I freelance hanno diritto alla disconnessione? Sì, ma è bene ribadirlo. Ecco come
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Per definizione, quella dei freelance è una categoria di lavoratori liberi: liberi da orari prestabiliti, liberi dall’obbligo di presentarsi ogni mattina in un luogo preciso, liberi dal dress code dell’ufficio, liberi di accettare o rifiutare un progetto, una commissione. E tuttavia questa libertà ha un doppio risvolto: il diritto alla disconnessione sembra non valere mai. “Faccio la grafica, lavoro anche su più progetti contemporaneamente, e spesso mi capita di stare al computer la sera, o la domenica e durante i giorni festivi. Ma questo non mi pesa particolarmente, visto che poi posso prendermi libero un lunedì o un martedì qualsiasi”, ci racconta Elisa. “Quello che mi pesa sono invece le comunicazioni, ma soprattutto le richieste, che arrivano alle 20 la sera per l’indomani mattina, o il giorno della vigilia di Natale – sì, mi è capitato di riceve un messaggio whatsapp per una cosa che poteva essere comunicata tranquillamente il 27 dicembre”.
Perché è necessario disconnettersi
Innanzitutto, che cos’è il diritto alla disconnessione? Con questa locuzione si intende il diritto del lavoratore di non essere costantemente reperibile. In alcuni paesi è legge, mentre in Italia no (al momento la normativa ne contempla l’esistenza, ma la lascia nella sfera della contrattazione individuale; tuttavia, a inizio anno è stato presentato un disegno di legge). “Nella società della performance in cui viviamo, il concetto di disconnessione sembra quasi paradossale”, commenta Sonia Gentile. “Se non siamo sempre disponibili rischiamo di perdere opportunità, conoscenze e occasioni di crescita. Tuttavia, essere connessi 24 ore su 24 non è sostenibile né sano, né per il nostro benessere psicologico, né per la nostra produttività”.
Il nostro cervello ha bisogno di alternare momenti di attivazione e momenti di recupero per funzionare al meglio, spiega la psicologa. “La teoria del recupero psicologico di Meijman e Mulder spiega che la capacità di performare sul lavoro dipende direttamente dalla qualità delle pause e del riposo. Se non ci concediamo tempo per ricaricarci, rischiamo il sovraccarico cognitivo e l’esaurimento emotivo, elementi chiave del burnout”. Inoltre, dal punto di vista produttivo sappiamo che oltre una certa soglia di lavoro continuativo, l’efficienza cala drasticamente: “Prendersi pause regolari e stabilire limiti tra vita personale e lavorativa non significa lavorare di meno, ma lavorare meglio. Essere sempre reperibili non aumenta la produttività: al contrario, può ridurre la capacità di concentrazione e di problem-solving”.
Per molti professionisti, specialmente i freelance, è difficile sottrarsi a mail, messaggi whastapp, contatti social a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ma come gestire le comunicazioni al di fuori dell’orario di lavoro, quando un vero e proprio ‘orario’ i freelance non ce l’hanno? “La chiave sta nei limiti. Se non impariamo a stabilire confini chiari, finiamo per essere risucchiati dal lavoro e dagli altri”, afferma Gentile. “Un no agli altri è un sì a noi stessi, ed è fondamentale imparare a proteggere il proprio tempo senza sensi di colpa”. Dal punto di vista psicologico, uno dei motivi per cui i freelance faticano a disconnettersi è la FOMO (Fear of Missing Out) lavorativa, prosegue l’esperta, ovvero la paura di perdere un’opportunità. Questa ansia è amplificata dalla credenza tutta contemporanea che essere sempre disponibili sia necessario per avere successo. “Per superarla, è utile adottare un approccio basato sulla fiducia: se un cliente ha scelto di lavorare con noi, non sarà una risposta tardiva a far cambiare idea. Inoltre, la qualità del lavoro è più importante della reperibilità continua”.
Come gestire le comunicazioni
Ci sono anche dei cambiamenti che possiamo fare dal punto di vista pratico per gestire meglio le comunicazioni e non lasciarsi sopraffare: “Innanzitutto, disattivare le notifiche per evitare interruzioni continue. Dopodiché, è utile avere un’e-mail dedicata esclusivamente al lavoro, nella quale possiamo impostare un autoresponder che indichi gli orari di risposta. Ancora, è bene comprendere se è necessario avere un numero di telefono lavorativo e uno personale, in base a quanto i clienti ci contattano telefonicamente; ovviamente, è utile evitare di dare il numero personale ai clienti. È importante inoltre stabilire orari di risposta e comunicarli chiaramente”. La career mentor suggerisce di sfruttare la tecnologia per togliersi alcune incombenze comunicative, automatizzando alcune risposte con chatbot, o creando template preimpostati per e-mail e messaggi. Infine, Gentile suggerisce di “Organizzare il lavoro in blocchi di tempo (tecnica del time blocking) per evitare di essere distratti da richieste estemporanee”.
Ma esiste un modo educato e propositivo per educare clienti e committenti al fatto che lavorare come freelance non significa essere disponibili in ogni momento, senza rovinare il rapporto con loro (che spesso è il timore a causa del quale si risponde sempre prontamente a tutti)? “La gestione delle aspettative è tutto”, afferma Gentile. “Se accettiamo una richiesta fuori orario, stiamo comunicando che siamo disponibili sempre, anche se non lo vorremmo. È quindi fondamentale stabilire regole chiare fin dall’inizio e, soprattutto, rispettarle noi per primi. Il modo migliore per educare i clienti è la comunicazione assertiva, che significa esprimere le proprie esigenze in modo chiaro, fermo ma rispettoso”.
Come farlo in maniera pratica? Inserendo gli orari di reperibilità nelle e-mail, nei contratti o nelle firme digitali, suggerisce la psicologa del lavoro. Una semplice dicitura come “Sono disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18. Rispondo alle e-mail entro 24 ore lavorative” farà il suo dovere. Di nuovo, usare l’autoresponder per le e-mail fuori orario per far sapere al cliente che la sua richiesta è stata ricevuta, e che risponderemo il giorno successivo. “Se un cliente scrive fuori orario, non rispondere subito”, consiglia Gentile. “Se rispondi, stai rafforzando l’abitudine. Il punto chiave è essere coerenti: se comunichiamo una regola, dobbiamo essere noi i primi a rispettarla”.
Quando è il capo a chiamare fuori orario
In ultima istanza, cosa fare se il diritto alla disconnessione non viene rispettato da un datore di lavoro, un superiore? Come mettere dei paletti senza inimicarselo o apparire poco dediti al lavoro? “Qui entriamo nel tema dell’abuso di potere. Un capo che non rispetta il diritto alla disconnessione potrebbe farlo per due motivi: o non si rende conto dell’impatto delle sue richieste fuori orario, oppure sfrutta il suo ruolo per esercitare pressione, aspettandosi che i collaboratori siano sempre disponibili”.
Nel primo caso, riflette la psicologa, “Può essere sufficiente un approccio proattivo e assertivo. Ad esempio se un capo invia e-mail fuori orario, possiamo rispondere il giorno dopo, durante l’orario di lavoro, per far capire che non si è reperibili sempre. Oppure possiamo chiedere direttamente quale sia l’urgenza della richiesta. Spesso i superiori inviano messaggi senza aspettarsi una risposta immediata. Infine, possiamo proporre soluzioni per noi più comode, come ad esempio: ‘Ho notato che spesso riceviamo richieste urgenti in tarda serata. Potremmo organizzare un momento fisso in cui fare un check delle priorità, così da gestire tutto con più efficienza?’ così da offrire un’alternativa”.
Se invece il capo è consapevole, ma continua a non rispettare i limiti, è importante porsi alcune domande. Quanto è sostenibile questa situazione? C’è spazio per un cambiamento culturale nell’azienda? Quanto valore viene dato al benessere dei dipendenti? “Se la risposta è negativa e il sovraccarico diventa cronico, potrebbe essere il caso di valutare un cambiamento lavorativo. Nessun lavoro dovrebbe compromettere il nostro benessere a lungo termine”, conclude Sonia Gentile. “Disconnettersi non significa perdere opportunità, ma proteggere il proprio benessere e lavorare meglio. Imparare a mettere limiti, gestire la FOMO e comunicare in modo assertivo ci aiuta a creare un equilibrio sano tra lavoro e vita personale, aumentando produttività e serenità. Ricordiamoci che un ambiente lavorativo sano si costruisce anche attraverso il rispetto reciproco. Scegliere di tutelare il proprio tempo non è un lusso, ma un atto di cura e di consapevolezza verso il proprio valore professionale e personale”.
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