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Il "rincoglionimento romantico" è una trappola: ecco perché (soprattutto le donne) devono pensare al lavoro

Il rincoglionimento romantico è una trappola: ecco perché (soprattutto le donne) devono pensare al lavoro
(getty)
Cresciute a pane e favole sulle principesse, sono molte le donne che sperimentano il "rincoglionimento romantico": una forma di astrazione dalla realtà per cui sembra sensato lasciare il lavoro "perché a me ci pensa lui"
di Eugenia Nicolosi

Il matrimonio non è il regno del Mio mini pony ma un contratto con ricadute potenzialmente letali: il "rincoglionimento romantico" è quello stato d'animo che impedisce alle persone di rimanere lucide quando si innamorano.

Soprattutto le donne, infatti, (anche in una relazione tra loro) tendono a sottovalutare i rapporti di potere: pensano meno al proprio lavoro, quindi ai propri soldi e un giorno tutto ciò potrebbe ritorcersi contro di loro.

"Cose che non voglio più sentirmi dire" in quanto donna musulmana che indossa l'hijab

se la casa è sua e tu non lavori sei potenzialmente una senzatetto

In una durissima intervista a cura di una emittente austriaca, l'avvocata viennese Helene Klaar racconta che dopo decenni passati a vedere matrimoni nel loro punto di rottura, ha teorizzato il "romantische Verblödung" che in italiano si può rendere senza troppi merletti con rincoglionimento romantico. Ed è una fase che secondo lei attraversano molte donne quando entrano nelle relazioni, e soprattutto nel matrimonio, perché lo fanno con una fiducia sentimentalistica che le rende distratte rispetto alle potenziali conseguenze pratiche della vita di coppia.

Soldi, lavoro, casa, figli, contratti, pensione, proprietà: tutte cose poco poetiche ma purtroppo per noi determinanti. Tutte cose che, quando l’amore finisce, e non si ha nemmeno una casa in cui abitare, diventano molto concrete.

Secondo l'intervista dell'emittente SRF di un confronto con Klaar, l’avvocata rappresenta soprattutto donne perché sarebbero più spesso colpite da questo romantische Verblödung e, in caso di separazione, finirebbero poi svantaggiate. Il punto ovviamente non è che le donne sono rincoglionite per natura ma che per secoli sono state educate a pensare che la salvezza avesse una forma maschile: un marito, uno stipendio stabile, una casa intestata a lui ma nostra, una protezione economica scambiata per amore. Ed entrambi, in ogni caso, possono finire.

Una vecchissima convinzione, ancestrale e primitiva, travestita da romanticismo: l’uomo provvede, la donna si affida. Lui guarda le bollette, lei guarda il sentimento, lui pensa al lavoro vero - quello più remunerativo - mentre lei tiene insieme la famiglia, spesso rinunciando proprio al lavoro che le avrebbe dato uno stipendio che le avrebbe garantito l'indipendenza.

Donne che lasciano il lavoro "perché tanto ci pensa lui"

Klaar smonta questa favola dal lato meno seducente: quello del diritto. Per lei il matrimonio non è solo una promessa, ma un contratto con diritti e doveri. Non a caso uno dei suoi motti più citati è: «Meglio un matrimonio senza amore che un divorzio senza soldi». Brutale, ok, ma Klaar ne ha viste di cotte e di crude in cinquant'anni di esercizio della legge. Tra le più note avvocate divorziste austriache, insiste sulla prudenza nei contratti matrimoniali e sulla necessità, per le donne, di mantenere un minimo di autonomia reddituale.

Perché il lavoro non è un dettaglio accessorio, qualcosa che si fa nell'attesa che la persona dei sogni ci sposi e ci liberi della ruota del criceto: il lavoro serve a campare. È infrastruttura di libertà. La trappola scatta quando il sacrificio viene chiamato amore. Lei lascia il lavoro perché "per ora conviene così", "del resto guadagno poco", "lo stipendio dell'altro/a basta per tutti e due", "in ufficio mi trattavano male". Comprensibile ma sbagliato, sorella. 

il rincoglionimento romantico è un tema politico

Il rincoglionimento romantico è pure una questione politica perché non riguarda solo chi ha scelto male un partner, ma perché è il risultato di un sistema intero che continua a spingere le donne fuori dagli spazi pubblici e verso la cura (gratuita) e gli uomini verso la continuità professionale.

I dati italiani lo confermano: secondo il rapporto Cnel-Istat 2025, nel terzo trimestre 2024 il tasso di occupazione femminile in Italia restava inferiore di 12,6 punti alla media europea. EIGE, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, segnala per l’Italia che le donne sono più coinvolte degli uomini sia nella cura dei figli sia nell’assistenza di lungo periodo, ricevono meno supporto esterno e svolgono più spesso i lavori domestici quotidiani.

Più che amore, è un trappolone che trasforma le donne in badanti gratis. Il lavoro, allora, non va pensato solo come realizzazione personale ma come a un immenso, immenso, potere negoziale. È possibilità di andarsene, di dire no, di sottrarsi ad abusi psicologici o peggio, fisici, grazie al proprio conto corrente.

Klaar, nel suo pragmatismo oggettivamente feroce, non dice alle donne di non innamorarsi ma dice loro di fare attenzione a non disarmarsi. Nell'idea di sfuggire al romanticismo tradizionale che sin da quando siamo bambine ci ha insegnato il contrario. E a proposito di questo, il rincoglionimento romantico è una trappola perché fa sembrare freddo ciò che invece è banale lucidità. Fa sembrare poco innamorata una donna che protegge se stessa o egoista chi non vuole sparire dentro la vita dell’altro. Ma il romanticismo senza autonomia è una stanza con la porta chiusa a chiave dall’esterno.