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Giustizia mestruale Aggiornato il: 4 minuti di lettura

#StopTamponTax, della petizione parla la firmataria ed economista Azzurra Rinaldi: “Dobbiamo andare nella direzione di includere” 

Azzurra Rinaldi contro la tampon tax
Azzurra Rinaldi contro la tampon tax  (instagram di azzurra rinaldi)
Dopo il rialzo della tassa sugli assorbenti da parte del governo, Onde Rosa e Coop hanno rilanciato la petizione #StopTamponTax, per porre fine alla discriminazione e all'ingiustizia sociale perpetrata nei confronti della donne. Azzurra Rinaldi, firmataria della petizione ed esperta economista, ci parla della necessità di porre fine alla "povertà mestruale" e le conseguenze che questa sta esercitando sulla società attuale.
di Redazione

La petizione #StopTamponTax

La petizione #StopTamponTax (“Il ciclo è ANCORA un lusso!”) ha finalmente superato le 750mila firme, ma “ancora” non basta. L’obiettivo della petizione lanciata su Change.org, infatti, era stato inizialmente raggiunto con il traguardo delle 683mila firme, durante il 2023. Come conseguenza, il Governo aveva abbassato l’IVA sugli assorbenti, passata dal 22% (la stessa dei prodotti di lusso) al 5%. Tuttavia, successivamente, il Governo ha deciso di rialzare nuovamente l’aliquota al 10%; una discriminazione di genere e un’ingiustizia sociale che gioca sulla pelle delle donne e che ha portato al rilancio, su Change.org, della petizione inizialmente creata dal collettivo Onde Rosa e poi sostenuta e diffusa da Coop

Ciclo mestruale: che cos'è la tampon tax?

Dell’importanza di questa battaglia, delle conseguenze di questa ingiustizia e di cosa possiamo fare per contrastarla: ne abbiamo parlato con l’economista Azzurra Rinaldi, la cui lente sul mondo ci spiega con chiarezza e lucidità quanto sia necessario arrivare a un milione di firme.  

Quali sono le conseguenze della tampon tax sull’economia personale delle persone con mestruazioni? 

Secondo la Banca Mondiale, nel mondo sono 500 milioni le persone che non riescono ad accedere a prodotti mestruali. È ovvio che parliamo di ‘period poverty’ quindi di povertà mestruale, che è peggiorata nel corso degli ultimi anni a causa della spinta inflazionistica seguita all'invasione russa in Ucraina e con tutto quello che poi ne ha conseguito. Diciamo che nel 2024, il fatto che delle persone non riescono ad accedere a dei prodotti necessari per la loro vita quotidiana va ben oltre il dato economico, è proprio un dato di sviluppo; qui stiamo parlando, ad esempio, del 21% di persone nel Regno Unito che è in condizione di povertà mestruale. Dunque non riguarda soltanto i paesi emergenti, e questo non vuol dire niente perché non dovrebbe succedere nemmeno nei paesi emergenti, ma riguarda anche i paesi cosiddetti ricchi. Questi sono dati che ci aiutano a capire che qui c'è un problema e finché ci rifiutiamo di vederlo, ci rifiutiamo di affrontarlo e quindi di trovare una soluzione.

"Non possiamo ignorare che il mercato del lavoro è stato pensato da uomini ed è, diciamo così, tagliato su misura per gli uomini"

Quanto è davvero vantaggioso per lo Stato mantenere la tampon tax? 

Non c'è un vantaggio per lo Stato perché lo Stato non guadagna dalla Tampon Tax, anzi lo Stato ci mette dei soldi, quindi, sono delle uscite in voce di bilancio. Il tema qui è: può uno Stato permettersi di elaborare delle scelte di politica economica che non sono eque? Può un paese spendere 4,6 miliardi in difesa militare e non trovare i fondi invece per la Tampon Tax? Questo è il vero tema. Quando parliamo di bilancio dello Stato e molte persone ci dicono: ‘Questa cosa non si può fare perché i soldi non ci sono’, resto sempre molto perplessa perché chi legge gli Excel del bilancio dello Stato sa che il tema non è che i soldi non ci sono, ma che i soldi vengono spesi diversamente, si fa cioè una scelta diversa su come utilizzarli. E molto spesso questa scelta non va purtroppo a favore delle categorie che ne avrebbero più bisogno. 

#StopTamponTax con Coop e Azzurra Rinaldi
#StopTamponTax con Coop e Azzurra Rinaldi  (getty images)

La tampon tax è direttamente collegata alla period poverty: chi ne è maggiormente penalizzato? 

Questa terza domanda si ricollega un po' alla risposta che ho già dato nella prima. Period poverty purtroppo si interseca nel caso delle donne, ma anche nel caso in generale delle persone che affrontano una serie di discriminazioni anche sul mercato del lavoro. Ma restiamo sulle donne.  

Dal momento che sappiamo che in tutto il mondo abbiamo un tema di discriminazione delle donne nell’accesso al mercato del lavoro, di permanenza al lavoro delle donne soprattutto in concomitanza con la maternità; sappiamo che in tutto il mondo non c'è nemmeno un Paese che abbia raggiunto la piena parità salariale fra uomini e donne a parità di competenze, di mansione, di anzianità.  

Sapendo ciò, è ovvio che il fatto di essere costrette a sostenere spese di cui non si può fare a meno se si vuole avere una vita sociale normale va a incidere purtroppo proprio sulle persone che hanno redditi più bassi e che si trovano oltretutto in condizioni di crisi economica, che sono quelle che noi sperimentiamo in maniera, devo dire, quasi continuativa (se pensiamo 2008-2009 e poi il Covid e poi l'invasione in Ucraina e poi l'inflazione, i tassi di interesse che sono alzati dalle banche centrali). 

Ecco, purtroppo la crisi si accanisce sulle persone più fragili. Allora questo diventa ulteriormente un problema ma è un problema di cui le istituzioni si devono fare carico perché il ruolo dello Stato, a partire dai principi di giustizia sociale, è proprio quello di intervenire sulle iniquità. Quindi, uno Stato che non interviene sulle iniquità in realtà sta proprio venendo meno alla sua stessa ragione d'essere.  

Se questo è un primo grande passo contro la period poverty, quali altri step dovremo affrontare per contrastare il fenomeno? 

Questo è un primo grande passo contro la period poverty. Coop dà un bel segnale nel senso che è un soggetto grande, importante che si espone in prima linea e prende anche delle decisioni in termini di politiche di prezzo che vanno in questa direzione. Gli altri passi da affrontare sarebbero quelli, una volta e per tutte, di vedere i corpi delle donne e non di continuare a vederli in maniera sessualizzata come abbiamo fatto fino adesso ma di considerare che le donne hanno corpi diversi rispetto agli uomini. Penso, ad esempio, alla Spagna che ha recentemente varato la normativa sul congedo per dolori mestruali. 

Coop e Azzurra Rinaldi contro la Tampon Tax per eliminare la Period Poverty
Coop e Azzurra Rinaldi contro la Tampon Tax per eliminare la Period Poverty  (getty images)
Non possiamo ignorare che il mercato del lavoro è stato pensato da uomini ed è, diciamo così, tagliato su misura per gli uomini, non include e non ingloba le peculiarità del corpo femminile, che è un corpo diverso; questo è vero per le mestruazioni ed è ovviamente vero anche per la menopausa. Tutto questo non viene visto e questa è una follia, peraltro, ci sono molti studi che dimostrano che non prendersi in carico questi temi in realtà è non solo poco etico, anzi manca totalmente di eticità, ma è anche sciocco da un punto di vista meramente produttivo perché la verità è che comunque c'è un differenziale di produttività che può essere gestito nella maniera che è più efficace proprio per l'azienda. Ripeto, però: il tema qui non sono tanto le aziende, ma le istituzioni. 

Perché sei firmataria di questa iniziativa e come convincere le persone a cogliere l’importanza della petizione? 

Sono firmataria di questa petizione, sono firmataria convinta di questa petizione perché il nostro Paese ha bisogno di intraprendere una serie di cambiamenti culturali, fra cui questo. Spero che le persone riescano a capire che non è una questione secondaria. 

"Uno Stato che non interviene sulle iniquità in realtà sta proprio venendo meno alla sua stessa ragione d'essere"

Noi siamo abituati a mettere le questioni che riguardano le donne in secondo piano, quando si parla di donne viene sempre fuori che c'è ben altro, sono ben altri i problemi e ben altro il tema principale da affrontare. Tuttavia, se li mettiamo insieme, tutti questi temi fanno la differenza nella vita delle persone e pensiamo che comunque parlando di donne, non parliamo di una comunità marginalizzata, che pure deve essere presa in considerazione e curata, ma parliamo della maggioranza della popolazione nazionale e globale. Ecco, io spero che si capisca che dobbiamo andare nella direzione, veramente e al netto della retorica, di includere e non di escludere.