Cinque ore (e oltre) al giorno: il "lavoro invisibile" delle donne italiane
È il lavoro svolto per una retribuzione minima o nulla e comprende il lavoro svolto all’interno della casa o per l’azienda di famiglia (o in ufficio: come il lavoro emotivo).
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Già dieci anni fa si stimava che il lavoro invisibile, svolto per la maggior parte da donne, per la maggior parte nella sua forma di assistenza domestica. corrispondesse al 5 per cento del Prodotto Interno Lordo. Sì: perché le donne italiane dedicano quotidianamente 5 ore e 5 minuti al lavoro domestico al giorno mentre gli uomini arrivano al massimo a un’ora e 48 minuti, sempre al giorno.
il lavoro invisibile: definizione, così ci capiamo
Il lavoro invisibile è quel lavoro svolto in cambio di una retribuzione minima o assente e comprende il lavoro svolto all’interno della famiglia, sia dentro casa che per le aziende di famiglia. Ma comprende anche il lavoro di volontariato o quello svolto nell’ambito di un tirocinio non retribuito. Il lavoro invisibile è allora il cosiddetto lavoro di cura che viene tipicamente svolto dalle donne dentro casa mentre gli uomini svolgono quello produttivo e anzi: prorprio grazie al lavoro di cura delle donne dentro casa gli uomini possono svolgere senza pensieri quello produttivo fuori casa. E accadeva ieri come oggi: il lavoro invisibile è ancora tipicamente svolto dalle donne anche quando queste hanno un proprio lavoro produttivo fuori casa. Ma dal momento che il lavoro invisibile è culturalmente dato per scontato e non riconosciuto nella famiglia e nella società in generale, è difficile da sollevare come questione con quelle stesse donne che lo praticano oltre che con le istituzioni.
È facile intuire quanto il lavoro invisibile sia "normalizzato", in Italia come altrove, dal momento che nessun Paese europeo raccoglie dati in modo sistemico per monitorarne l'entità o l'impatto economico. In Italia, ad esempio, l’ultima statistica risale 2014.
Ed è un problema, non riconoscerlo come problema: il carico degli impegni familiari non retribuiti è il principale ostacolo all’ingresso nel mercato del lavoro (per le donne). Il lavoro invisibile infatti influisce sul numero delle ore di lavoro e quindi sul reddito. E in Italia, il 21 per cento delle donne non è nel mercato lavorativo proprio a causa dell’impegno svolto tra le mura domestiche oltre a un 11 per cento di donne con figli che non è mai riuscita a inserirsi nel mercato del lavoro.
quante donne sono lavoratrici "invisibili"?
Secondo il rapporto Care work and care jobs for the future of Decent work dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, a livello mondiale, i servizi di assistenza e di cura sono nella maggioranza dei casi non retribuiti. Sono 179 milioni le ore giornaliere di lavoro invisibile, che equivale a 22 milioni di persone che lavorano otto ore al giorno senza alcuna remunerazione. E il lavoro domestico non retribuito è svolto dalla popolazione femminile nel 76,2 per cento dei casi. Parliamo di 16,4 miliardi di ore dedicate al lavoro invisibile in casa: se questi servizi fossero valutati sulla base di un salario minimo orario, la ricchezza mondiale aumenterebbe di 11mila miliardi di dollari.
Sempre secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, gli uomini stanno recuperando terreno nel gap del tempo dedicato al lavoro di cura a un ritmo di 1,2 minuti in più al giorno. Un miglioramento però troppo lento, ovviamente: a questo ritmo l’uguaglianza di genere nel lavoro invisibile di cura si realizzerà nel 2066.
un problema secolare e per nulla invisibile
È un lavoro prendersi cura di una casa e crescere i figli. E il modo in cui questo avoro è diviso tra le persone che abitano in una stessa casa è un problema secolare perché le donne storicamente si occupano della maggior parte dei lavori domestici e della cura dei bambini. Biancheria, cucina, pulizie, riordino sono considerate pratice consuete, personali, ma sono quel lavoro invisibile che provocare burnout, ansia, depressione o anche perdita di capelli, problemi alla tiroide, insonnia e disturbi del sonno e che quindi diventa una questione di salute pubblica.
E invece nelle relazioni tra persone LGBTQ+ si tende ad avere una migliore divisione del lavoro invisibile. Da qui scopriamo che gli uomini possono trarre vantaggio da un maggiore coinvolgimento nei lavori domestici. C'è una ricerca di Harvard che è lo studio più longevo della storia sulla salute degli uomini e che ha seguito oltre 700 uomini da quando erano adolescenti e per più di 75 anni: è stato scoperto che la cosa più importante è la qualità delle relazioni. E la qualità delle relazioni si basa anche sul coinvogimento di ciascuno nei ruoli di cura e assistenza.
Ma al netto del genere, dare il giusto valore ai lavori domestici e alla cura dei bambini ci aiuterebbe a migliorare come società. Se dessimo valore alle cure, saremmo un Paese che retribuisce il congedo genitoriale in modo egualitario (quindi quello di paternità), aiuteremmo i genitori con servizi di l’assistenza all’infanzia e alla cittadinanza e pagheremmo un salario dignitoso alle persone che lavorano nel settore dell’assistenza. In questo momento, i dog sitter possono guadagnare più soldi delle persone che si prendono cura dei bambini o degli anziani.
NB: IL LAVORO INVISIBILE è ANCHE NELLE AZIENDE
All'interno delle organizzazionI aziendali le donne spesso svolgono un lavoro invisibile, dietro le quinte, chiramante non retribuito e non riconosciuto, ma proprio questo lavoro ostacola i loro avanzamenti di carriera. Le norme sociali che vedono le donne come delle badanti naturali nella loro vita personale spesso si estendono ai loro ruoli professionali, dove le donne svolgono compiti critici ma invisibili, essenziali per il funzionamento della squadra e dell'organizzazione.
Questi compiti spaziano dal lavoro emotivo, come la gestione e la regolazione delle emozioni degli altri, al tutoraggio informale e alla gestione delle relazioni, tutti volti a facilitare i processi lavorativi. Il lavoro invisibile svolto dalle donne è esattamente ciò che le organizzazioni affermano di valorizzare quando sottolineano l'importanza della "cultura aziendale" ma poi non lo fanno. Uno studio del 2021 sulle donne al lavoro rivela questa contraddizione: l'87 per cento dei/delle manager riconosce la necessità fondamentale di sostenere il benessere dei dipendenti. tuttavia, solo il 25 per cento ha effettivamente preso in considerazione il "supporto fornito" nella valutazione e nella retribuzione dei dipendenti. In sostanza, le donne svolgono con discrezione il lavoro ritenuto vitale per promuovere una cultura aziendale solidale e inclusiva, ma quella stessa cultura non riesce a riconoscere o premiare i loro sforzi.
Questa disparità crea un ciclo in cui il contributo delle donne viene messo in ombra e il loro tempo e le loro energie vengono distolti dalle opportunità di avanzamento di carriera. L'effetto è duplice. Direttamente, investire tempo in attività non riconosciute ostacola la capacità delle donne di impegnarsi in compiti che portano promozioni, opportunità e posizioni di leadership. Indirettamente, il loro impegno in lavori invisibili spesso li porta a ricoprire ruoli di supporto, limitando la loro visibilità e riconoscimento sul posto di lavoro.
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