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Dove sono finite le bambine? Se a quattro anni si domandano se sono "brutte" abbiamo fallito come società

Dove sono finite le bambine? Se a quattro anni si domandano se sono brutte abbiamo fallito come società
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Non bastava vedere bambine di otto anni parlare di make up e skin care sui social, né basta vederle indossare abbigliamento da adulte.
L'ascesa inquietante delle beauty rating app ha definitivamente cancellato il diritto all'infanzia.
di Eugenia Nicolosi

Quando una bambina di quattro anni domanda a chi le sta intorno "sono brutta?", vuol dire che abbiamo fallito come società e che l'infanzia è passata dall'essere un diritto universale a essere un privilegio per poche. Pochissime.

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C’è infatti un nuovo terribile passatempo che scorre sugli schermi degli smartphone lasciati tra le manine delle giovanissime: le cosiddette beauty rating apps, applicazioni che promettono di dare un voto al volto caricato in foto o in video. Il meccanismo è semplice (e perverso): un algoritmo, o talvolta la community stessa, assegna un punteggio alla bellezza di chi si espone.

Non bastava che le bambine venissero esposte a messaggi indiretti e vincolanti - osservando le adulte attorno a loro, le influencer, le principesse dei cartoni animati - adesso, grazie a queste app, sono nelle condizioni di esporsi a critiche dirette sul loro stesso volto e cascare nelle reti impossibili di disturbi alimentari, autostima bassa, bullismo, ansia, depressione. Sì: a quattro anni. 

le app che valutano il viso delle bambine e danno consigli di bellezza

Infatti non è soltanto "un gioco innocuo", come a molti genitori fa comodo pensare. Queste app agiscono come specchi deformanti che spacciano per “oggettivo” un concetto di bellezza in realtà costruito su standard rigidi e inumani: simmetria millimetrica, pelle senza pori, labbra turgide, naso inesistente, occhi grandi, gote rosa. E usano l'intelligenza artificiale per analizzare le caratteristiche del viso. E sappiamo cosa pensa l'intelligenza artificiale delle caratteristiche dei visi.

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Beauty Score Showdown offre un punteggio di bellezza basato su una competizione per scoprire chi ha il viso più bello tra quelli caricati. Facescore utilizza l'AI per valutare la bellezza del viso basandosi su simmetria e proporzioni e offre suggerimenti personalizzati e poi c'è YouCam AI Chat, che offre un test di bellezza che valuta il viso per suggerire look e acconciature adatti.

Dove sono finiti i volti reali ce lo chiediamo da tempo. Oggi occorre domandarsi e pure con urgenza dove sono finite le bambine. Ma anche come abbiamo potuto permettere che ciò accadesse: come abbiamo potuto consentire la normalizzazione di questo linguaggio estetico tra le preadolescenti. Bambine di dieci, undici anni che sui social discutono di skincare routine, fondotinta, filler virtuali e filtri bellezza come se fossero adulte.

una bambina che parla di skincare non è "dolce": è inquietante

Piccole donne senza passaggio intermedio, catapultate in un mondo dove l’infanzia non è altro che un ostacolo da cancellare in fretta. Dove sono finite le bambine che si sporcavano le mani con i pennarelli, che giocavano a travestirsi per ridere e non per accumulare like? La visione di una bambina che parla con serietà di “skin barrier” o di “trucco naturale” non è dolce, non è divertente, non è solo surreale: è allucinante, inquietante, violenta.

Significa che il linguaggio della bellezza adulta — con tutto il carico di ansie, frustrazioni e ossessioni che porta — è scivolato verso età sempre più basse. Il risultato è un’intera generazione che impara prima a valutarsi dall’esterno che ad ascoltarsi dall’interno. Le beauty rating apps sono soltanto l’ultima evoluzione di un mercato che lucra sull’insicurezza. Ma il prezzo non lo pagano le aziende: lo pagano le bambine o quelle che un tempo avremmo chiamato così.