C'è modo e modo di raccontare la storia del tredicenne di La Spezia diventato il "più giovane trans d'Italia"
Un ragazzo transgender di 13 anni ottiene il cambio anagrafico di genere a La Spezia. Un caso che riapre il dibattito su minori, identità di genere e responsabilità dei media.
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Quando una (non) notizia riguarda un minore la domanda da porsi dovrebbe essere una sola: stiamo proteggendo o stiamo esponendo? Nel caso del ragazzo transgender di 13 anni che a La Spezia ha ottenuto il cambio anagrafico di genere, gran parte del racconto pubblico sembra aver dimenticato questa distinzione fondamentale, che oltretutto sta nero su bianco dalla carta deontologica Codice di Treviso.
La decisione del Tribunale ligure, arrivata a dicembre 2025, chiude un percorso iniziato nel 2021. Un percorso fatto di ascolto, psicoterapia, accompagnamento medico e sostegno familiare.
cambio di "sesso" a 13 anni: è il più giovane d'Italia
Non è certamente stato un gesto improvviso o un colpo di testa eppure, nel modo in cui la notizia è stata rilanciata, tutto questo è scomparso sostituito da titoli allarmistici che inevitabilmente hanno generato un dibattito brutto e violento.
La vita di un adolescente è stata trasformata in un terreno di scontro tra "pro" e "contro" transizione di genere in generale o in particolare declinata ai minori. Il nome del ragazzo non è mai stato reso pubblico, per carità. Ma lui sa che si parlava di lui dopo che la notizia è emersa dal Tribunale e non per un suo desiderio di politicizzare la sua esperienza.
Il giovane è stato biologicamente assegnato femmina alla nascita ma ha sempre più chiaramente riconosciuto in sé un’identità maschile, condivisa e riconosciuta prima in famiglia e poi in un contesto terapeutico strutturato. Il Tribunale di La Spezia ha valutato la continuità del percorso, la maturità dimostrata nel tempo e l’impatto positivo del riconoscimento sulla sua salute psicologica e sociale.
Da qui la decisione di autorizzare la rettifica del nome e del sesso sull’atto di nascita. Parlare di cambio di genere nei minori come se fosse un evento eccezionale o del tutto arbitrario è fuorviante. E ci chiediamo se sia frutto della volontà specifica di fare clickbait sulla pelle delle persone che si leggono, anche senza nome, sui giornali e tra i commenti dell'attivista religioso di turno che le chiama "aberrazioni".
salute mentale, tutela dei minori e il tribunale di La Spezia
La legge italiana a partire dalla Legge 164 del 1982, consente la rettifica anagrafica attraverso un percorso giudiziario che, nel caso dei minori, diventa ancora più rigoroso. Nulla avviene senza il coinvolgimento dei genitori, dei professionisti sanitari e della magistratura. È una tutela del benessere individuale e non una presa di posizione ideologica, come a molte persone conviene (far) credere.
Eppure il dibattito mediatico ha, anche questa volta, perso un'occasione d'oro per informare scegliendo un’altra strada. Come ha denunciato Roberta Parigiani, avvocata e presidente del MIT, la vicenda è stata trattata con leggerezza e superficialità, ignorando la sensibilità necessaria quando si parla di identità di genere e, soprattutto, di un ragazzo così giovane.
Una storia privata è diventata un caso nazionale, senza consenso, senza protezione, esposta all’odio dei social e alla retorica della paura. Si continua a ripetere che a tredici anni "non si può decidere" ma raramente ci si chiede cosa accade quando non si riconosce ciò che un minore esprime con chiarezza e continuità.
I dati clinici sono chiari: il supporto affermativo riduce ansia, depressione e rischio suicidario in generale e soprattutto tra i minori transgender. Negare l’identità non li protegge ma li isola e li condanna alla precarietà sul punto della salute mentale. Il vero scandalo allora non è il cambio anagrafico di genere autorizzato dal Tribunale di La Spezia ma è il modo in cui questa decisione è stata raccontata. Come se si trattasse di una provocazione e non di una misura di tutela, cosa che invece è.
Come se i diritti potessero essere sospesi in base all’età o all’umore del dibattito politico. Salute, dignità, diritto all’esistenza non hanno età.
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