Goal oriented job: cosa significa lavorare per obiettivi
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Goal vs Task
Le professioni che richiedono di lavorare per obiettivi sono in costante aumento, e si trovano perlopiù nell’ambito creativo, intellettuale, artistico, ma anche in quello informatico e commerciale. Si differenziano dalle professioni task oriented, ovvero da quelle che si svolgono per compiti, perché nel concetto di lavorare per obiettivi rientra una visione complessiva del funzionamento dell’azienda, grande o piccola che sia, e si presuppone che chi lavora abbia gli strumenti adatti a conseguire i propri risultati partendo da zero fino a completarli. Al contrario, a chi lavora per task vengono assegnate mansioni specifiche che servono a completare solo un pezzo del puzzle, senza necessità di sapere qual è il disegno che si sta andando a comporre. In questo caso il capo, il leader assegna ai dipendenti i compiti da svolgere di volta in volta perché si raggiungano obiettivi che lui si è prefissato, ma il lavoratore non deve per forza essere messo al corrente di quale sarà il risultato finale. Quella per task è stata la modalità di lavoro più comune fino a qualche anno fa, e ancora diversi mestieri la adottano (l’esempio classico è quello dell’operaio in fabbrica, oppure di chi lavora nella contabilità).
Cosa significa lavorare per obiettivi
L’avvento della tecnologia ha permesso a molte professioni di essere svolte in maniera autonoma, con orario flessibile, da remoto, e soprattutto ha spalancato le porte a molti nuovi mestieri che presuppongono un apporto creativo ed intellettuale: in questi casi, la modalità goal oriented si rivela molto efficace. Dal punto di vista di un’azienda, la persona che sa lavorare ad un intero progetto è più produttiva: la conoscenza del traguardo da raggiungere è altamente motivante, specialmente se una volta conseguito si viene premiati. Non si tratta più di dire a un dipendente “fai questo”, ma di assegnargli una responsabilità, accordandogli fiducia. Questa strategia richiede ovviamente un cambio nella gestione della leadership: il datore di lavoro non deve essere solo un manager, ma una guida, un modello, e deve creare le condizioni adeguate perché il dipendente possa (e voglia) raggiungere tali obiettivi al meglio. In questo tipo di dinamica professionale chi svolge il ruolo di manager è tenuto a definire il progetto spiegandolo con estrema chiarezza, assegnando dei parametri di tempo realistici per completarlo e fornendo gli strumenti adeguati. Dovrà inoltre essere disponibile per aggiornamenti, per rispondere a dubbi e perplessità che possono sorgere a chi lavora strada facendo, ed eventualmente per monitorare, specialmente se suddetti obiettivi sono a lungo termine.
La capacità di lavorare in questo modo è una skill fondamentale non solo di chi lavora in aziende o grandi organizzazioni: è infatti fondamentale anche per di chi sceglie di essere libero professionista. In questo caso, il conseguimento dei goal diventa direttamente proporzionale al successo della propria impresa. Si tratta di una modalità di lavoro che non tutti sentono adatta alla propria personalità, alle proprie inclinazioni, perché richiede una certa propensione all'auto-organizzazione e all'auto-promozione, ma anche un atteggiamento sempre propositivo, una grande consapevolezza delle proprie doti e dei propri limiti, nonché abilità nel gestire prospettive sul lungo termine, riuscendo a prevedere tutti i possibili scenari.
Consigli per un lavoro goal oriented
Pur adattandosi meglio a chi ha una serie di peculiarità caratteriali, i mestieri goal oriented non richiedono solo capacità innate. Al contrario, molte si possono coltivare. Diventa fondamentale avere un metodo, perché la parola chiave per svolgere questo tipo di mansione è pianificare: dopo aver determinato qual è il nostro goal e qual è la deadline per conseguirlo, occorre organizzarsi per capire come portarlo a termine. È utile iniziare suddividendo il percorso che porterà al traguardo finale in tante tappe, immaginando cosa serve, quali strumenti e quali azioni dobbiamo compiere per concludere ognuna di esse, e organizzare una schedule realista per prevedere quanto tempo e quali risorse saranno necessarie. Meglio evitare confusionari ‘appunti mentali’, ma prendere carta e penna (o computer, un calendario, una lavagna) e annotare tutto per iscritto, anche i passaggi che ci sembrano scontati come fare telefonate o rispondere alle mail, perché nel lavoro complessivo anche questi richiederanno tempo ed energie.
È possibile suddividere queste tappe in base a delle priorità che seguono una logica: per esempio possiamo optare per l’esecuzione in ordine cronologico, oppure tener conto degli aspetti pratici che richiede ogni porzione di lavoro, o, ancora, possiamo scegliere di suddividere i nostri compiti per livelli di difficoltà, optando per lo svolgimento di quelli più impegnativi per primi. La scelta è soggettiva, e dipende sia da come ci si trova meglio a lavorare che dal tipo di obiettivo da raggiungere. Se l’auto-disciplina non è il nostro forte potremmo anche decidere, per esempio, di destinare solo la prima ora della giornata (o l’ultima) a e-mail e comunicazioni varie, mettendo un rigoroso limite all’uso ricreativo dei social durante l’orario di lavoro. Può sembrare superfluo, ma è bene considerare in una giornata lavorativa anche i tempi delle pause, necessarie per avere sempre la mente fresca e lucida. Utile è anche prevedere di portare a termine i compiti più impegnativi nella parte della giornata in cui si è più efficienti: di solito è la mattina, ma non è detto che questo valga per tutti. Infine è fondamentale inserire nella tabella di marcia un giorno o periodo necessario alla revisione di tutto, o a correggere il tiro se qualcosa non sta andando come dovrebbe (considerare una quota di imprevisti è importantissimo).
La pianificazione ha un risvolto che non riguarda solo l’aspetto pratico e operativo: anche quello motivazionale ne beneficia. Gli obiettivi ‘piccoli’ sono più semplici da conseguire, e possono dare un senso di soddisfazione e appagamento che ci incita a proseguire con maggiore positività. Inoltre, il sollievo di spuntare le caselle delle cose fatte alleggerisce di giorno in giorno la pressione che si prova sotto consegna. Per motivarci ancora di più, potremmo anche decidere di premiarci al raggiungimento di ogni tappa: per esempio con una passeggiata nel verde, un piccolo treat, una lunga pausa con un buon libro e un caffè.
Come dimostrare di essere goal oriented nel CV
Sempre più aziende prediligono le persone goal oriented, perché in molti casi questa modalità fa emergere maggiore impegno e dedizione in chi lavora, rispetto a chi si applica solo per task. Inoltre, le persone con questa soft skill sono spesso intraprendenti e dinamiche. Ma come dimostrarlo ad un colloquio, o come evidenziarlo nel curriculum? Non basta scrivere ‘capacità di lavorare per obiettivi’: può invece essere utile affermare di possedere le abilità che appartengono ad una persona goal oriented, sottolineando per esempio di avere capacità organizzativa e di pianificazione, ma anche descrivendosi come una persona creativa e dinamica. Inoltre, si può utilizzare una sezione del c.v. per esporre alcuni degli obiettivi raggiunti in passato in altre professioni o in altri ambiti. Non dimentichiamo infine che può essere utile anche elencare hobby e passioni che dimostrano dinamismo e amore per la vita attiva, le stesse che, a domanda diretta, si possono raccontare durante un colloquio. A proposito del colloquio, il recruiter probabilmente cercherà di capire se chi ha di fronte è goal oriented anche attraverso domande indirette, come la classica “Come ti vedi tra 5 o 10 anni?”: in questo caso è bene dimostrare una visione ambiziosa (senza sconfinare nella superbia) ed elencare le speranze legate al lavoro per cui ci si è candidati mostrando capacità di previsione.
L’altro lato della medaglia
Non è detto che questa tipologia di lavoro sia consona a tutti: c’è chi preferisce lavorare per task perché in questo modo ha meno responsabilità e meno pensieri da portare con sé dopo l’orario di lavoro. Perché un downside del lavoro per goal è proprio questo: è alto il rischio di non staccare mai, perlomeno mentalmente, e di sentire una certa ansia da prestazione costante, specialmente se il progetto a cui si sta lavorando è caricato di aspettative.
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