Elly, Giorgia, Kamala: il misterioso "giallo" dei cognomi che scompaiono (se sei donna)
Bazzeccole? Niente affatto: il privilegio del cognome esiste ed è provato.
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Trump, Biden, Salvini, Conte. E poi ci sono Giorgia, Elly, Kamala o Virginia (Raggi: quando era sindaca di Roma la chiamavano comunque per nome). Premesso che il cognome delle donne tecnicamente non esiste (portano il cognome del proprio padre), la storia misteriosa del cognome che scompare è una storia di pregiudizi e di discriminazione sistemica e inconscia e perfino retroattiva.
Infatti accade anche quando si parla di donne e uomini dei secoli passati. E la prova di tale discriminazione è anche nell'esagerazione contraria, quando cioè si citano nome e cognome, di una donna, a fronte del solo cognome di un uomo: diciamo Letta a fronte di "Elly Shlein" come diciamo o dicevamo Shakespeare a fronte di "Jane Austen".
il giallo del cognome che scompare
La differenza di forma quando ci si riferisce a uomini oppure a donne, per quanto ugualmente potenti o autorevoli, riflette gli atteggiamenti sociali verso i generi e rispetto al concetto di "autorevolezza". E questo fenomeno è diffuso ovunque, si pensi a chi chiama "signorina" o "signora" la farmacista ma se dietro al banco c'è un uomo diventa "dottore", ma in politica appare più diffuso ed è più problematico.
Anche guardando alle donne di potere resiste il pregiudizio di genere che tutto permea e tutto stabilisce. In un mondo che presume che le donne siano intrinsecamente incompetenti, usare i loro nomi di battesimo eleva lo status degli uomini a un livello superiore a quello delle donne e scoraggia le donne dall'adottare comportamenti "maschili", come essere troppo forti, troppo risolute o troppo ambiziose. Il continuo disprezzo per la condizione femminile che si evince perfino dalle reazioni alla scoperta del sesso bioloigico dei neonati e che è rivelato dal rivolgersi alle donne con confidenza infantile (dal catcalling a chiamare per nome le politche) contamina l'opinione pubblica, alimentando il mito secondo cui le donne sono cosette, amiche di tutti, accessibili e non potenti, non autorevoli.
Hillary contro Trump, Kamala contro Trump.
Non siamo visionarie: un'indagine della Cornell University sul sito Rate My Professors, ha scoperto che studenti e studentesse hanno il 56 per cento di probabilità in più di riferirsi a un professore maschio con il suo cognome rispetto a una professoressa. I ricercatori hanno anche scoperto che nei programmi radio, dj e cronisti hanno più del doppio delle probabilità di riferirsi a uomini noti chiamandoli per cognome, rispetto a donne note. Compresa la ex vice presidente ed ex candidata alla presidenza degli Stati Uniti Harris, spesso chiamata "Kamala" o "Kamala Harris". Lo stesso era successo nel 2016, quando a correre contro Trump era stata Clinton. Hillary Clinton detta "Hillary". Ma non è solo una questione di puntiglio: gli uomini chiamati solo per cognome vengono percepiti come più famosi e più importanti delle donne che vengono chiamate per nome e cognome.
[[ge:kolumbus:alfemminile:1913762]]Ancora la ricerca racconta che questa pratica è antica e radicalizzata. Prima di Kamala e prima di Hillary ci sono state altre donne candidate e che hanno fatto politica ad alti livelli negli Stati Uniti. E nella storia della politica statunitense, dove è possibile fare analisi di questo tipo, le candidate sono sempre state comunemente e informalmente chiamate con il loro nome di battesimo mentre i candidati per cognome: Victoria Clafin Woodhull (candidata nel 1872), Belva Bennet Lockwood (1884), Margaret Chase Smith (1964), Shirley Chisholm (1972), Patricia Schroeder (1987), Elizabeth Dole (2000) e Carol Moseley Braun (2004) venivano chiamate per nome di battesimo circa il 5 per cento delle volte negli articoli di giornale. Al contrario, i candidati maschi venivano chiamati in questo modo meno dell'uno per cento delle volte.
Cosa potrebbe spiegare la disparità di genere nell'uso dei cognomi? Come detto all'inizio, le donne cognome non ne hanno: quello che portano è quello del loro padre, motivo per cui i cognomi sono strettamente collegati agli uomini. Inoltre, aggiungere il nome di battesimo può servire come un modo per indicare il genere della persona in questione: dal momento che il genere maschile è ancora come l'ipotesi di default, specialmente in alcuni campi, indicare il nome serve a indicare la presenza di genere, a livello inconscio potrebbe essere per dare più importanza alla persona di cui si parla, per sottolineare il fatto che "una donna ce l'ha fatta".
In sostanza questa convenzione segnala solo che le sfide che le donne affrontano ogni giorno, rispetto al'uguaglianza di genere, sono non solo presenti, ma anche ovvie a livello inconscio. Diversamente verrebbero chiamate per cognome come si fa con gli uomini.
ok "io sono giorgia", ma la colpa è anche della stampa
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto essere chiamata per nome, lo ha fatto presente durante la campagna elettorale che l'ha vista vincere nel 2022. "Io sono Giorgia (eccetera)" è diventato perfino un mene. Molte volte questa sua scelta è stata oggetto di dibattito ma sappiamo che è stata orientata dalla volontà di vincere in modo strategico (bastava che sulle schede elettorali ci fosse scritto "Giorgia"). E che ben venga, diventare presidente, se il prezzo da pagare è stato alimentare la discriminazione di linguaggio.
I media contribuiscono? Abbastanza. Giornali, telegiornali e programmi di approfondimento hanno la responsabilità di ridurre le disparità di genere nella rappresentanza trattando allo stesso modo donne e uomini di cui parlano o presenti in studio: politici e politiche, colleghi e colleghe, esperti ed esperte che parlano dovrebbero essere de-genderizzati e de-genderizzate sia nel modo in cui vengono presentati che in quello con cui si coinvolgono.
Ma va detto che nonostante i miglioramenti nella rappresentanza femminile i giornalisti di sesso maschile dominano ancora le scene, contribuendo al linguaggio di genere di cui stiamo parlando.
Non sono bazzecole: il privilegio del cognome esiste
Una ricerca dal titolo How Gender Determines the Way We Speak About Professionals pubblicata nei Proceedings of the National Academy of Sciences rivela che esistono eccome dei vantaggi nell'essere chiamati solo con il cognome. È stato infatti riscontrato che gli scienziati identificati solo tramite il cognome sono stati considerati dai partecipanti il 14 per cento in più meritevoli di ricevere un premio alla carriera della National Science Foundation. E questo è un dato.
Psicologicamente è ancora automatico pensare alle donne come oggetti, come subalterne: la cultura del catcalling è per esempio figlia diretta della privazione del cognome, riferirsi alle donne chiamandole per nome le "avvicina", le infantilizza, le sminuisce, le inserisce in uno spazio di poca autorità e di immediata confidenza. Chiamare le donne per nome, o al massimo per nome e cognome, ma mai solo per cognome influenza le donne stesse nella percezione del loro valore personale e nel valore del loro genere di appartenenza. Sottrarre il cognome alle donne è quindi una convenzione che, volontariamente o involontariamente, lancia un segnale preciso evocando stereotipi e norme di genere. E sappiamo quanto siamo socialmente indietro rispetto ai pregiudizi di genere.
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