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pensa di avere figli? 3 minuti di lettura

E parlando di maternità: la Child Penalty è una cosa reale?

E parlando di maternità: la Child Penalty è una cosa reale?
La maternità letta da una lente sociale porta con sé alcuni contenuti.
Tra questi la "child penalty": quel fenomeno per cui le madri guadagnano meno
di Eugenia Nicolosi

Normalmente parleremmo di "genitorialità". Ma se il tema è la child penalty siamo costrette dalle circostanze a parlare solo di maternità. Cosa è la child penalty (da child, bambino/a e penalty: penalità)? Una penalità nel senso stretto del termine subita sul posto di lavoro dalle donne che diventano madri, ma non dagli uomini che diventano padri (anzi loro vengono promossi o almeno invitati a brindare). Tanto è vero che il termine è intercambiambile con "motherhood penalty" (penalità della maternità). Ma è una cosa reale?

Emiliana Alessandrucci parla di gender pay gap, lavoro di cura e politiche di conciliazione

donne, maternità e soldi: come andiamo in italia (breve)

Attualmente le donne rappresentano solo il 42,8 per cento della forza lavoro. Il che fa dell'Italia una delle ultime nazioni in Europa. Con il 51,7 per cento delle donne occupate, l’Italia ha quindi il tasso di occupazione femminile più basso dell’Unione Europea, ci supera solo la Grecia (51,8 per cento). Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo ci sono sette fattori chiave responsabili della persistenza del divario di genere in Italia: la segregazione della forza lavoro (i tradizionali ruoli di genere hanno influenzato la separazione dei compiti anche sul lavoro: cioè le donne lavorano in settori specifici); la mancanza di donne nei settori ad alta retribuzione (secondo la Banca Mondiale nel 2020 le donne rappresentavano  il 23 per cento dei dipendenti in posizioni di senior e middle management in Italia); i pregiudizi che spingono le donne a chiedee il part time e le aziende a proporlo; la mancanza di lavoro agile; la differenza della scelta del percorso di istruzione (a molte bambine viene sconsigliato di iscriversi a facoltà STEM); la mancanza di opportunità di crescita dentro le aziende (dovute agli stereotipi di genere) e la child penalty.

la child penalty esiste davvero?

Quello della child penalty è un fenomeno sociale, economico e culturale che si osserva sul posto di lavoro: le donne che diventano madri guadagnano di meno delle donne senza figli, oltre che ovviamente degli uomini. Ma del gender pay gap ne parliamo altrove.

Una scena di Jane the virgin
Una scena di "Jane the virgin"  (netflix)

La penalità di avere dei bambini o anche come si dice nei Paesi anglofoni "della maternità" è affrontata praticamente soltanto dalle donne su cui il congedo di maternità e le responsabilità di allevare i figli incidono negativamente sulla loro progressione di carriera e quindi sul potenziale di guadagno. Sappiamo che molte donne dopo la maternità lasciano il lavoro, è vero, ma quelle che non lo lasciano non tornano al tempo pieno - se lo avevano prima - né lo chiedono dopo. Di conseguenza la loro carriera subisce uno stop, sia nell'avanzamento sul piano delle responsabilità che nella retribuzione. 

Ma "child penalty" è un termine coniato dai sociologi ormai oltre vent'anni fa: è stato provato che le madri che lavorano incontrano svantaggi in termini di retribuzione, competenza percepita e benefici subendo una discriminazione in più rispetto a quella subita dalle donne senza figli.

Nello specifico, le donne potrebbero subire una penalizzazione salariale che comporta un divario retributivo tra madri e non madri superiore a quello già esistente tra uomini e donne. Le madri però possono anche subire valutazioni peggiori sul posto di lavoro perché percepite come meno concentrate, meno affidabili e meno autorevoli rispetto alle donne che non sono madri. Ovviamente le madri possono sperimentare diseguaglianze in termini di opportunità assunzione, di retribuzione e di ruoli. Ma, ancora, la child penalty non è solo un fatto suffragato dai dati: è un fenomeno complesso da leggere da una chiave sociale. Per esempio partendo dalla notizia che non c'è alcuna child penalty per i padri. 

Una scena di Motherhood - Il bello di essere mamma
Una scena di "Motherhood - Il bello di essere mamma "  (instagram)

Nessuna "child penalty" per i papà

Naturalmente non siamo le prime a occuparsene. Anzi, il Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti ha fatto una serie di ricerche per dimostrare che la child penalty esiste e che è tutta in carico alle donne, quindi alle madri. Così ora sappiamo che anche se circa il 71 per cento delle madri lavora e che le donne sono l’unica o la principale fonte di reddito nel 41 per cento delle famiglie, i loro guadagni delle donne subiscono una falciata quando diventano madri. La ricerca ha dimostrato che i responsabili delle assunzioni hanno meno probabilità di assumere madri rispetto alle donne che non hanno figli, e quando i datori di lavoro fanno un'offerta a una madre, le offrono uno stipendio inferiore rispetto a quello che offrono a donne senza figli. Gli uomini, invece, non subiscono alcuna penalità quando diventano papà. Anzi, in effetti, ci sono prove di premi, sigari, inviti a cena e "bonus di paternità" in cui i loro guadagni effettivamente aumentano.

gli stereotipi di genere alla base di tutto

Infatti uno studio del Census Bureau ha scoperto che in una coppia eterosessuale, tra due anni precedenti alla nascita del primo figlio e un anno dopo, il divario salariale raddoppia tra i genirori e continua ad aumentare finché il bambino non raggiunge i 10 anni. Ma anche che, quando e se successivamente si restringe, non scompare mai del tutto.

La ragione di tutto questo è la resistenza dei vecchi stereotipi sui padri come capifamiglia e sulle madri come badanti naturali. Nonostante le leggi le donne continuano a subire discriminazioni sul posto di lavoro. E molte madri che lavorano sono escluse da ruoli di leadership perché alcuni datori di lavoro presumono che gli impegni di cura assistenza le rendano candidate inadeguate. Sfortunatamente, molti dei nostri luoghi di lavoro funzionano ancora secondo questo modello obsoleto che presuppone che un genitore sia il principale capofamiglia e l’altro il principale caregiver.

E non parliamo delle madri single: oggi in Italia le madri single sono uno dei gruppi che corre di più il rischio di vivere in povertà. Il rapporto annuale ISTAT, pubblicato a luglio 2022, ci dice che l'80 per cento delle delle famiglie monoparentali che vivono in povertà assoluta sono composte da madri single. Sono circa  2,28 milioni le donne che vivono in povertà.