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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Non è una tua impressione, è la Sick Building Syndrome: la salute peggiora quando si va sul posto di lavoro

Non è una tua impressione, è la Sick Building Syndrome: la salute peggiora quando si va sul posto di lavoro
(getty)
Gola secca, occhi che bruciano, difficoltà a concentrarsi, salute pessima: è la Sick Building Syndrome, la "sindrome dell’edificio malato" che sparisce quando non è sul posto di lavoro
di Eugenia Nicolosi

Non si tratta di una malattia specifica e diagnosticabile: la sick building syndrome è un malessere diffuso che compromette la salute e la produttività dei lavoratori e delle lavoratrici quando sono sul posto di lavoro.

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Le soluzioni ci sono, a parte darsi al remote working si potrebbero chiedere delle verifiche alle condizioni generali dell'ambiente (perché la "sindrome da ufficio malato" non è un disturbo psicosomatico).

Cos’è la Sick Building Syndrome e perché colpisce in ufficio

Entrare in ufficio al mattino e, dopo qualche ora, cominciare ad avvertire i sintomi: mal di testa, occhi che bruciano, gola secca, nausea, stanchezza, difficoltà a concentrarsi. A fine giornata si esce dall’edificio e si sta incredibilmente meglio, peccato che il giorno dopo ricomincia tutto il circo di malesseri. Facile pensare sia una banale voglia di non lavorare, invece è il quadro tipico della Sick Building Syndrome, la cosiddetta sindrome dell’edificio malato inteso come spazio fisico "non sano", non "salubre". E no, non dipende dalla bruttezza dei palazzi (che pure è una questione).

Il fenomeno riguarda ambienti chiusi come uffici, scuole, ospedali o edifici pubblici in cui molte persone accusano disturbi simili senza che sia sempre possibile individuare una malattia precisa. Il punto centrale è il legame con il luogo: i sintomi compaiono o peggiorano solo dentro l’edificio e tendono a diminuire quando si va via. Le cause possono essere diverse, ma in molti casi c’entra la qualità dell’aria interna: impianti di ventilazione sporchi o insufficienti, filtri non sostituiti, finestre sigillate, aria troppo secca, umidità eccessiva, muffe, polveri, residui di detergenti, emissioni da stampanti, colle, vernici, moquette e arredi.

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A questi fattori si aggiungono spesso illuminazione artificiale aggressiva, rumore continuo, temperature sbagliate e postazioni poco (o per niente) ergonomiche. Il risultato è un ambiente che non provoca necessariamente una patologia unica e riconoscibile, ma produce una sensazione di malessere diffusa. Nel senso che la persona non si ammala in senso classico, ma lavora peggio perché respira peggio. Oltretutto chi segnala il problema raramente viene preso, presa, sul serio.

Eppure il tema c'è: un ufficio con aria viziata e cattiva manutenzione può diventare un problema sanitario oltre che organizzativo, perché se più lavoratori e lavoratrici nello stesso edificio accusano bruciore agli occhi, tosse, cefalea o spossatezza, la risposta dovrebbe essere una verifica dell’ambiente. A partire dalla qualità dell’aria e dalla eventuale presenza di muffe ma anche da un controllo dell'illuminazione.

Cosa dice l’OMS sulla "sindrome dell’edificio malato"

La Sick Building Syndrome è una questione di cui per adesso si parla sui social, ma è una categoria medico-ambientale che è stata sviluppata tra gli anni Settanta e Ottanta, quando medici, igienisti e tecnici iniziarono a notare lo stesso fenomeno: gruppi di persone che stavano male dentro certi edifici, soprattutto uffici moderni, e miglioravano quando uscivano.

Il termine viene di solito associato alla World Health Organization, cioè all'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che negli anni Ottanta contribuì a renderlo riconosciuto nel dibattito sulla qualità dell’aria negli interni. In particolare, l’OMS parlò del problema degli edifici chiusi e dell’inquinamento indoor nei suoi rapporti su salute e ambienti chiusi.

Una fonte spesso citata è proprio il report di OMS Indoor Air Pollutants: Exposure and Health Effects che è addirittura del 1983. Il contesto è importante: dopo la crisi energetica degli anni Settanta, molti edifici furono progettati per consumare meno energia. Quindi finestre più sigillate, meno ricambio d’aria e climatizzazione centralizzata. Il risultato è che si sta meglio nei palazzi antichi che in quelli nuovi e fiammanti, perché paradossalmente più sono nuovi e più sono fatti "male" e si accumulano polveri, muffe, sostanze chimiche, aria secca o viziata. Da lì nasce l’idea di "edificio malato", cioè non sano.