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Moderni gladiatori, senza il permesso di parlare di sentimenti: e dove non c'è intimità non c'è amicizia, solo cameratismo

Moderni gladiatori, senza il permesso di parlare di sentimenti: e dove non c'è intimità non c'è amicizia, solo cameratismo
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Gli uomini insieme fanno tutto: lavorano, praticano sport, condividono successi e discutono animatamente, si divertono.
Ma c'è un piccolissimo problema; non si parlano. 
di Eugenia Nicolosi

"Mio caro Vincent la vita è davvero lunga e triste", scriveva Paul Gauguin (a Vincent Van Gogh). Si sbilanciavano in complimenti reciproci e appassionati dialoghi anche Albert Camus e Jean-Paul Sartre e una profonda amicizia unì Eugenio Montale e Italo Calvino - il primo non mancava di elogiare e dimostrare - pubblicamente - di conoscere a memoria i versi del secondo.

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I rapporti tra uomini, amici, colleghi, erano costruiti su delle infinite scie di parole, parlate e scritte, in una restituzione continua di sentimenti e opinioni. Erano. Perché oggi i maschi tra loro non parlano più e l'emotività è svanita: mancano cioè, gli indici necessari a chiamare i loro rapporti, "amicizia".

come si sta a non aver nessun amico intimo, senza abbracci?

E lo dicono i dati, mica lo pensiamo noi: il numero di amici intimi è ovviamente cambiato da quando, nel 1990, il 55 per cento degli uomini dichiarava di avere sei o più amici stretti. Nel 2021–2024, questa percentuale è scesa a circa 26–27 per cento: meno della metà rispetto a fine anni Ottanta. Parallelamente, è aumentato drasticamente il gruppo di uomini che non ha nessun amico intimo: si è passati dal 3 per cento del 1990 a circa il 15–17 per cento nel 2024. Questo declino testimonia che l’isolamento emotivo tra gli uomini non è un fenomeno limitato ad alcune aree, identità o età, ma una questione culturale collettiva.

Le cause, va da sé, sono culturali e sociali: nei tempi più moderni, gli uomini etero per qualche ragione aspettano che sia la partner a organizzare la loro socializzazione, quindi se la scelta di come impiegare il tempo libero dipende solo da loro è facile che restino da soli a casa, a coltivare i loro hobby, oppure che pratichino sport, ottimo per la socialità, raramente terreno adatto a conversazioni profonde. Soprattutto però, inutile nascondersi dietro a un dito, a giocare la partita sono le norme della mascolinità e lo stigma emotivo.

Parlare di sentimenti, quali che siano (amore, paura, ansia, gioia) è ancora percepito come un segno di fragilità e dipendenza e qui rientra anche il tema del contatto fisico: gli uomini non si abbracciano mai, a meno che non sia per celebrare in modo gladiatoresco un successo collettivo, tipo la squadra del cuore che vince i mondiali. Non per affetto, non per vicinanza, non per sostegno. 

riprendere le fila della confidenza tra maschi, una chat alla volta

A occuparsi del rema, non senza timori e impressioni personali, è stato l'editorialista del New York Times Sam Graham‑Felsen (che è anche ex blog director della campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008). Sam Graham‑Felsen propone però alcuni passi concreti ai suoi "congeneri" per invertire la tendenza e recuperare spazi di intimità tra maschi: prendere l'iniziativa inviando un messaggio, proponendo un incontro, ritrovare spazi di dialogo dai quali partire per parlare di sé - può essere il commento a un podcast o a una partita di calcetto e, soprattutto, accettare la vulnerabilità propria e altrui. Aprirsi è un atto di fiducia, di crescita e di miglioramento di sé e genera quella confidenza necessaria affinchè un rapporto passi dal cameratismo all'amicizia.

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Gli impatti di una crescente assenza di legami profondi tra maschi sono sia sulla salute mentale che fisica: secondo le ricerche sul fenomeno della "friendship recession", la mancanza di relazioni sociali di qualità aumenta il rischio di mortalità prematura, comparabile a quello da fumo, obesità o sedentarietà, stimola ansia, depressione, problemi cardiaci e indebolisce il sistema immunitario.

il permesso di provare - e dichiarare - sentimenti intensi

Perché gli uomini faticano così tanto a parlarsi davvero? Non è questione di mancanza di sensibilità o un indicatore di superficialità: gli uomini le emozioni le provano, solo che non le esprimono. È, piuttosto, il prodotto di secoli di cultura che ha insegnato loro – spesso senza parole, solo per esempi – che mostrare vulnerabilità equivale a perdere forza nell'idea che questi due termini siano uno il contrario dell'altro.

E allora l’unico contatto fisico tra amici maschi è una vigorosa pacca sulla spalla. Il pianto, le paure, le insicurezze vengono censurati. E quando metà della popolazione si sente in dovere di nascondere il proprio sentire, il danno atterra su tutta la società. Le emozioni represse non spariscono: si trasformano. A volte in apatia, a volte in rabbia, talvolta in dipendenze, violenza (agita o subita) o isolamento.

Vincent van Gogh e Paul Gauguin, nella loro inquietudine, condivisero un periodo intensissimo ad Arles nel 1888, fatto di confronto artistico e tensioni emotive. Si scrivevano lettere intrise di ammirazione e disperazione, con parole che oggi suonerebbero imbarazzanti alle orecchie di molti, troppi, uomini e ragazzi. Ma la loro era una forma di amore, amore fraterno, burrascoso e reale, che ci rivela solo una cosa: un tempo gli uomini avevano il permesso sociale di provare sentimenti forti, di dichiararseli, di confrontarsi su di essi. A un certo punto quel permesso è stato negato dall'avanzata di una mascolinità idealizzata, rude e che non fa bene a nessuno, soprattutto ai maschi.