Se ti dicono che sei "troppo giovane" per essere gay
Un'indagine su 140mila persone Lgbtq+ provenienti da tutta Europa ci rivela che erano consapevoli del proprio orientamento già attorno ai 14 anni.
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"Non riesco a tenere il conto di tutte le volte che mi hanno detto che non posso sapere di essere gay perché ho solo 13 anni. Mi dicono che sono confuso (o che è una fase) e mi starebbe anche bene se dicessero così anche ai miei compagni di classe eterosessuali, quando dicono che a loro piacciono le ragazze". Questo articolo nasce dal post di un giovane, ma non troppo giovane per sapere cosa gli piace, instagrammer che si lamenta di qualcosa di cui si lamentano spesso moltissime persone che, giovanissime, fanno coming out: la minimizzazione del loro fare coming out da gay, lesbiche, bisessuali, pansessuali, aromantici o asessuali. Insomma, quando dicono che il loro orientamento sessuale non è etero si sentono rispondere che "sono troppo giovani per saperlo" (non linkiamo l'account perché tecnicamente chi ha sotto i 16 anni non dovrebbe avere un account social, ma vabbè).
L'età giusta per sapere di essere gay (o lesbica, o Bi, o Pan)
A che età l'hai scoperto? È una domanda tipica di chi ascolta un coming out. La maggior parte delle persone infatti fa una specie di calcolo mentale del tempo che passa tra il momento in cui qualcuno scopre di non essere etero e il momento in cui ha deciso di dirlo a loro. Premesso che siamo davanti al primo cortocircuito (per quale ragione se qualcuno non è eterosessuale ci si aspetta che lo dica?) alcuni ragazzi dicono che sapevano di essere gay quando andavano alle scuole elementari ma non lo dicevano a nessuno perché non avevano ancora imparato la ridicola regola non scritta che prevede che lo facciano.
Le storie di coming out della comunità Lgbtq+ sono un riflesso diretto della società in cui abitano: diamo quindi un'occhiata a come trattiamo i bambini e bambine e alle ipotesi che creiamo sulla loro sessualità prima ancora che loro imparino a parlare. Ma soprattutto, identifichiamo i modi per creare un ambiente più sicuro e inclusivo per tutti.
mamma sono gay
L'autocategorizzazione rispetto allla propria identità di genere (sono "maschio", sono "femmina") si sviluppa tipicamente nella prima infanzia. Molti bambini e molte bambine verbalizzano per la prima volta la propria identità di genere già tra i 18 ei 24 mesi. In uno (raro) studio su bambini transgender di età compresa tra 3 e 5 anni, si scopre che hanno la stessa probabilità di autocategorizzarsi dei bambini e delle bambine cisgender (quando identità di genere e genitali coincidono).
Rispetto all'orientamento sessuale invece, ancor prima dell'autocategorizzazione la maggior parte dei sistemi legali, sanitari e sociali assumono etichette di identità di genere del feto e del neonato o della neonata basate solo sull'aspetto dei genitali esterni. E infatti uno dei problemi principali con il monitoraggio del momento in cui i bambini o le bambine iniziano a identificarsi come gay o lesbiche è che la maggior parte delle persone presume che tutti i bambini e tutte le bambine siano eterosessuali, li trattano da eterosessuali e quindi anche loro tendono ad assumere di esserlo. A questo si aggiunga che per quanto genitori e scuole possano essere consapevoli dell'esistenza e della legittimità di più orientamenti sessuali riconoscono la queerness come qualcosa di inerente al sesso, all'erotismo e all'adultità, Ovviamente secondo questa logica, tutto ciò che riguarda la comunità Lgbtq+ resta afferente alla vita adutla. Per questo non c'è difficoltà a sentire un bambino di otto anni dire che si è innamorato della compagna di banco ma c'è difficoltà eccome quando uno che ha la stessa età dice di essersi preso una cotta per il compagnetto.
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non esiste l'ètà giusta per saperlo
Neodemos, un foro indipendente di osservazione demografica, spiega che nel contesto europeo i dati a disposizione sulla popolazione LGBT+ sono molto limitati, in particolare quelli italiani. Fa eccezione l’indagine “EU LGBTI Survey II” promossa da FRA – “European Union Agency for fundamental rights” che ha intervistato circa 140mila persone Lgbtq+ di almeno 15 anni da tutta Europa e 9.640 in Italia: in tutti i Paesi europei, in media, le persone diventano consapevoli della propria identità poco dopo i 14 anni e mezzo, dato che è in linea con quello italiano (dove la media è pari a 14,67 anni).
I ragazzi gay in media sono i primi a scoprire il proprio orientamento: accade intorno ai 13 anni e mezzo, mentre le persone bisessuali sono tra le ultime, poco dopo i 16 anni. "A prescindere dalle differenze tra i vari orientamenti sessuali è interessante notare - scrive ancora il sito di analisi demografica - come la media per tutti i paesi europei e per tutti gli orientamenti sessuali sia ampiamente sotto i 18 anni. Tale evidenza, dunque, sembra comprovare il fatto che le persone gay, lesbiche, bisessuali italiane, a prescindere dall’età e da qualsiasi altro tipo di caratteristica personale, si sono rese conto della propria sessualità molto presto, già intorno ai 15 anni, quando avevano da poco iniziato a frequentare le scuole superiori.
La realtà è che molti ragazzi sanno di essere gay prima di quanto ci si potrebbe aspettare, anche alle elementari. Secondo uno studio condotto da un'altra piattaforma di analisi e consulenza, Gallup, nel 2020, il 5,6 per cento della popolazione mondiale si identificava come Lgbtq+. Tuttavia, una volta raggiunta la scuola superiore, una parte significativa di questo 5 per cento aveva capito la propria sessualità.
Uno studio della San Diego State University ha intervistato migliaia di giovani in tutta la nazione. Hanno scoperto che l’1 per cento dei bambini di età compresa tra 9 e 10 anni si identifica come gay, bisessuale o transgender.
Abbiamo capito quindi che la gran parte dei bambini e delle bambine gay e lesbiche si identifichino come tali già alle elementari, l’età in cui la maggior parte di loro lo dichiara coincide con quella del picco ormonale Il che significa che è variabile a seconda dell'individuo. Non esiste un meccanismo diverso per le persone eterosessuali e pensiamo che molte persone scoprono - rivendicano - il loro orientamento sessuale anche a sessanta o settant'anni. Persone che, in alcuni casi, non sapevano che essere gay o lesbiche fosse un’opzione perché la società in cui hanno vissuto non gliela presentava. Per molte di loro questo ha significato tenere nascosta una parte importante di loro, anche sposandosi e avendo figli.
"Prima non c'erano tutte queste persone queer"
La società contemporanea spesso tende a prendersi come universale, dimentica la storia, dimentica le altre culture e soprattutto finge che le persone siano etero finché, a un certo punto fanno coming out. La sociologia contemporanea sottolinea giustamente che la società non ha problemi ad assegnare l’eterosessualità fin dalla nascita e a trattarla come l'orientamento predefinito così come non ha problemi ad assegnare il genere partendo dai genitali (con tanto di gender reveal party).
Ma sono comportamenti che costringono i bambini e le bambine a utilizzare la loro conoscenza del genere e dell'orientamento sessuale per capirsi, quando avvertono di non rispettare la strada tracciata.
In sostanza, la costruzione di una società più umana verso tutte e tutti è nostro: siamo noi persone adulte a dover smettere di mettere in pratica comportamenti tossici e omofobici sperando che a poco a poco ai arrivi a un futuro in cui nessuna persona non etero debba dire di non essere eterosessuale.
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