Come affrontare il burnout? Ne parliamo con il Dottor Federico Russo
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“Burnout” significa, letteralmente, “bruciato”. Ma per capire meglio il suo significato possiamo tradurlo con “esaurito” o “scoppiato”. Abbiamo parlato di questa condizione con Federico Russo, psicoterapeuta, ma anche direttore clinico di Serenis, centro medico online per il benessere mentale.
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Dottor Russo, cos’è il burnout di preciso?
Innanzitutto partiamo col dire che non tutte le persone stressate soffrono di burnout. La prima definizione che abbiamo di questa sindrome viene dal 1986 e appartiene a Christina Maslach. Dice che «il burnout è una sindrome di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale, che può manifestarsi in soggetti che svolgono un lavoro sociale di diverso genere». Quest’ultimo aspetto è importante: il burnout colpisce soprattutto chi lavora a contatto con le persone e convive con una situazione professionale logorante per corpo e mente, che si protrae a lungo e diventa causa di uno stress cronico e di tensione emotiva. A lungo andare rischiamo di perdere noi stessi, di provare apatia, ansia e sentirci demoralizzati.
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Ma quali sono le cause di questa sindrome?
Si tratta di un mix di più fattori. In ogni caso, alla base del burnout, c’è uno squilibrio fra le richieste del lavoro e le nostre capacità personali di farvi fronte. Solitamente è più esposta al rischio di burnout la persona che ha riversato su di sé delle aspettative esagerate - spesso dettate da perfezionismo e da una forte rigidità - quella che non ha le qualifiche adeguate per il lavoro che sta svolgendo - questo fa sì che abbia uno scarso controllo sulle proprie mansioni - quella investita da un forte stress lavorativo, quella depressa. Ma si tratterebbe, in questo caso, di depressione reattiva, che si sviluppa dopo aver provato a iper-compensare una situazione di stress protratto.
Il burnout, inizialmente associato a contesti lavorativi, può estendersi ad altri ambiti della vita, come ad esempio il ruolo genitoriale?
Sì, esiste il burnout genitoriale, e posso confermare che essere genitori può essere incredibilmente impegnativo. In questo caso parliamo di un esaurimento psicologico ed emotivo, che può farci sentire inadeguati, affaticati, irritabili, emotivamente distaccati dai nostri figli. Potrebbe persino farci fantasticare su una possibile fuga o abbandono del ruolo genitoriale. Questo tipo di burnout è maggiormente influenzato da fattori psicologici e sociali (come ad esempio un cambiamento nel ruolo genitoriale, la perdita di autorità dei genitori sui figli, l’aumento delle loro esigenze), piuttosto che da predisposizioni genetiche o mediche. A complicare le cose c’è anche un’eventuale coesistenza di impegno genitoriale e impegno lavorativo: stress e affaticamento, in questo caso, sono dietro l’angolo. Se poi ci aggiungiamo la pressione sociale alla base delle aspettative create attorno al ruolo genitoriale…
Quali sono i trattamenti e i percorsi consigliati per uscire dal burnout?
La cura del burnout è un processo personalizzato che richiede una valutazione approfondita da parte di professionisti medici, psicoterapeuti o psicologi. La diagnosi accurata è fondamentale per stabilire il trattamento più adeguato, perché il burnout è influenzato da molte caratteristiche individuali e non può essere generalizzato. Nella maggior parte dei casi la psicoterapia, sia online sia in presenza, risulta essere efficace nel trattare il burnout. Ci sono diversi approcci terapeutici per farlo: la terapia cognitivo-comportamentale, che si focalizza sui comportamenti pratici; la terapia psicodinamica, che esplora l'inconscio e il passato; la terapia sistemico-relazionale, che considera le dinamiche relazionali. Anche i trattamenti basati sulla mindfulness possono essere d’aiuto, come le terapie CBT di terza generazione. La scelta tra questi approcci dipende dal professionista della salute mentale e dalle caratteristiche della persona.
È necessario l’uso di farmaci?
Il ricorso ai farmaci è raro e dovrebbe essere sempre prescritto da uno psichiatra. La psicoterapia è spesso più che sufficiente per trattare questo tipo di condizione. Tuttavia, in alcuni casi, un medico di base potrebbe prescrivere farmaci per gestire manifestazioni correlate al burnout, come la nausea, l’emicrania o la gastrite.
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