Incel, "solitudine maschile" e violenza sulle app: davvero diamo la colpa a Internet?
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È facile oggi sentir parlare di "solitudine maschile" come di un’ingiustizia sociale, di Incel (celibi involontari) come uno strano prodotto creato dalla misoginia sul web e di postura arrogante, violenta e superficiale nei dialoghi con le donne "sulle app". Tutte queste espressioni sono invece la manifestazione di una cultura millenaria, questioni tutt'altro che nuove, e collocarle nello spazio del web o della contemporaneità significa rifiutarsi di vedere che origina da un sistema di valori e credenze che gli uomini (etero) abitano, consciamente o inconsciamente. Signfica ridurli a episodi, rendendosi complici di chi insiste nel non volerle affrontare.
"nessuno/a mi capisce": l'epidemia della solitudine maschile
Sui social e sui forum si parla di "epidemia di solitudine maschile" in riferimento ai dati e alle confessioni di maschi etero: gli uomini stanno sperimentando livelli crescenti di solitudine e isolamento, con tutti i potenziali, relativi, impatti negativi sulla salute mentale, fisica e pubblica (l'uomo che soffre se la prende con il/la prossimo/a).
Le ricerche indicano che una grossa parte degli uomini dichiara di non avere amici intimi, che la solitudine è collegata a vari effetti negativi sulla salute, che le norme e le aspettative sociali sulla mascolinità che enfatizzano forza, arroganza e indipendenza, possano impedire agli uomini di esprimere le proprie emozioni e quindi di costruire legami sociali profondi. Dalla solitudine al celibato involontario è un attimo: in questo contesto, gli “incel” (involontariamente celibi) non sono un’anomalia, ma sempre più una regola.
Non perché “nessuno li voglia”, come amano raccontarsi, ma perché non sanno (o non vogliono) cambiare registro. Molti uomini si lamentano di non essere amati, ma non si pongono mai una domanda fondamentale: sono amabili? Pretendono amore, accettazione e sesso come fossero diritti di nascita, mentre continuano a riprodurre atteggiamenti aggressivi, misogini, egoistici, superficiali e immaturi del tutto incompatibili con relazioni affettive sane.
incel, prodotto contemporaneo dei social o fenomeno endemico?
Si sentono esclusi, ma rifiutano di mettersi in discussione. Parlano di “uomini scartati” sulla base di caratteristiche sociali ed estetiche, ma ignorano che se oggi le donne single sono sempre di più è perché a mancare sono le caratteristiche intellettuali ed emotive. Uomini che non sanno ascoltare, interagire o rispettare non sono uomini che sanno amare. E perché le donne vorrebbero affiancarsi a qualcuno che non le ascolta, rispetta, ama? Non vogliono essere madri accudenti di adulti infantili, non vogliono “salvare” nessuno, né essere salvate: vogliono un partner che le tratti da pari e da trattare da pari.
La cornice delle app di incontri, spesso accusate di alimentare la misoginia - quindi la solitudine maschile - non è quella di uno spazio che insegna la violenza, ma la riproduce: quello che avviene dentro le app non dipende dalle app, le app stanno solo rendendo visibile ciò che prima era sommerso o diluito nei racconti di esperienze orrende tra amiche. Oggi ci sono gli screenshot a dimostrare quanto un maschio possa essere superficiale, violento, arrogante.
Le app di incontri o, in generale, gli spazi online dei social e dei forum sul web, non stanno "creando incel", li stanno rivelando. Dietro ogni profilo ignorato, ogni match che non arriva, ogni conversazione che non decolla, c’è spesso un uomo che non ha mai imparato a parlare, ad ascoltare, ad avere conversazioni brillanti. C'è, spesso, un uomo che crede ancora che basti “essere uomo” per meritare l’attenzione di una donna. Cosa è cambiato allora? Tutto tranne lui. Ed ecco perché si sente solo e isolato. Gi uomini non riescono a trovare percorsi di miglioramento, piuttosto continuano a pretendere con una tenacia inumana che siano gli altri e le altre ad adeguarsi a loro, ad amarli così come sono, a ridere alle loro battute quando non fanno ridere, a sostenerli mentre calpestano le persone che hanno intorno.
Dare la colpa al web: l'ultimo stadio della cura cieca
La cultura incel e la propagandata solitudine maschile sono fenomeni inquietanti e ovviamente legati tra loro, di fatto sono l'uno lo specchio dell'altro, e si manifestano al massimo online e negli spazi digitali. Ma non è con empatia o carezzevole comprensione (di cosa, poi?) che le donne, le persone queer, le persone marginalizzate (dai maschi) devono affrontare il problema e farsene carico. Gli uomini si aspettano - e lo vedo dai messaggi privati che mi arrivano sui social - che sia sempre qualcun altro, qualcun'altra, a farsi carico dei loro problemi, a trovare soluzioni così che loro possano continuare a non fare assolutamente niente per cambiare la loro condizione se non forzare gli altri e le altre ad adeguarsi a essa.
No: gli uomini che vogliono smettere di sentirsi isolati e soli devono costruirsi come persone relazionabili, disimparare il dominio e imparare la reciprocità, accettare che il loro desiderio non ha più valore del desiderio altrui. D'altro canto è utile slegare la solitudine maschile e la cultura incel dai social e dal web: non c'è favore più grande che possiamo fare alla solitiudine maschile e alle manifestazioni violente che insistere nel ridurle a episodi random. Leggere queste espressioni come figlie del momento o, peggio, delle piattaforme, significa essere complici di un sistema che non le vuole affrontare per quello che sono: cultura.
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