Può un migliore amico essere la tua anima gemella?
Verso il decentramento del romanticismo per un amore più umano.
Mettendo a confronto i legami di intimità nella società contemporanea, è possibile riflettere se porre i rapporti amorosi come fulcro esclusivo della nostra esistenza ci faccia del bene. Si potrebbe invece teorizzare un nuovo sistema di interconnessione tra esseri umani che valorizzi altri tipi di relazione, come le amicizie? Condurremmo una vita più emotivamente piena ed appagante?
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Vi è mai capitato che un caro amico, una volta parte integrante della vostra vita, scomparisse improvvisamente dalla vostra quotidianità a causa dell’inizio di un fidanzamento? Che il tempo libero condiviso con voi, un’amicizia forse di lunga data, fosse lentamente ed inevitabilmente sostituito dalla frequentazione con infatuazione conosciuta da poco? Oppure che le vostre strade divergessero a seguito della nascita di un figlio, per un cambio di stile di vita. Magari, in questa occasione, vi siete sentiti messi da parte e risentiti, ma con angoscia avete cercato di sopprimere le vostre emozioni, ragionando: se ha trovato qualcuno, dopotutto, se ha avuto un bambino c’è solo da essere felici per lui o per lei, è questo che si fa in amicizia. Si è supportivi, si incoraggia la libertà dell’altro. Non è così?
Amicizia e amore romantico: dove pende il piatto della bilancia?
Friendship break-ups, l’insofferenza di una società fragile
Qualche tempo fa, su internet ha spopolato un “trend”, il cui tema toccava l’inespresso dolore delle amicizie interrotte o finite in disastro. Se tutti, infatti, parlano degli strazi che seguono il break-up tra una coppia, la sofferenza derivata dalla chiusura di un rapporto tra due amici rimane quasi un riverbero sepolto, più incerto nei suoi confini, più indefinibile. La condivisione di milioni di video in cui semplici persone narravano le loro esperienze ha fatto emergere l’esistenza di un “lutto” inespresso, un chiaro segnale che oggi si sente invece il bisogno di parlarne, di confrontarsi, di dare una forma a questa esperienza magmatica e spesso dolorosa.
L’amicizia non conosce rituali sociali
Spesso il silenzio sull’interruzione di un’amicizia cala come un sipario perché le stesse circostanze di rottura di simili legami sono più sfumate, meno nette e dunque più difficili da spiegare. Un manuale sociale per superare la perdita di una persona di cui non sappiamo definire il valore, ma che aveva creato con noi un linguaggio in comune che nessun altro parlerà mai, semplicemente non esiste; così nemmeno liste di film su cui piangere e lunghe playlist su cui disperarci, prendendo in prestito parole di altri che hanno passato quello strappo prima di noi, cercando conforto. Avete mai sentito parlare di “rebound” per un’amicizia finita male? No. Secondo la scrittrice Rhaina Cohen, questo vuoto è dovuto al fatto che la collettività non prevede dei rituali sociali per le amicizie. Fondamento di qualunque elaborazione sociale, i riti sarebbero l’insieme di pratiche, di comportamenti codificati dalla comunità e universalmente conosciuti che segnino le tappe per esorcizzare ed elaborare intimamente questa esperienza attraverso la condivisione: ma questi riferimenti oggi non esistono, perché queste storie troncate non sono considerate una pietra miliare della crescita come lo sono, ad esempio, i cuori spezzati per amore. [[ge:kolumbus:alfemminile:1270302]]
Un sistema sbilanciato sull’amore romantico
Una tale disconnessione tra volontà di espressione e mancanza di mezzi è il chiaro sintomo di una società che non concede alle amicizie lo spazio che meritano, spazio che invece viene sempre di più percepito come una necessità. La cultura contemporanea ci ha insegnato a celebrare l’amore romantico come un sentimento superiore, unico e anche irripetibile (il mito della perfetta metà), in cui cercare il nostro completamento e che, con il suo avvento, farà sparire con un colpo di bacchetta magica ogni nostro problema. Un simile amore, presumibilmente, andrà coronato con un matrimonio ed un “vissero tutti felici e contenti”. Davanti ad una simile concezione tutte le altre connessioni umane tenderanno ad apparire subordinate e, soprattutto, facoltative; d’altronde il cento per cento del nostro carico emozionale può essere investito solo nella ricerca della nostra anima gemella o nel dedicarci completamente a lei. Ma se le parentele, legami fondanti come madre e figlia, fratello e sorella, nonno e nipote, godono della garanzia del sangue come “collante”, i rapporti di amicizia non conoscono né una tutela né un riconoscimento collettivo che ci aiuti a navigarne le tappe e a viverle, nell’intimo così come in comunità.
È vero che celebriamo le nostre amicizie?
Si potrebbe controbattere che all’umanità l’importanza dell’amicizia è nota da sempre: basti pensare che i primi trattati sull’argomento risalgono ai filosofi greci dell’età classica. Ma riflettiamo sinceramente: attribuiamo davvero lo stesso peso di una relazione amorosa a questo legame? In quali ambiti i nostri amici ottengono la priorità rispetto ai nostri compagni? Gli standard a cui sono sottoposte queste due relazioni sono molto diversi, spesso perché ad una è assegnata il valore della reciproca libertà e all’altra quella del possesso.
Una questione di aspettative
Per esempio, è generalmente accettato che qualcuno porti il proprio compagno o compagna ad un’uscita con gli amici, ma non un amico ad un appuntamento romantico. Il fatto che due persone sposate decidano di convivere è consuetudine (addirittura, risulta insolito il contrario); ma cosa dire di due amici che optano per la stessa scelta? Si presume debbano esserci motivazioni economiche o che si tratti di una soluzione temporanea, in attesa che uno dei due incontri il fidanzato o la fidanzata, altrimenti si avrebbe una coppia di scapoli o zitelle, identificati per il loro status di “non maritati”. Quando un rapporto amicale tra due individui giunge ad una brusca interruzione perché uno dei due si innamora dell’altro, chi assumiamo soffra di più, quello rifiutato in amore o quello che si vede strappare inaspettatamente una persona vicina su cui pensava di poter contare? E dividere il letto con un amico, è forse sospetto? Forse è normale finché questo non si trova a convivere con il partner; a quel punto, perché dovrebbe rinunciare a dormire con il proprio amore per una notte: esistono le stanze degli ospiti per un motivo, no?
L’intimità tra amici, una prospettiva di genere
Quando si tratta dei confini comunemente accettati in materia di contatto fisico tra amici, è interessante notare quanto le aspettative, in termini di intimità, siano frequentemente influenzate dal genere delle persone coinvolte. Se infatti è ritenuto abbastanza normale che due amiche donne dimostrino affetto fisico tramite abbracci, carezze e baci sulle guance, lo stesso comportamento tra due uomini o tra un uomo ed una donna sarebbe tale da generare sospetto e tacciato probabilmente di tradimento e omosessualità. Non esiste, nella coscienza collettiva, margine per una forma di fisicità intima che non sia motivata dal sesso. Ma è davvero così, la connessione che passa attraverso il contatto fisico ha sempre il fine di arrivare alla consumazione? La risposta, ovviamente, è no; e i limiti entro cui determinati tocchi sono accettabili vengono stabiliti, arbitrariamente, dalle convenzioni della società o dell’ambiente ristretto che ci circonda. Vi siete mai interrogati se c’è una ragione specifica per la quale i baci sulla bocca sono comunemente codificati come un gesto esclusivamente romantico o sessuale, e non semplicemente come un'espressione di affetto fisico? E credete che lo siano sempre stati, in tutta la lunghezza della storia e la varietà delle culture?
Alla ricerca di una prossimità fisica ed emotiva
Dimenticando che l’intimità fisica può essere un’espressione di conforto e rassicurazione, una fonte di sensazioni positive e gioiose, ci troviamo a non sapere dove rivolgerci per sopperire a questo bisogno di affetto ed affinità. La visione soffocante dei rapporti umani colma di divieti e confini non può fare altro che generare angoscia in chi ricerca e gelosia e comportamenti possessivi da parte di chi limita. Le nuove generazioni stanno attraversando una vera e propria crisi dell’intimità, in cui la disperata ricerca di una connessione (tanto fisica quanto psicologica, emotiva) diventa un vero e proprio travaglio, controbilanciato dalla miriade di regole nate dalla cultura del dating online. Per promuovere pratiche di contatto senza scopo sessuale sono stati addirittura creati canali e pagine che sensibilizzano sull’argomento, dando consigli e suggerimenti su come condividere questa prossimità e complicità in modo strettamente pltonico con chi ci sta accanto.
La chiave per ritrovare una vicinanza fisica ed emotiva con i nostri cari potrebbe essere ridimensionare l’esclusività e l’incombenza dell’amore romantico nelle nostre vite, con l’impegno di valorizzare e coltivare dei rapporti più umani a trecentosessanta gradi. Ma come iniziare a farlo e che cosa comporterebbe?
De-centrare il romanticismo: come porre l’umanità al centro
Amatonormatività: cos’è e come si combatte
Per rimuoverci da questo sistema a fondo chiuso e cercarne un altro, dobbiamo prima conoscere il concetto di amatonormatività. Come eteronormatività è un termine che indica la predisposizione ad assumere che l’eterosessualità sia l’orientamento sessuale nella norma, l’amatonormatività (parola che racchiude in sé proprio le radici del verbo “amare” e la parola “norma”) è la tendenza a ritenere che chiunque al mondo debba costruire la propria vita attorno alla ricerca e alla realizzazione di una relazione romantica e monogama, quella che poi sfocia della famigerata ‘famiglia tradizionale’ - la quale, essendo nata negli anni ‘60, tanto tradizionale non è - ovvero l’unione eterosessuale di una coppia, che vive da sola con uno o due figli. Se questa situazione è la regola, ne consegue che chiunque se ne distanzi diventi in qualche modo “deviato”: chi è ‘single’ ma non in cerca di un partner è oggetto di perplessità ed umiliazione, chi è rimasto solo oltre la soglia di una certa età ha “fatto qualcosa di sbagliato” e chi non persegue una relazione monogama è “incapace di accontentarsi”.
I risultati dell’amatonormatività
La sovrastruttura amatonormativa porta con sé tutte le conseguenze di cui abbiamo parlato: la promozione dell’incompletezza della persona, la spinta a focalizzare la propria vita sul partner ad ogni livello (piani per il futuro, desiderio di avere figli, convivenza, sessualità, abitudini, uscite), fino alla collocazione degli altri rapporti, compresi quelli familiari!, in posizione subalterna.
Ma come sarebbe la vita se provassimo a spostare dal centro l’amore romantico e la riorganizzassimo invece attorno ad un nuovo nucleo, i nostri amici e le altre relazioni umane?
Lo spostamento dell’asse: il decentramento del romanticismo per un amore più umano
Distanziarsi dal sistema dominante e costruirne uno su misura per noi non è di certo un’impresa facile, considerando che nello stesso mondo attorno a noi mancano i mezzi per rendere certe realtà possibili (istituzioni volte a riconoscere diversi tipi di legami, alloggi e sistemazioni che incoraggino e coltivino la crescita di comunità). Per immaginare come sarebbe l’esistenza globale se spostassimo l’asse della nostra vita sul coltivare la nostra rete non basterebbe un saggio né un romanzo utopica. Ma ci sono delle azioni pratiche che possiamo mettere in atto nel quotidiano per migliorare la nostra cerchia.
De-centrare il romanticismo non significa rinunciarvi
Prima di tutto è importante realizzare che questo “spostamento” va in direzione di un arricchimento, non di una perdita: non vogliamo rinunciare ai legami romantici, né alla sfera sessuale. Tuttavia, da questa ridistribuzione di valori anche le unioni sentimentali godrebbero di vantaggi effettivi. Questo lavoro parte da noi e dalla nostra empatia. Ritagliare con intenzione dello spazio e del tempo per nutrire relazioni che non sono motivate dall’attrazione fisica e romantica, ma dalla solidarietà o dalla condivisione di interessi, dal riconoscimento reciproco e dall’affetto, significa due cose: imparare ad ascoltare le proprie necessità emotive e i nostri desideri a prescindere da come pensiamo certi rapporti debbano apparire ad un occhio esterno, invitando le connessioni che creiamo a fiorire spontaneamente e comunicando con l’altro le nostre richieste e aspettative, e re-imparare a tutelarli e a gestirli con responsabilità. Niente tappe da bruciare in tempi prestabiliti, niente red o green flags, solo dare forma ad una connessione unica insieme con cura ed impegno reciproco.
Fai ciò che desideri, non ciò che gli altri si aspettano
Più direttamente: se desideriamo accarezzare i capelli di un amico mentre si guarda un film accoccolati sul divano, creiamo le condizioni per farlo senza pensarci troppo. Se ci manca andare in vacanza con loro a qualcuno da soli, senza partner di mezzo, prenotiamo un viaggio. Se la convivenza con il nostro compagno o compagna ci pesa e ci manca l’equilibrio pacifico che avevamo con il nostro coinquilino, valutiamo, con la compartecipazione di tutti, se ci sia davvero la necessità di vivere insieme. Abbiamo sempre desiderato che una persona speciale della nostra vita sia quasi come un genitore a nostro figlio? Parliamo con lei della prospettiva di crescerne uno insieme attraverso il co-parenting. E perché no, se chi ci sta accanto è d’accordo, anche l’intimità sessuale può essere un elemento da porre sul tavolo, là dove ce ne fosse desiderio. Questo ci porterà a scontrarci con gelosie e fraintendimenti che potranno essere risolti soltanto attraverso una comunicazione intima e sincera, tanto con noi stessi quanto con gli altri, ma che finirà per portare a galla le nostre vere priorità. Siamo noi a decidere che ruolo meritano di avere le persone nella nostra vita.
...e se dopo tutto questo scoprissi che voglio la “famiglia tradizionale”?
Apprendendo questo modo di coltivare legami basati sull’unicità delle persone che vi partecipano anziché sulle aspettative della società, perfino le liaison romantiche ed erotiche che intesseremo saranno pervase dalla stessa spontanea libertà. Quando il desiderio di stare insieme è motivato dal condividere qualcosa e non dal possedere l’altro, sarà meno probabile ritrovarsi in situazioni di co-dipendenza o possessività tossica. E se scoprissimo di rispecchiarci perfettamente nella volontà di avere una “famiglia tradizionale”, avremmo imparato a non trascurare le altre persone che ci circondano, portando con noi i benefici di una rete di supporto e solidarietà su cui fare affidamento nella vita.
Ma il mio migliore amico potrebbe essere la mia anima gemella?
Non equivochiamo questa pratica di entrare in contatto con le persone con il dovere di sviluppare solo amicizie profondissime e intensissime; il punto è piuttosto che ogni rapporto è su misura rispetto alle esigenze di quello stesso rapporto, anche se si tratta solo di una compagnia effimera o qualcosa di più superficiale. Ci sono persone a cui confidare i più reconditi segreti del nostro animo e persone con cui stiamo bene solo perché sono capaci di farci passare una giornata spensierata. Restituire centralità alle amicizie non significa rendere il nostro migliore amico la nostra anima gemella, anche se, ovviamente, anche questa è una realtà possibile. Può esserci qualcuno attorno al quale costruiamo la nostra vita, che sia un migliore amico, un figlio, una sorella o un partner, ma questa univocità non è una legge universalmente valida. Decostruire le leggi interiorizzate dell’amatonormatività comporta accettare e abbracciare i legami per ciò che sono, nelle loro splendide complessità e nelle loro unicità, così che in un certo senso potremmo tutti avere l’insospettata capacità di avere molte “anime gemelle”, molti spiriti che incontrano i nostri con affinità del tutto diverse tra loro. In questo mondo, chiunque di noi sarebbe in grado di avere tanti amici e tanti amori, o tanti amici ed un unico amore, o all’opposto tanti amori ed un unico irripetibile amico, o non averne nessuno. Ed ecco che ci liberiamo dall'eterocentrismo per realizzare ciò che è una concezione di amore a tutti gli effetti queer.
L’anarchia relazionare e i legami liberi dalla gerarchia
Quanto abbiamo appena descritto passa attraverso l’anarchia relazionare, l’atteggiamento di chi guarda ogni relazione individualmente, senza inserirla in uno schema gerarchico o d’importanza, per viverla nella misura in cui crede, sostenuto dall’idea che l’amore che possiamo dare e ricevere non sia limitato e trattando con equità ogni tipo di rapporto. Ciò che desideriamo o cerchiamo da un’altra persona non deve essere per forza prestabilito a tavolino, ma mutare nel tempo ed essere rinegoziato di conseguenza. È una visione di possibilità nella costellazione delle connessioni umane: la possibilità di convivere insieme ai tuoi amici mentre il tuo partner vive e lavora in un altro stato, la possibilità di sviluppare legami trasversali, di dormire con nostra sorella e suo marito, di baciare sulle labbra un amico di infanzia, se abbiamo voglia. E se non vogliamo, la possibilità di non farlo.
Dentro e fuori dalle istituzioni: anime gemelle nella vita reale
Ridefinire l'anima gemella
Ma per coloro che invece desiderano riconoscere ad un amico la priorità nella propria vita? Sarà perché si tratta di un’amicizia di quelle che durano da sempre, che sopravvivono a matrimoni infranti, divorzi disordinati, figli, separazioni di lunghi mesi per lavoro, e che pure rimangono àncore nella tempesta e riferimenti a cui aggrapparsi. Un’amicizia in cui fiducia reciproca, sostegno e intimità regnano sovrani, da parte di una persona che si trasforma in colui o colei con il quale vorresti trascorrere la tua vita, forse anche crescere una famiglia, ma senza l’aspetto sessuale o di innamoramento. Istituzionalmente, come sostenevamo all’inizio, c’è un vuoto istituzionale che qualifichi un simile ruolo. E allora come si fa?
Durante la storia, alcuni fenomeni culturali poco conosciuti si sono formati in assenza di istituzioni ufficiali che riconoscessero e tutelassero i rapporti più sfumati. Tra questi, troviamo i Boston marriages e le amicizie romantiche.
Boston marriages e amicizie romantiche
I primi erano legami stretti tra due donne che condividevano la vita e la residenza, spesso per decenni, senza evidentemente coinvolgimento sessuale. Queste unioni, diffuse nel XIX secolo in America, fornivano alle donne indipendenti una rete di supporto emotivo e pratico, permettendo loro di vivere insieme in un'epoca in cui l'autonomia femminile era limitata (anche se, alle volte, si trattava di un modo per mascherare una convivenza saffica vera e propria). Le "amicizie romantiche", d'altra parte, erano relazioni intense e profonde tra persone dello stesso sesso, caratterizzate da un forte legame emotivo e da manifestazioni di affetto e devozione, senza necessariamente coinvolgere l'aspetto fisico o sessuale. Questi legami, che si sono manifestati in varie culture e periodi storici, hanno offerto un'alternativa alla tradizionale concezione dell'amicizia, sfidando le norme sociali e culturali del tempo.
Verso i giorni nostri: le tribù moderne
Le infinite sfumature dell’amicizia e dei rapporti umani, dunque, hanno sempre trovato modo di annidarsi negli anfratti della società, ritagliandosi il proprio angolo per fiorire e, spesso, costituendo forme di solidarietà direttamente contrapposte a certe ingiustizie della società, come il patriarcato. Al giorno d’oggi, decentrare il romanticismo dalle nostre vite potrebbe rappresentare la possibilità di realizzare un’esistenza più ricca e appagante dal punto di vista della nostra interiorità, in cui le connessioni umane si estenderebbero ben oltre i confini dell'amore romantico. Coltivare legami fraterni, amicali e sociali, privi delle restrizioni e delle aspettative imposte dall'amatonormatività ci consente infatti di costruire una rete di supporto solida e inclusiva, capace di fornire conforto, comprensione e condivisione. Questo farsi di una tribù moderna potrebbe rappresentare un rifugio prezioso in un mondo sempre più frammentato e isolato, offrendo un terreno fertile per la crescita personale e collettiva, in cui la diversità delle esperienze e delle prospettive verrà accolta e celebrata.
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