Come allenare (e migliorare) le proprie soft skills
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In italiano si chiamano competenze trasversali, ma nel mondo del lavoro e del recruiting vengono definite soft skills, e sono tutte quelle abilità o qualità individuali che non sono strettamente correlate alla professione, ma piuttosto al modo di relazionarsi al contesto e alle persone. Sono legate soprattutto all'intelligenza emotiva e a comportamenti innati, e più il nostro ‘pacchetto’ di competenze trasversali è ampio, più la nostra posizione sarà apprezzata nel contesto lavorativo, perché contribuirà a renderlo armonioso, efficiente, produttivo. Viene considerata una competenza trasversale per esempio la capacità di comunicare, di esprimersi chiaramente, senza generare conflitto o sapendolo gestire in maniera costruttiva.
'Esercizi' per allenare le soft skills
Alcune competenze trasversali sono innate, vengono naturali, altre sono frutto dell’educazione ricevuta, o della familiarità ad uno specifico contesto. Altre invece potrebbero non appartenerci proprio. La buona notizia è che ci si può allenare per svilupparle: ci sono dei comportamenti che si possono mettere in atto da subito per provare a modificare alcuni automatismi caratteriali che non si sposano bene con i compiti professionali. Lavorare su noi stessi e migliorare in certi frangenti è un compito lungo e complesso (e spesso necessita di una lunga terapia psicologica) ma esercitarsi attraverso piccoli cambiamenti può comunque portare molti benefici. Si può cominciare innanzitutto dando ascolto ed accogliendo di buon animo i feedback negativi: quando le critiche sono costruttive, e vengono dispensate in modo rispettoso, possono insegnarci molto, non solo sul lavoro, ma anche su noi stessi. Spesso è utile andare oltre l’oggetto della critica e concedersi del tempo per ragionare sul perché ci si è trovati in posizione di riceverla. Per esempio, siamo stati ripresi per un ritardo nella consegna di un progetto? Proviamo a rivedere il nostro time management, e chiediamoci se possiamo migliorarlo. Oppure, ci hanno detto un progetto non andava bene ed è da rifare? Prendiamo in considerazione la possibilità che non abbiamo recepito bene le istruzioni che ci erano state date, e che dobbiamo lavorare di più sulla capacità di ascolto. Insomma, partire dai feedback negativi è un ottimo modo di capire quale area delle soft skills dovremmo esercitare di più.
In generale, in qualsiasi contesto professionale tra le competenze trasversali più apprezzate c’è la capacità di comunicare in modo efficace. Si tratta di una skill davvero cruciale per evitare fraintendimenti e inutili complicazioni, sia tra colleghi che con i superiori, i collaboratori, eventuali clienti o terzi. Esistono vere e proprie tecniche di comunicazione che si possono studiare per imparare ad essere più chiari, o magari più assertivi. Ma anche in questo caso delle piccole modifiche agli atteggiamenti quotidiani possono già fare la differenza. Per esempio, è fondamentale imparare a prendersi qualche minuto di riflessione prima di dire qualcosa ad un collega o un superiore, sia per iscritto che oralmente: pensiamo attentamente non solo a cosa dire, ma a come dirlo. Facciamo in modo di essere chiari, di avere un tono fermo ma tranquillo e conciliante, e allo stesso tempo esercitiamo l’empatia, ovvero prendiamo sempre in considerazione le emozioni, le prospettive e i punti di vista delle persone con cui interagiamo. Evitiamo atteggiamenti aggressivi e non includiamo nella comunicazione giudizi, impliciti o espliciti.
La capacità di comunicare si collega in maniera diretta ad un’altra skill molto importante in diversi contesti professionali: quella che riguarda il team work, il lavoro di squadra. Collaborare con altre persone, rispettando idee e opinioni diverse dalle nostre, è essenziale per raggiungere obiettivi comuni. La propensione a condividere idee, informazioni, e ad aiutarsi reciprocamente sono caratteristiche che rendono un team davvero efficace e che fanno regnare l’armonia in un ambiente di lavoro. Niente sgambetti, tranelli, niente informazioni tenute per sé con lo scopo di mettere qualcun altro in difficoltà: se abbiamo un atteggiamento inutilmente combattivo se ne accorgeranno in tempi brevi sia i colleghi che i superiori, e non ci guadagneremo nulla. Non è solo una questione etica: non collaborare significa rendere il lavoro di tutti meno efficace, e allontanare il raggiungimento dell’obiettivo.
È altrettanto importante uscire dalla propria zona di comfort. Ovvero, provare a lanciarsi in piccoli task che di solito non ci competono, e che sicuramente ci insegneranno qualcosa di nuovo. Possiamo provare ad assumere nuove responsabilità rendendo noto a superiori e colleghi che siamo disponibili a metterci in gioco: questo non solo permette di conoscere nuovi aspetti del proprio lavoro, ma anche di sé stessi. È cruciale però gestire i cambiamenti con spirito di adattamento e senza stress, senza pretendere da sé stessi la migliore performance già al primo tentativo (anche la capacità di gestire lo stress è un'importantissima soft skill). E se dovesse emergere qualche problema? Lavoriamo sul problem-solving, un’altra caratteristica molto utile nel mondo del lavoro: prendendoci tempo di analizzare le situazioni prima di agire, scomponendo i problemi in piccole parti gestibili, cercando soluzioni pratiche.
La formazione specifica
Oltre a cercare di migliorare attraverso piccoli accorgimenti quotidiani, esiste un ampio settore della formazione dedicato proprio alle competenze trasversali. Perché non tutte le soft skills si implementano solo desiderandolo: a volte i tratti caratteriali, la psiche, le predisposizioni legate all’emotività impediscono di applicare con immediatezza un nuovo pattern comportamentale. Esistono quindi dei corsi, dei webinar, dei workshop che insegnano quelle tecniche che possono essere di enorme aiuto nell’apprendere nuove competenze umane e relazionali. I corsi di formazione dedicati alle soft skills vengono offerti da università pubbliche e private, scuole di business, piattaforme online, aziende specializzate nella formazione professionale, consulenti privati (tutor o coach). Una semplice ricerca su Google può fornire numerose opzioni, così come navigare su piattaforme specializzate, come ad esempio Coursera. Anche rivolgersi agli enti preposti a orientamento e formazione, chiedendo specificatamente di essere aiutati ad implementare le proprie soft skills, è un’opzione valida.
Ma come funziona, per esempio, un corso per migliorare le proprie capacità di comunicazione? Può essere strutturato in vari moduli, ognuno dei quali si concentra su un aspetto specifico della comunicazione: verbale e non verbale (postura, espressioni facciali, gestualità, tono di voce), scritta e parlata, formale e informale. Se ben progettato deve contenere una parte di teoria, che insegni cosa significa comunicare in maniera efficace, per poi stabilire le differenze tra comunicazione passiva, assertiva, rispettosa, persuasiva. E non devono mancare attività pratiche, come gli esercizi di role-playing, utilissimi ad allenarsi per le situazioni che si presenteranno nella vita reale. Una parte del corso dovrebbe poi essere dedicata all’ascolto attivo, cioè allo sviluppo della capacità di ascoltare e riflettere su ciò che ci viene detto, una qualità che scarseggia sempre di più in un’epoca di iper-comunicazione rapida via social (ascoltare non significa udire). Infine, un corso sulla comunicazione non dovrebbe mancare di un modulo dedicato alla gestione dei conflitti, ovvero alla capacità di affrontare contese e incomprensioni in modo costruttivo.
Insomma, i corsi di formazione dedicati alle soft skills non sono solo insegnamenti generici, e non mirano in alcun modo a sostituirsi alla terapia psicologica (per intenderci, non insegnano ad una persona insicura a non esserlo, o a una persona riservata a diventare espansiva), ma educano a lavorare su alcune abilità specifiche in base al contesto. Sono quindi molto utili per sviluppare quelle competenze che, al di là dei tecnicismi, ci rendono i candidati ideali per un ruolo professionale.
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