la vittima con parole sminuenti o comportamenti evitanti: le microaggressioni intenzionali comprendono un linguaggio offensivo, come afferrare o spostare la propria borsa quando si incrocia sul marciapiede un tipo specifico di persona ma anche pubblicare sui social, per esempio, meme o contenuti offensivi. La definizione standard di microaggressione è "insulto verbale o non verbale che colpisce un individuo che potrebbe identificarsi come appartenente a una comunità emarginata o non tradizionale". Ma una microaggressione può anche presentarsi sotto forma di una presa di posizione rispetto alle richieste di diritti di un gruppo di persone o come la volontà di silenziare o non confrontarsi con un gruppo di persone.
Il termine microaggressions è stato usato per la prima volta intorno al 1970 dallo psichiatra di Harvard, il dottor Chester Pierce, per descrivere gli insulti e i licenziamenti regolari di persone nere. Credeva che queste esperienze potessero avere un impatto sulla salute mentale e fisica di quelle persone e nel tempo anche su quella dell'intera comunità nera. Anni dopo, Derald Wing Sue, professore di psicologia della Columbia University avrebbe esaminato le microaggressioni più da vicino e le avrebbe classificate per esaminare anche il modo in cui le microaggressioni influenzano i gruppi religiosi, le identità di genere, le persone con disabilità e le persone Lgbt+..
Tipi e forme di microaggressioni
Le microaggressioni possono essere intenzionali o non intenzionali. Indipendentemente dalle intenzioni, queste parole o azioni sono spesso radicate in pregiudizi impliciti, ovvero atteggiamenti e credenze che esistono al di fuori della nostra consapevolezza e controllo. Si tratta di convinzioni basate su stereotipi legati alla loro etnia, età, sesso o orientamento sessuale che a loro volta nascono dall'educazione che si riceve in famiglia, dai media che consumiamo, dalle persone che frequentiamo. Le microaggressioni sono in realtà abbastanza comuni e chi le commette non capisce quanto possa essere grave il suo atteggiamento. Per esempio la persona che racconta una barzelletta che prende di mira un gruppo di persone dallo stereotipo che le riguarda risponderà con "stavo scherzando". Ma intanto veicola pregiudizi, manifestandoli in una interazione che per lui - o lei - è giocosa. Di fatto dà vita a un altro tipo di microaggressione che si chiama "microinvalidazione": avviene quando qualcuno tenta di screditare o minimizzare le esperienze di una persona che appartiene a un gruppo.
azioni subdole, difficili da dimostrare
Esempi pratici delle microaggressioni possono essere anche presumere che la donna con il camice sia una infermiera e non il medico o chiedere a una persona nera da dove viene davvero, dopo che risponde di venire dall'Italia. Le cause alla base delle microaggressioni sono varie, non esiste una risposta semplice perché molti dei tipi di pregiudizi sono in parte il risultato di secoli di razzismo sistemico e di stereotipi che persistono ancora oggi. Oggi che continuamente, tramite pubblicità e film, assistiamo a rappresentazioni stereotipate di donne, persone nere, persone disabili, persone Lgbt+.
I microinsulti sono la forma più subdola delle microaggressioni perché sono commenti apparentemente innocui che però contengono un significato nascosto. Si tratta di commenti velatamente scortesi che mancano sottilmente di rispetto alla persona che li riceve. Vengono usati per allontanare quella persona dalla cerchia, per sottometterla alla propria leadership e per minimizzare la sua esperienza. Ma le microaggressioni non devono essere verbali per essere offensive. Come anticipato, possono essere azioni o posture (esiste il linguaggio del corpo). Per esempio alzare gli occhi al cielo quando qualcuno dice di sentirsi offeso o offesa, ordinare del cibo e non considerare le preferenze alimentari della nostra amica vegana o celiaca o, sul lavoro, permettere solo a determinate persone di lavorare su progetti ad alta visibilità. Pur essendo dannose, l’intento della microaggressione non è sempre quello di nuocere: in altre parole, le persone non necessariamente sanno che le loro parole e azioni feriscono (anche se ci sono alcune persone che sono pienamente consapevoli di ciò che stanno facendo e dicendo).
Ma se qualcuno non è consapevole (e lo si verifica ammettendo di sentirsi offese o offesi, vedendo la sua reazione) del modo in cui le sue parole o il suo comportamento impattano sulla persona che ha appena offeso val la pena farglielo sapere: è il primo passo per educarlo o educarla.
L'impatto delle microaggressioni sulla salute mentale
L'Istituto Beck di psicoterapia scrive "Le microaggressioni possono essere così pervasive e automatiche nelle interazioni quotidiane da essere considerate innocenti o innocue da chi le agisce: No, ma io scherzavo, Dai, non offenderti!, Oh, ma quanto sei sensibile, Non si può dire più nulla. La ricerca ha dimostrato che subire le microaggressioni può danneggiare la salute mentale delle persone e generare stress cronico, depressione, ansia e riduzione dell’autostima". Le microaggressioni fanno sì che chi le riceve sperimenti esclusione, minimizzazione, delegittimazione. Rendono più evidenti le differenze di potere e di privilegio e perpetuano gli stereotipi. Inoltre la persona che riceve una microaggressione spesso si domanda se sia sicuro, per lei, reagire: se rispondo, la mia incolumità è in pericolo? La persona si metterà sulla difensiva e ciò porterà a una discussione? Se rispondo, in che modo ciò influenzerà il mio rapporto con questa persona? Se non rispondo, mi pentirò di non aver detto qualcosa? Le microaggressioni possono compromettere eccome la salute, tanto è vero che sono state definite come "morte per mille piccoli tagli" e possono portare a ipertensione, depressione, problemi del sonno, disturbi da uso di sostanze, disturbi alimentari e disturbo da stress post-traumatico.
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