Nell'epoca dell'isolamento da social (e remote work) la scienza ci urla che la felicità sta nel fare le cose insieme a qualcuno
Anche, quelle banali, anche in silenzio.
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Che quasi qualsiasi cosa può rendere felici quando è fatta con gli altri - anche senza esserne consapevoli - è il risultato fresco di uno studio recente che come riporta il Washington Post ha analizzato oltre 100mila momenti di vita quotidiana coinvolgendo oltre 40mila persone. Il dato estratto è che le persone che svolgono attività insieme ad altre persone riportano livelli di felicità più alti rispetto a quando le stesse attività vengono fatte in solitaria.
fare la spesa insieme a un'amica (anche in silenzio) rende felici
La scoperta dell'acqua calda, qualcuno potrebbe pensare. E invece no: perché la gamma di azioni che rendono "felici" è praticamente universale: fare la spesa, guidare, leggere, sistemare qualcosa in casa, perfino gestire le finanze, quindi anche quelle attività e quelle azioni che abitualmente vengono fatte da soli, da sole, e che non sono piacevolissime aumentano i livelli di felicità quando son compiute con qualcuno.
Questo cosa significa? Significa che ogni momento, anche il più banale, porta un bonus sociale ed emotivo se condiviso. Non è un’idea romantica o folkloristica: è una correlazione statisticamente provata.
Quando parliamo di correlazione tra il compiere azioni quotidiane con qualcuno e i livelli più alti di felicità non parliamo di causa diretta: chi è già felice o ben inserito/a socialmente potrebbe più facilmente condividere momenti con altre persone. La sfida allora è capire quali sono i meccanismi che potrebbero spiegare quest’effetto.
Perché fare insieme le cose sembra produrre felicità (e i relativi benefici alla salute mentale)
E le ipotesi non mancano, secondo lo studio: l'incoraggiamento è salutare, per esempio, come anche la sicurezza psicosociale e il relazionarsi, che riduce lo stress in automatico. Le relazioni e le interazioni sociali in generale aiutano a reggere lo stress, a elaborare le emozioni più difficili a sentire in modo indiretto di non essere da soli, da sole, a portare un carico anche quando non si parla direttamente di "quel" carico specifico. Lo stimolo cognitivo e psicologico sarebbe maggiore: pensiero, fantasia e narrazione condivisa anche quando si fa qualcosa insieme in silenzio totale, (come leggere, studiare, scrivere) mette in moto una dimensione relazionale.
Un punto interessante dello studio rimanda a un'altra questione di cui ci siamo occupate, cioè i benefici sulla longevità del fare le cose insieme ad altre persone: chi coltiva o rafforza le proprie amicizie ha una salute fisica e psicologica migliore (meno depressione, più senso di controllo, più attività fisica). Un ulteriore contributo viene da uno studio coreano sull’importanza relativa delle relazioni amicali parlando del loro impatto sulla felicità: nelle persone più anziane, i contatti con amici e le amiche pesano più di quelli con i familiari nel prevedere felicità soggettiva. Questo smonta l’idea che "famiglia uguale rapporto privilegiato" e anzi ci invita a rivalutare la dimensione affettiva orizzontale della cerchia amicale.
La scienza ci dice che non siamo programmati, programmate, per la solitudine e che la felicità — nei suoi frammenti quotidiani — sembra amplificarsi nel tempo trascorso insieme ad altre persone. Forse in quest'epoca tutta selfie, tutta videochiamate e tutta social, sarebbe utile ricordarsi che oggi come oggi abbiamo più occasioni di isolamento che di incontro ma che la scelta è comunque nostra.
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