Amicizia e age gap: la differenza di età che fa bene ai rapporti
Condividi su
Grazie al fatto che a scuola veniamo suddivisi per età, la maggior parte di noi introietta l'idea che amici e amiche debbano essere della stessa, propria, generazione. E per esempio si stupiscono quando, se la vita mette loro nelle condizioni di frequentare persone con le quali c'è un "age gap" (scarto di età), nasce un rapporto di amicizia. In realtà, secondo molte, molte, molte ricerche, avere legami con persone significativamente più grandi o significamente più giovani ha solo dei benefici.
L'AGE GAP TRA AMICI E AMICHE
Tra questi, lo sviluppo dell'intelletto: va da sé che le persone più giovani beneficino della saggezza e dell'esperienza di vita di chi è più adulto di loro. Ma anche chi ha più esperienza e saggezza ha solo da guadagnare dall'esposizione alle ambizioni e ai sogni di chi è più giovane. Esistono molte ricerche, portate avanti da diversi atenei Universitari, proprio sui vantaggi dell'age gap tra amici e amiche. Anche una ricerca svolta insieme al programma Big Brother Big Sister, i programmi di tutoraggio intergenerazionale, e persino uno studio sulla felicità a cura dell'Università di Harvard (durato 70 anni), seppure lateralmete, evidenziano i benefici della differenza di età nelle relazioni.
Quarant’anni fa un professore della Cornell University e psicologo infantile (Urie Bronfenbrenner) disse che "Ogni bambino ha bisogno di almeno un adulto che sia irrazionalmente pazzo (di lui)”: la natura dei benefici che un mentore adulto e premuroso ha sul benessere di bambini è stata indagata studio dopo studio, ricerca dopo ricerca, così come la modalità con cui si sviluppano le relazioni di tipo amicale (o anche romantico). Tra questi studi, dicevamo, quello a cura del polo universitario di Berkeley è iniziato negli anni Ottanta.
Il gruppo di tutoraggio Big Brothers Big Sisters of America ha lavorato con 70mila ragazzini per circa 18 mesi mentre ne sono stati monitorati altri 30mila senza tutor. Il gruppo di ricerca ha registrato una differenza che ha definito "sconcertante": il 46 per cento in più tra quelli cresciuti senza tutor hanno fatto uso di droghe, il 50 per cento ha abbandato la scuola e il 33 per cento ha assunto comportamenti violenti. La conclusione era inevitabile: i rapporti con gli adulti contano eccome nella vita dei giovani.
age gap e funzioni cerebrali
Avere amici di generazioni diverse rende le persone più elastiche mentalmente. Come? Offrendo una prospettiva molto più ampia rispetto all'analisi di qualunque argomento, momenti difficili compresi. Uno studio suggerisce che il vantaggio va in entrambe le direzioni: il 61 per cento di chi ha amici molto più grandi afferma che grazie a questi rapporti riescono a vedere le cose attraverso altre prospettive. E il 54 per cento di chi ha un amico o un'amica significativamente più giovane ha detto la stessa cosa. Circa la stessa percentuale di entrambi i gruppi (rispettivamente 37 e 38%) afferma che le loro amicizie li aiutano ad apprezzare di più le esperienze quotidiane.
Dunque cosa guadagnano i più grandi dalla relazione con i giovani? Una risposta efficace arriva dall’Harvard Study of Adult Development che ha iniziato a monitorare oltre 700 uomini nel 1938 e continua ancora oggi. Tra i risultati dello studio, uno supera tutti gli altri: le relazioni sono l'ingrediente fondamentale del benessere, in particolare con l'avanzare dell'età. Lo psichiatra che ha curato lo studio di Harvard, George Vaillant, ha condotto questo studio per oltre tre decenni per scrivere poi un libro Aging Well.
Vaillant mette in luce l'importanza non solo dei legami con partner e colleghi, ma dei legami intergenerazionali, nei quali cioè, c'è uno scarto di età abbastanza ampio da considerare le persone coinvolte come appartenenti a generazioni diverse: è emerso che le persone più grandi che hanno rapporti di amicizia o legami con persone più giovani hanno tre volte più probabilità di essere felici rispetto a chi non ne ha.
Una ricerca della Washington University di St. Louis e della Johns Hopkins University School of Medicine mostra che anche il volontariato intergenerazionale è positivo per la salute mentale e fisica delle persone anziane, ma anche che, dopo sei mesi di tutoraggio agli studenti, negli adulti più grandi erano migliorate funzioni cerebrali e cognitive.
stereotipi sull'amicizia (e sulle persone)
Se queste connessioni sono così importanti per tutti i soggetti coinvolti, perché c'è ancora resistenza rispetto alla costruzione di amicizie tra persone di età differenti?
La risposta sta nella solita vasta gamma di cambiamenti e stereotipi sociali che ci hanno condizionato nel corso dell’ultimo secolo: il riconoscimento dell’infanzia come una fase distinta della vita, le innovazioni sociali come il diritto all’istruzione, la propaganda sulla denatalità, i meme sui boomer che non sanno usare la tecnologia e la funzione di nonne e nonni, in generale la costruzione di ruoli predefiniti (sempre parlando della figura dei nonni). Sono tutti costrutti sociali e culturali che hanno iniziato a ostacolare in qualche modo la nascita di legami tra generazioni diverse e a seminare preconcetti in tutte e tutti noi.
Tutti noi, non importa quanto pensiamo di essere di mentalità aperta, siamo soggetti a pregiudizi impliciti e se non è sempre facile liberarsene completamente è sempre possibile ridurli.
Abbiamo già scritto quanto può essere utile e benefico trascorrere del tempo con persone diverse ogni giorno, possiamo aggiungere che utilità e benefici si moltiplicano diversificando le persone con le quali trascorriamo del tempo. Chi ha una mente aperta tiene aperta anche la porta.
Condividi su