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Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Non sei brutta, sei solo povera: la bellezza è diventata un privilegio di classe

Non sei brutta, sei solo povera: la bellezza è diventata un privilegio di classe
(getty)
La bellezza è un privilegio di classe, non più una vincita alla lotteria genetica casuale: senza voler criticare chi lo fa, ragioniamo sul costo degli interventi e sugli altri privilegi che generano (sì: è un circolo vizioso)
di Eugenia Nicolosi

Non sei brutto, sei solo povero: il meme con le foto di calciatori, attori e imprenditori prima e dopo il loro personale boom economico ci costringe a fare una riflessione. La bellezza sta diventando troppo costosa? Perché dal momento che sembra essere obbligatorio essere belli o belle, sarebbe un problema.

Amare i propri capelli, al di là di ogni discriminazione

L'ultimo trend è quello di cambiare il colore degli occhi, un intervento ovviamente costoso (dagli 8.990 euro a salire) della durata di 15 minuti a occhio. Lo hanno fatto alcuni Tiktoker - a cui certamente non faremo i conti in tasca - il che significa che questa pratica, evidentemente esclusiva per via del costo, sta iniziando a essere presentata come "normale" (nel senso di accessibile, consueta, un perché no estetico come molti altri). 

la bellezza è un privilegio di classe travestito da imperativo per tutt*

L'assunto è che bisogna avere un bell'aspetto (il cosiddetto pretty privilege apre porte sociali e lavorative e preclude dalle discriminazioni) ma senza che si veda lo sforzo: al make up evidente si preferisce un make up che fa apparire la pelle “naturalmente sana e fresca” che però si ottiene col botox, con le punture di vitamine o con una skin care metodica e costosa. Premesso che anche botox e punturine varie hanno un certo costo, qui c'è il nodo del problema: la bellezza esteriore sta diventando un privilegio per persone ricche.

Il creator italiano Lucky John ha cambiato il colore dei suoi occhi
Il creator italiano Lucky John ha cambiato il colore dei suoi occhi  (fem)

Lo dovevamo appunto capire dal meme “non sei brutto/a: sei solo povero/a” che stavamo andando verso una direzione che tenderà a escludere le persone meno abbienti da tutte le pratiche ritenute necessarie per ottenere un bell'aspetto, anch'esso ritenuto necessario. L'ultima trovata, se così si può dire, è quella di cambiare il colore degli occhi. Perché avere un'iride dal banale colore castano quando si può scegliere un nocciola striato di verde o un grigio azzurro? Questa però non vuole essere una critica a chi spende i propri soldi sottoponendosi a interventi estetici o di chirurgia - ciascuno fa ciò che vuole sia con i propri soldi che con il proprio corpo e volto. Però vorremmo interrogarci su come, un aspetto esteriore “bello” (che nella nostra società è una corsia preferenziale) è ormai inevitabilmente legato alla classe sociale. O lo sarà presto, con i relativi rischi per la salute.

Le persone che non hanno i soldi per le cliniche garantite e sicure saranno costrette dalle circostanze a rivolgersi a centri improvvisati e quindi rischiare per la propria salute? Gli ideali sono sempre fissati in modo da essere raggiungibili soltanto da poche persone. È un metodo di controllo, in un certo senso: se tutte le persone potessero raggiungere un ideale, che senso avrebbe chiamarlo "ideale"?

Lo abbiamo già visto, oltretutto: quando la maggioranza delle persone può permettersi qualcosa che inizialmente era inaccessibile, questo qualcosa viene sostituito da qualcos'altro che possono permettersi in pochi.

Cristiano Ronaldo è il protagonista del meme non sei brutto, sei solo povero
Cristiano Ronaldo è il protagonista del meme "non sei brutto, sei solo povero"  (facebook)

L'unico modo per vincere la partita sarebbe non giocare affatto e smettere di preoccuparsi del proprio aspetto esteriore. Ma sappiamo bene che la nostra società, almeno per ora, non perdona chi non coltiva almeno un po' la bellezza della propria esteriorità. Perché l'aspetto non ha solo implicazioni sociali ma ha anche un impatto diretto sul reddito delle persone. L'economista Daniel Hamermesh ha coniato il termine "pulchronomics" (neologismo anglofono che descrive l'economia legata all'attrattività delle persone). Nella sua ricerca ha scoperto che le persone attraenti tendono ad avere lavori migliori e quindi a guadagnare di più, mediante mansioni meno faticose o snervanti. Più sei attraente, più opportunità accademiche e professionali hai a disposizione e più successo avrai. 

la democrazia della bellezza: non sei brutta, sei solo povera

Mentre la distribuzione della bellezza "naturale" è un processo genetico democratico, lo standard di bellezza è esattamente l'opposto. L'aspetto esteriore fa la differenza sin dalla preistoria, nella scelta del partner per una prole "sana", e oggi la bellezza continua a garantire una serie di privilegi tra cui la gentilezza e il "valore sociale" percepito.

Di conseguenza, la bellezza riflette già da sola una gerarchia di classe ma da quando sono state inventate le procedure estetiche (dalle più costose alla banale skin care) la bellezza si è strasformata in qualcosa che chi ha abbastanza soldi può in qualche modo comprare. Mentre alcune persone hanno la libertà economica e la posizione di classe per coltivare la loro bellezza, le altre subiscono lo stigma della "bruttezza".

Con le procedure cosmetiche e di skin care che sono diventate oggetto di conversazioni perfino tra le bambine di otto anni, lo standard di bellezza è diventato non solo qualcosa a cui aspirare ma che si deve lottare per raggiungere. Ai trattamenti di "manutenzione" ordinaria (capelli, unghie, sopracciglia, ciglia, sbiancamento dei denti) ormai si associano "ritocchi" iper invasivi come niente fosse: rifarsi l'intera arcata dentale, cambiare il colore degli occhi, la forma degli zigomi, le labbra. E il problema è proprio questo: aver normalizzato gli interventi invasivi al punto che chi non vi si sottopone corre il rischio di stigma sociale. Uno stigma legato alla "bruttezza" ma anche economico.

Il meme "Non sei brutto/a, sei solo povero/a" è un riflesso diretto di questo cambiamento: usando le foto del "prima" e del "dopo" di celebrità varie si dimostra chiaramente come i soldi facciano la differenza, non più la genetica.

Kylie Jenner
Kylie Jenner  (facebook)

 le persone della classe media sono destinate a restare "brutte"?

Le persone che non possono permettersi di intervenire chirurgicamente sul proprio aspetto sono destinate a restare brutte o, almeno, non convenzionalmente belle? La scelta sarà - o forse già è - tra il lasciare le cose come stanno oppure dirigersi verso una pratica costosa ma sicura o una economica ma rischiosa. Ed è questo il nuovo sistema di classi determinato dalla bellezza in cui c'è chi può permettersi di partecipare alla gara e chi non può. A meno che non scelga di rischiare rivolgendosi a strutture, diciamo, parallele. 

Ma se un ritocco ben fatto è anche esso sintomo di una classe sociale alta, un ritocco fatto male ha l'effetto opposto: diventa esso stesso una bandiera della propria inferiorità sociale aggiungendo un altro livello di separazione.

Aderire allo standard di bellezza richiede sempre un privilegio e ne genera a sua volta altri, creando un circolo vizioso in cui chi non ha la potenza economica di aderire è - o sarà - penalizzato o penalizzata socialmente. Già oggi le donne "mal curate" guadagnano il 40 per cento in meno rispetto alle loro colleghe convenzionalmente ritenute belle. Inolte un articolo di Refinery29  descrive nel dettaglio come le donne nei Paesi occidentali stiano tutte accumulando debiti per sottoporsi a Botox e filler: trattamenti di bellezza ormai considerati essenziali, normalizzati da celebrità e tiktoker e pertanto percepiti come ordinari e tassativi. 

Ripetiamo quanto detto all'inizio: crediamo nel principio di autodeterminazione. Tuttavia riteniamo legittimo fare un ragionamento sulla direzione che abbiamo preso, come società, rispetto al tema della bellezza come un privilegio di classe che potrebbe creare nuove forme di discriminazione. Oppure lo fa già?