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Fenomeno "friendflation": care amiche, quando ci costa questa amicizia vedendoci al bar

Fenomeno friendflation: care amiche, quando ci costa questa amicizia vedendoci al bar
(getty)
Con la parola "friendflation" ci si riferisce al costo della socialità e delle amicizie che è inesorabilmente aumentato: vedere gli amici ormai significa mangiare fuori, prendere aperitivi, viaggiare o comprare esperienze da fare insieme.
di Eugenia Nicolosi

Avere una rete di amici e amiche è una ricchezza e fa benissimo: è uno dei fattori che più contribuiscono al benessere psicologico e alla qualità della vita. Ma diciamocelo, coltivare un'amicizia è diventato anche un impegno economico.

Elisa, "le serate ai Murazzi con i Subsonica e le passeggiate notturne"

È da questa constatazione che nasce il termine friendflation, una parola coniata negli Stati Uniti dall'unione di friendship (amicizia) e inflation (inflazione).

parliamo di "friendflation": l'inflazione del costo delle amicizie

Il concetto descrive un fenomeno ormai riconoscibile in molti Paesi e si riferisce al costo della socialità che è aumentato e, per molte persone, vedere gli amici significa approntare una spesa ben superiore rispetto al passato. Non si tratta dell'aumento dei prezzi di pizze, birre e cocktail dovuto all'inflazione, non solo e non precisamente: la friendflation riguarda soprattutto il modo in cui sono cambiate le abitudini sociali.

Se fino a qualche anno fa era normale trascorrere il tempo insieme con una passeggiata, una serata in casa o un caffè al bar, oggi gli incontri sono spesso associati ad attività che comportano una spesa: aperitivi, brunch, cene al ristorante, concerti, festival, weekend fuori porta, viaggi di gruppo o eventi organizzati perché diversamente, se non pianifichiamo, non ci vedremmo mai.

A queste uscite si aggiungono le spese legate alle diverse tappe della vita adulta, come compleanni, matrimoni, brindisi vari, addii al celibato e al nubilato, battesimi, lauree e regali. La friendflation si inserisce in un contesto economico complesso e di cui parliamo abbastanza spesso: negli ultimi anni il costo della vita è aumentato in molti Paesi, mentre gli stipendi reali no. Infatti in diversi casi, i redditi delle persone non hanno seguito lo stesso ritmo del costo delle "cose", e per cose intendiamo tutte le cose: affitti, mutui, bollette e beni essenziali assorbono una quota crescente del reddito disponibile, lasciando meno margine per le spese considerate discrezionali tra cui il tempo libero e la socialità.

Di conseguenza, molte persone si trovano a fare una scelta che fino a poco tempo fa era insolita: rinunciare a un invito non perché manchi il tempo o la voglia, ma perché il budget non consente di partecipare.

Il ruolo dei social network nel costo del "vedersi con gli amici"

Secondo molti osservatori, i social media hanno contribuito ad amplificare il fenomeno perché per esempio su piattaforme come Instagram o TikTok le amicizie vengono spesso raccontate attraverso esperienze condivise: vacanze, cene in locali alla moda, eventi esclusivi o attività particolarmente scenografiche e instagrammabili.

Questa esposizione continua può creare la percezione che una vita sociale normale debba essere ricca di esperienze e le esperienze sono costose. Non partecipare significa, talvolta, avere la sensazione di restare esclusi non solo da un evento, ma anche dalla narrazione collettiva del proprio gruppo di amici.

Naturalmente, ci teniamo a dirlo, non sono i social a creare la friendflation, ma possono contribuire ad alimentare aspettative sempre più alte su come dovrebbe essere vissuta un'amicizia. Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani adulti, spesso alle prese con stipendi contenuti, lavori precari e il perenne scontro con i prezzi di uno spritz che nelle grandi città è esagerato. Ma la friendflation coinvolge anche chi ha superato i trent'anni, i quaranta e i cinquanta.

Il rischio di trasformare l'amicizia in un consumo

Uno degli aspetti più discussi - politicamente - della friendflation è il cambiamento culturale che porta con sé: l'incontro con amici e amiche non è più soltanto un momento di condivisione, ma "deve" coincidere con un'esperienza da comprare o noleggiare. Il rischio è che la qualità delle relazioni finisca per essere misurata dalla frequenza delle uscite o dal valore economico delle attività svolte ("con tizia ho fatto la Spa"), anziché dal tempo di qualità trascorso insieme, magari chiacchierando a fondo.

Di fronte all'aumento dei costi, molte persone stanno cercando modi diversi per mantenere vive le proprie amicizie anche diffondendo l'idea di cene organizzate in casa, passeggiate e serate dedicate ai giochi da tavolo: attività che permettono di stare insieme senza incidere sul bilancio di ciascuno. La fortuna diciamo sta nel poter parlare di soldi, infatti in alcuni gruppi di amici cresce la consapevolezza che non tutti possono sostenere le stesse spese e che proporre alternative accessibili è un modo per rendere la socialità più inclusiva.  Diciamo che preservare il valore dell'amicizia è più importante delle cose che si fanno insieme a quell'amica, a quell'amico.