Crescere una figlia è più faticoso che crescere un figlio ed è una questione sociale
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What's the story? Secondo molti genitori crescere un figlio è più facile che crescere una figlia. Detta così sembra che nasca dal classico stereotipo secondo cui "i maschi sono più semplici", che nasce dall'idea che le "femmine" vadano tenute d'occhio (e da chi, se non dai maschi?).
Però il dato esiste davvero: arriva da un sondaggio condotto da Childcare.co.uk su 6.225 genitori del Regno Unito con figli e figlie tra i sei mesi e i quindici anni.
le ricerche Uk che analizzano il problema
Il risultato è che il 66 per cento degli intervistati dice che i maschi sono più facili da crescere. Il 17 per cento ritiene invece più semplici le femmine, il 13 per cento sostiene che entrambi siano difficili, mentre appena il 4 per cento considera facile crescere figli o figlie indipendentemente dal genere o dal sesso.
Tra le ragioni indicate da chi preferisce, almeno sulla carta, la gestione dei maschi ci sono bisogni emotivi percepiti come più maneggevoli, maggiore resilienza, migliore comunicazione e comportamento più semplice da governare.
Il sondaggio individua anche le età considerate più complicate. Per le figlie, la fascia "critica" sarebbe quella tra i 12 e i 15 anni, indicata dal 42 per cento dei genitori. Per i figli maschi, invece, il momento più difficile arriverebbe prima, tra i 5 e gli 8 anni. Insomma, le bambine diventerebbero più faticose con l’adolescenza, i maschi durante l’infanzia piena, quella delle corse, delle botte e dei muri scarabocchiati.
Chiaramente non siamo davanti a una verità scientifica sulle differenze di fatica nella crescita di figlie o figli, non ancora. Siamo davanti alla percezione, quando si parla di genere, che è sempre piena di vecchie convinzioni (o proprio credenze popolari).
Dire che le figlie sono più difficili spesso significa dire che la loro crescita viene osservata con più ansia e più controllo perché una figlia adolescente riassume tutti gli spauracchi legati al corpo femminile: uno spazio (sì, è assurdo) su cui la famiglia proietta paure antichissime. Sopra ogni cosa legate alla sessualità e alla necessità di "stare attenta". Ripetiamo: secondo questa logica dovrebbe essere più faticoso e ansiogeno crescere dei maschi: se è "dai maschi" che le figlie femmine devono tutelarsi "stando attente", conviene forse educare loro. Ma ok.
Con i maschi d'altro canto la società è più indulgente e a loro viene perdonato tutto in virtù di cose che sappiamo (la trappola del "sono maschi", ed è una trappola per le donne).
The Daughter Penalty, la penalità della figlia
C’è poi un secondo filone di ricerca, molto più solido del sondaggio, che sposta la questione dal carattere delle figlie alla struttura della famiglia. Si chiama The Daughter Penalty, la penalità della figlia, ed è uno studio firmato da Sonia Bhalotra, Damian Clarke e Angelina Nazarova. Lo staff di ricerc a ha analizzato dati longitudinali del Regno Unito per capire se il sesso / genere del primo figlio incida sulle conseguenze economiche e familiari della genitorialità.
Il risultato è che nel Regno Unito la penalizzazione che le donne subiscono dopo la nascita di un figlio - la cosiddetta child penalty.- è più forte quando a nascere prima è una figlia. Nel senso: diventare madri riduce reddito, occupazione e ore lavorate molto più di quanto non accada ai padri; ma questa frattura si allarga ulteriormente quando nasce una figlia.
Secondo la sintesi dell’Institute for Social and Economic Research dell’Università dell’Essex, nei cinque anni successivi alla nascita le madri di figlie registrano una penalizzazione dei guadagni del 26 per cento rispetto ai padri di figlie. Per le madri di figli maschi, il divario rispetto ai padri è del 3 per cento.
La differenza riguarda anche occupazione, ore lavorate, lavoro domestico, cura, salute mentale e atteggiamenti verso i ruoli di genere. La nascita di una figlia sembra infatti spingere la famiglia verso una divisione più tradizionale dei compiti. Le madri fanno più lavoro domestico, si assumono una quota maggiore della cura e risultano più spesso la figura principale nell’accudimento mentre i padri non subiscono lo stesso arretramento. Anzi: tra i padri di figlie viene registrata perfino una maggiore soddisfazione nella relazione di coppia..Misteri della pace domestica, o forse no.
se è più faticoso crescere una figlia il problema è sociale
Il punto più interessante della daughter penalty è che non descrive le figlie come un peso, semmai descrive come l’ambiente si riorganizza attorno alle figlie partendo dal fatto che quando nasce una bambina, la famiglia sembra diventare più conservatrice.
Le madri riducono più spesso il lavoro retribuito, aumentano quello gratuito, riportano più stress e interiorizzano in misura maggiore ruoli di genere tradizionali. Le figlie, quindi, crescono in case dove vedono più facilmente la madre occuparsi della cura, rinunciare a una parte del lavoro, assumere il ruolo di perno silenzioso dell’organizzazione familiare.
La domanda "è più faticoso crescere una figlia?" rischia di essere mal posta, forse la domanda vera è: perché crescere una figlia attiva così presto più controllo, più paura, più lavoro materno, più ritorno ai ruoli tradizionali? Perché davanti a una bambina il sistema familiare sembra sentire il bisogno di irrigidirsi? Perché, ancora oggi, una figlia viene educata dentro un perimetro più stretto?
La fatica attribuita alle figlie potrebbe essere, e probabilmente lo è, la fatica di crescere bambine dentro una società che continua a considerarle più esposte. E intanto le madri, soprattutto le madri di figlie, continuano a pagare un prezzo maggiorato perché fanno più fatica nella cura quotidiana e perché diventano il primo modello di quel sacrificio. Non va bene.
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