Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Pagare di più per più sicurezza sui mezzi pubblici significa arrendersi: i diritti non sono in vendita

Pagare di più per più sicurezza sui mezzi pubblici significa arrendersi: i diritti non sono in vendita
(getty)
Il tema è ancora la sicurezza dello spazio pubblico: sia ragazze che ragazzi pagherebbero un prezzo maggiorato per sistemi di sicurezza più efficienti sui mezzi di trasporto
di Eugenia Nicolosi

Prendere la metro, un autobus o il tram non è uguale per tutti e tutte. Le donne sarebbero disposte a pagare un prezzo più alto dei biglietti in cambio di una maggiore sicurezza e alcune preferirebbero carrozze e vagoni dedicati per non sentirsi in pericolo. Non sono buone idee, affatto, ma la normalizzazione di un sistema discriminatorio.

"Il mio ex è un narcisista" e altri rischi dell'autodiagnosi sui social

Le ricerche condotte dal Think Tank Tortuga e dal progetto Milano Gender Atlas mostrano che il genere incide sulla percezione della sicurezza e sulle scelte di mobilità. L’analisi di Tortuga, basata sull’incrocio di dati ISTAT e Isfort 2024 con indagini sul campo a Roma e Bologna, evidenzia una frattura evidente: le donne utilizzano il trasporto pubblico più degli uomini - il 18,3 per cento contro il 15,5 per cento -. Allo stesso tempo, l’83 per cento dichiara di aver subito o assistito a episodi di molestia sui mezzi.

Il dato non riguarda episodi isolati, ma una condizione diffusa di minority stress e pericolo percepito che incide sulle abitudini quotidiane. Secondo Tortuga, la mobilità è un diritto riconosciuto dalla Costituzione italiana e la pianificazione dei trasporti dovrebbe integrare una prospettiva di genere per garantire un accesso equo alle opportunità di lavoro, studi e socializzazione.

Il Milano Gender Atlas, attraverso questionari rivolti alla cittadinanza, interviste, camminate esplorative e mappature collettive, restituisce un quadro in linea: le esperienze raccolte parlano di molestie verbali e fisiche, di ansia negli spostamenti serali, di percorsi modificati per evitare di attraversare spazi percepiti come non sicuri.

La dimensione quantitativa si intreccia con quella qualitativa e mostra come la paura non sia una sensazione astratta ma un fattore che orienta decisioni concrete. Nel senso: il problema non si limita alla percezione di "alcune".

pagare per la propria sicurezza: e chi non ha soldi?

Studi internazionali richiamati nel dibattito sulla mobilità di genere indicano che le molestie nei sistemi di trasporto sono ampiamente sottodenunciate, con una distanza abbastanza ampia tra dati ufficiali e vissuto quotidiano. Il risultato è che molte donne scelgono lavori più vicini a casa o rinunciano a opportunità professionali per ridurre il tempo trascorso sui mezzi o per non doverli prendere superato un certo orario.

La mobilità inefficiente diventa così un ostacolo all’autonomia economica. Dall’indagine di Tortuga emerge inoltre che l’81 per cento delle ragazze e il 79 per cento dei ragazzi userebbe più spesso i mezzi di trasporto pubblico se le misure di sicurezza fossero più efficaci. Più della metà delle giovani donne sarebbe disposta a pagare un biglietto più caro pur di sentirsi protetta. 

media_alt
(getty)

Il fenomeno non riguarda soltanto le donne cisgender. L’ultima indagine lgbtqia+ dell’Unione europea mostra che il 47 per cento delle persone intervistate ha subito molestie nell’anno precedente alla rilevazione, spesso in spazi pubblici: una quota rilevante dichiara di evitare determinati luoghi per timore di aggressioni o intimidazioni (FRA, 2023).

La limitazione della mobilità è una conseguenza diretta della violenza simbolica e materiale: cambiare percorso, evitare orari serali, rinunciare a eventi o opportunità professionali diventa una strategia di autoprotezione. Le ricerche di UN Women e Plan International sulle città europee confermano che la percezione di insicurezza è diffusa già tra le persone adolescenti, maggiormente ragazze e persone lgbtqia+: la città, formalmente accessibile a tutti, nei fatti viene vissuta in modo diseguale.

segregazione sui mezzi di trasporto pubblici? no grazie

Le proposte che ciclicamente emergono nel dibattito pubblico, a cominciare dalla - pessima - idea delle carrozze riservate alle donne, non sono una soluzione ma una resa. Alcuni sistemi di trasporto in Asia e in America Latina hanno introdotto sezioni separate per le donne nelle ore di punta.

L’obiettivo dichiarato è ridurre le molestie in ambienti sovraffollati ma se da un lato alcune utenti riferiscono una sensazione immediata di maggiore protezione, dall’altro numerose studiose hanno evidenziato il rischio di spostare il problema senza affrontarne le cause strutturali, normalizzando l’idea che la sicurezza femminile richieda la segregazione.

La questione economica introduce un altro livello critico: pagare di più per misure di sicurezza efficaci non risolve il problema ma trasforma un diritto a un "servizio premium".  In un Paese in cui il divario salariale di genere e la maggiore incidenza del part-time involontario femminile sono documentati dall’ISTAT, introdurre costi aggiuntivi per viaggiare in sicurezza significherebbe accentuare una disuguaglianza già esistente.