Non è un Paese per mamme /2: la scelta tra lavoro e maternità è ancora obbligatoria
Sono quasi tutte donne le oltre 61mila persone che hanno dato le dimissioni nel 2022.
Il motivo? La maternità è inconciliabile con il lavoro.
E l'Italia resta sempre più indietro.
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Che il motivo dell'enorme volume di dimissioni femminili sia l'inconciliabilità della maternità con il lavoro lo dicono i dati: nel 2022 in Italia si sono dimesse più di 44mila madri (sul totale di 61.391 dimissioni). E lo dicono anche le persone che hanno lasciato il lavoro: l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha registrato la genitorialità come prima ragione dietro la scelta di dimettersi delle donne. Monitoriamo lo stato dell'arte delle madri in Italia: qui l'approfondimento sul 2022.
maternità e lavoro: ancora un sogno impossibile (in Italia)
Sono usciti i dati delle dimissioni del 2022: scopriamo che in Italia si sono dimesse oltre 44mila madri, un numero che ancora una volta conferma l'impossibilità tutta italiana di conciliare carriera e famiglia, se si è donne. Anzi, la difficoltà è perfino aumentata (del 17,1%) rispetto al 2021. Lo raccontano chiaramente i dati forniti dall’Ispettorato Nazionle del Lavoro che ha registrato le dimissioni presentate nei primi tre anni di vita del figlio o della figlia: 61.391.
Il fenomeno riguarda soprattutto le donne: il 72,8% dei provvedimenti (cioè 44.669 dimissioni convalidate) è legato strettamente alle difficoltà di conciliazione tra maternità e lavoro. Il 63% delle donne che sono anche madri infatti ha indicato tra le motivazioni "la fatica nel tenere insieme l'impiego e il lavoro di cura" a fronte del solo 7,1% degli uomini che sono anche padri. Il peso (che se ne abbia coscienza oppure no) del lavoro di cura è quasi totalmente sulle spalle delle donne: il rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha quantificato il tempo che le donne dedicano alla cura di figli (o a parenti anziani o fragili): 5 ore e 5 minuti di lavoro non retribuito di assistenza e cura al giorno. Gli uomini? Appena un’ora e 48 minuti. Infatti a spingere gli uomini a dare le dimissioni, ci dice sempre l'Ispettorato, è il passaggio a un'altra azienda (78,9%).
In Italia mancano i servizi alla cittadinanza
Le motivazioni relative alle difficoltà di conciliazione legate alla scarsa disponibilità di servizi sono il 32,2% del totale delle causali e riguardano l'assenza di parenti di supporto (in Italia si conta ancora sul welfare familiare), l'elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato quali asilo nido o baby-sitter e il mancato accoglimento al nido. Di contro, le motivazioni concernenti le difficoltà di conciliazione dovute all'organizzazione del lavoro o a scelte datoriali sono circa il 17,6% e riguardano condizioni di lavoro particolarmente gravose o difficilmente conciliabili con le esigenze di cura della prole, (che però pare essere un problema esclusivo delle madri) distanza dal luogo di lavoro, cambiamento della sede di lavoro, orario di lavoro.
Resta evidente la differenza di genere rispetto alle motivazioni. Per gli uomini, come visto, si tratta quasi sempre di un cambio aziendale mentre le madri che sono anche lavoratrici (anche secondo Confcommercio) restano escluse dal mondo del lavoro tout court: il tasso di partecipazione al lavoro per le donne tra i 15 e i 74 anni nel 2022 è stato del 48,2 per cento. Sono ben 11 punti percentuali in meno rispetto al 59,6% della media europea. E il gap è ovviamente più ampio a Sud (dove solo il 35,5 per cento delle donne lavora).
l'incompetenza (finta e strategica) dei padri
"Il problema non è delle donne: finché i padri si lasceranno trattare da incapaci ci sarà sempre disparità - dice Domitilla Ferrari, autrice di “Ti faremo sapere” il podcast di FEM prodotto da OnePodcast - le donne si occuperanno di tutto aggiungendo non solo fatica, ma carico mentale alle proprie giornate. Cosa possono fare gli uomini? Contare quanto tempo passano a occuparsi delle “cose di casa” e dei figli. Contare è un atto rivelatore delle proprie mancanze come dei propri successi. Possibile che tutti lo sappiano fare e poi ecco la weaponized incompetence (incompetenza strategica)".
Ma era tutto previsto: secondo un rapporto del governo sul 2021, quasi una donna italiana su cinque sotto i cinquant'anni ha lasciato il lavoro dopo aver avuto il primo figlio. E l'esclusione delle donne e delle madri dal mondo del lavoro non è priva di ripercussioni. L'Italia ha il tasso di occupazione femminile più basso dell’Unione Europea, il nostro Prodotto interno lordo subirà necessariamente una forte contrazione a causa dell’invecchiamento della popolazione e il ministro dell'Economia Giorgietti afferma che il sistema pensionistico non reggerà.
Ma non può essere tutto sulle spalle delle donne a cui viene chiesto di fermare il calo demografico in cambio del sacrificio enorme di privarsi dell'indipendenza economica (che fa arretrare l'economia di tutto il Paese).
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