Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Ci vogliono bambine: il problematico standard di bellezza promosso dalla beauty industry

Ci vogliono bambine: il problematico standard di bellezza promosso dalla beauty industry
(getty)
Lentiggini, magrezza, naso piccolissimo, occhioni: la bellezza dominante sembra ormai palesemente quella "delle bambine"
E questo standard promosso dall'industria solleva molti - molti - problemi
di Eugenia Nicolosi

Non è più sufficiente dire che l'industria della moda e l’industria della bellezza "celebrano la giovinezza" perché siamo andate molto oltre: non si limitano a valorizzare il viso e il corpo giovani, ma incoraggiano e spingono le donne a calarsi in un canone estremo. E quando la forma ideale della femminilità è quella di una bambina, siamo davanti a un problema immenso.

Come spiegare gli stereotipi di genere ai bambini

lentiggini, occhioni, nasini: le industrie ci vogliono bambine per sempre

La verità è che sempre di più, ultimamente, assistiamo a una propaganda che non propone la freschezza della gioventù limitatamente alla ricerca di volti senza rughe ma che sembra veicolare l’infantilizzazione estetica. Basta guardare quali tratti vengono premiati e trasformati in "filtri social" (quindi venduti): gote rosa, pelle liscia e senza pori, lentiggini, nasino di cartilagine, assenza totale di peli, magrezza minuta, lineamenti piccoli, occhi ingranditi dal trucco, voce sottile. La fragilità delle bambine è stata elevata a fascino e a standard universale la donna desiderabile deve assomigliare il più possibile a una persona che non è ancora diventata adulta e tutto ciò che comunica maturità viene percepito come poco femminile.

È già problematico evidentemente che la femminilità, per essere desiderabile, dovesse sempre contenere una promessa di innocenza, dipendenza, malleabilità e vulnerabilità perché quando un intero sistema di immagini insiste nel rendere erotizzabili i codici dell’infanzia stiamo parlando della estremizzazione di gerarchie di potere.

il vero problema è qualcosa che fatichiamo perfino a pensare

Vogliono che restiamo bambine per sempre? In senso simbolico sì: vogliono che le donne rimangano impegnate nella corsa al raggiungimento di uno standard irrealistico, come sempre, perché è uno strumento di distrazione. E vogliono che le donne rimangano aggrappate a un concetto di femminilità non minaccioso e contenibile, altrimenti non sono "desiderabili". È una femminilità costruita sulla sottrazione: meno età, meno corpo, meno peli, meno voce, meno spigoli, meno autodeterminazione, meno realismo e meno potere.

Ma il problema vero, quello che ci deve costringere a rielaborare lo standard è come tutto questo trasforma il concetto di "bambina", come cioè vediamo le bambine vere. Dentro questa riflessione ci chiediamo se esiste un margine per interrogarsi sul rapporto tra questi standard e una cultura che erotizza tratti infantili. 

standard di bellezza e infanzia non possono coincidere

E siccome quel margine esiste, ignorarlo per pudore significa lasciare che il problema diventi ancora più grande. Occorre invece riconoscere che c’è qualcosa di inquietante in un immaginario erotico che spinge il desiderabile verso il preadulto e anche perché in questo modo è inevitabile che si trascinino le vere bambine dentro un campo visivo già carico di sessualizzazione.

Perché se i tratti infantili diventano il modello della desiderabilità, le bambine reali non restano più fuori dallo sguardo culturale anzi in qualche modo lo dominano. Anche se nessuno lo ammetterà mai esplicitamente.

Ma infanzia ed erotizzazione non possono coincidere, lo capiamo tutti e tutte, giusto? Invece qui cominciano a sfiorarsi, quindi il problema è il sistema che ha reso questo avvicinamento pensabile.