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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Niente metro (né minigonne): le ragazze e la paura di attraversare le città

Le ragazze hanno paura di prendere i mezzi pubblici e delle città di notte o degli uomini che potrebbero incontrare? 
Tra telefonate prolungate per la sicurezza e la scelta di abiti super coprenti, ecco cosa c'è nella testa delle giovani donne in Italia
di Eugenia Nicolosi

Le città fanno paura? Ad alcune persone sì: ma se alcuni uomini o ragazzi temono la rapina ed evitano alcuni quartieri o alcune strade, le ragazze e le donne hanno una paura diffusa e condivisa di subire aggressioni e quindi si autolimitano nell'attraversare le loro stesse città. Soprattutto di notte. Ed ecco perché non prendono mezzi pubblici dopo una certa ora, indossano abiti coprenti e restano al telefono lungo il tragitto che devono compiere, casomai avessero bisogno del pronto intervento. E si scrivono, o chiamano, per dirsi a vicenda di essere rincasate sane e salve. Gli uomini queste precauzioni le prendono? No. Altra cosa: la metà delle persone (sia ragazzi che ragazze) vorrebbero dei corsi di educazione sessuale e affettiva

Catcalling, molestie e violenza: una donna su due ha paura a uscire da sola la sera. L'intervista a Laura De Dilectis, fondatrice di donnexstrada

l'indagine di telefono donna e Eumetra sulle giovani donne

Come sappiamo queste cose? Dai risultati del sondaggio fatto da Eumetra per conto del centro antiviolenza Telefono Donna Italia su giovani donne e uomini tra i 16 e i 25 anni. Emerge un divario immenso tra maschi e femmine, rispetto alla percezione dello spazio pubblico a cominciare proprio dalla paura di tornare a casa da sole. Il 66 per cento delle ragazze teme molestie e aggressioni sessuali, motivo per cui evitano di prendere mezzi pubblici dopo una certa ora, si organizzano per parlare con qualcuno al telefono lungo tutto il tragitto e si coprono più che possono indossando abbigliamenti extralarge.

No: non sono esagerate e lo conferma lo stesso sondaggio. Sono tre ragazzi su 10 a pensare che la responsabilità delle aggressioni sia in parte dell'abbigliamento delle ragazze perché abiti succinti ma anche l'assunzione di alcol e droghe sono considerati "inviti". D'altro canto però le ragazze dichiarano che uno stato di alterazione non può essere considerato causa né giustificazione di un’aggressione a sfondo sessuale (giustamente) e quasi il 70 per cento di loro racconta di aver subito una qualche forma di molestia anche indossando jeans e magliettone.

la paura di prendere i mezzi pubblici

Nessuno stupore nell'apprendere che oltre il 60 per cento delle ragazze la sera non prende i mezzi per paura. Una paura di aggressioni, sguardi insistenti e palpate condivisa dalla maggioranza delle donne e che dipende da molti fattori, tutti oggettivi, rispetto al tema della cultura dello stupro (confermata dall'idea tutta maschile che una minigonna sia segno di disponibilità sessuale) e dalla costruzione delle città decisamente non a misura di donne e ragazze

Il quadro di Berthold Woltze, Der lästige Kavalier (Il gentiluomo fastidioso), 1874
Il quadro di Berthold Woltze, "Der lästige Kavalier" (Il gentiluomo fastidioso), 1874  (wikicommons)

Secondo Stefania Bartoccetti, fondatrice di Telefono Donna, sono "dati che confortano almeno per il fatto che i giovani conoscono il problema delle forme del maltrattamento e hanno imparato anche le contromisure". Ma le contromisure sono appunto limitarsi negli spostamenti (mica tutte possono permettersi un taxi o posseggono un'auto) e limitarsi nell'abbigliamento. Avevamo parlato dell'idea controversa di creare delle carrozze per sole donne: secondo molte persone si tratta solo di una forma anacronistica di ghettizzazione che distoglie l’attenzione dal vero problema, ovvero la mancanza di educazione in alcuni uomini e l’inefficienza dei controlli forniti dalle aziende di trasporto.

E qui arriviamo all'altro punto dolente: la mancanza di educazione sentimentale, sessuale, affettiva. A farla da padrona nell'educazione al sesso resta la pornografia come ci conferma l'indagine di Telefono Donna dopo che l'Istituto italiano di sessuologia aveva lanciato l'allarme qualche mese fa. I siti pornografici sono per i giovani e le giovani il canale privilegiato per ottenere informazioni che non riescono a reperire da nessuna altra parte: li usano 4 ragazzi su 10, 2 ragazze su 10.

Parte del report di Telefono Donna e Eumetra
Parte del report di Telefono Donna e Eumetra  (eumetra)

I social, la musica e l'immagine della donna

La paura di violenza e ripercussioni impatta nelle relazioni intime: quasi 6 ragazze su 10 (il 56 per cento) teme la gelosia del partner perché è potenzialmente pericoloso (nessun ragazzo ha questa paura) e quasi 3 ragazze su 10 hanno fatto delle rinunce rispetto a come vestirsi o alla vita sociale per non fare arrabbiare il partner. A fronte di ciò, la metà dei ragazzi crede realmente che una donna sia colpevole se non lascia un uomo violento o se non lo denuncia: in poche parole è responsabile delle violenze che subisce.

Ultimo punto: la musica trap. A quanto pare il 40 per cento delle giovani donne ritiene che la musica trap con i suoi testi alimenti la cultura dello stupro e maschilista, contro il 20 per cento dei ragazzi. La stessa percentuale di ragazze ritiene che i social influenzano negativamente l'immagine della donna e oltre la metà di loro ritiene che le dinamiche dei social favoriscano comportamenti offensivi. I maschi che pensano? Solo 1 su 10 pensa che i social, per come funzionano, possano avere responsabilità nella costruzione di una immagine negativa delle donne e solo 2 su 10 che possano favorire atteggiamenti sessisti. I maschi quindi hanno o almeno manifestano una sensibilità diversa, inferiore, rispetto al tema della violenza di genere. Di certo hanno una percezione diversa della sicurezza - o del pericolo - nello spazio pubblico.