Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
c'è ancora domani? Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Stringiamo le schede come biglietti d’amore: donne che (non) votano

Si va al voto per le elezioni europee (8 e 9 giugno): quante sono le donne che non votano, e perché?
Ma soprattutto, perché è fondamentale che proprio le donne vadano alle urne?
di Eugenia Nicolosi
La scena del voto nel film C'è ancora domani di Paola Cortellesi
La scena del voto nel film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi  (youtube)

Al centro della questione c'è il fatto che tantissime donne non votano. E probabilmente non voteranno alle elezioni europee dell'8 e 9 giugno. Il che è un problema perché il voto è un modo - anzi "il" modo - per entrare nello spazio pubblico e far sentire la propria voce. Se in Politica e nei partiti non c'è nessuno che ci somiglia, che parla come noi, che ha i nostri stessi bisogni o che sembra capire quali sono le urgenze è perché noi non votiamo. Semplice. Il 40 per cento delle persone non ha votato alle ultime due tornate elettorali (europee 2019 e politiche 2022) stabilendo il record storico dell’astensionismo.

Gilda Sportiello: "Non sono le associazioni alla tutela della maternità che volete nei consultori, ma gli antiabortisti"

donne che non votano (più)

In un inserto di 40 pagine della newsletter thePeriod, la giornalista, CEO e founder della stessa, Corinna De Cesare, affronta il tema delle donne che non votano con il contributo di Stefano Monti, Federica di Martino, Martina Micciché ed Espérance Hakuzwimana. Il titolo è "C'è ancora domani?" con il punto interrogativo, a differenza del titolo del film di Paola Cortellesi al quale inevitabilmente si finisce per far capo. Quando in Italia, per la prima volta, le donne furono chiamate a votare riuscirono a contraddire gli assunti di base del “modello delle risorse”: la teoria è che le risorse socioeconomiche delle persone definiscono nella struttura sociale una posizione di centralità o marginalità anche nella partecipazione al voto. Spieghiamo meglio: all'inizio della democrazia l'astensionismo era diffuso tra quelle fasce di popolazione che appartenevano a classi sociali "escluse" o fragili. Votava chi aveva un studio titolo, chi era maggiormente informato o politicamente attivo. Con il voto alle donne - chiamate alle urne per la prima volta nel 1946  - questa dinamica si è azzerata: a votare sono andate tutte. La partecipazione delle donne ha messo in discussione il modello delle risorse e come evidenzia il film di Cortellesi, alle donne è stata consegnata la possibilità di salvarsi non attraverso un uomo ma attraverso la partecipazione politica, quindi attraverso l'esercizio della propria voce. "Ma sono passati 78 anni e siamo lontanissime da quel rito collettivo di rivendicazione. In molti Paesi d’Europa, compresa l’Italia, il partito dell’astensionismo è affollato maggiormente dalle donne. C’è un gap di voto tra uomini e donne del 3 per cento che arriva in alcuni Paesi anche al 9 per cento", commenta Corinna De Cesare.

Le donne si tolgano il rossetto prima di leccare le schede. La scena del voto nel film C'è ancora domani di Paola Cortellesi
"Le donne si tolgano il rossetto prima di leccare le schede". La scena del voto nel film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi  (youtube)

"le donne tolgano il rossetto prima di leccare le schede"

L'inserto di 40 pagine (scaricabile in abbonamento qui) nasce dall'esigenza di sollevare la questione oggi, che siamo alle porte di un appuntamento elettorale importantissimo (le elezioni europee) e di donne non si parla o si parla molto male. Come sottolinea De Cesare, di donne la Politica parla attraverso la "mistica della maternità e altri temi realmente molto distanti dalle vere esigenze delle donne italiane".

È vero: abbiamo una leader di governo donna, ma c’è l’erronea supposizione che lo spazio femminile sia per forza di cose un territorio sgombro dal patriarcato e dal pensiero sessista. Ovviamente non è così e il risultato è che la politica è ancora fatta da uomini e per uomini o - puntualizza De Cesare - da donne con una visione del potere molto maschile. La femminilizzazione dei partiti non ha portato politiche di genere,  non si parla di segregazione orizzontale del lavoro con alcuni settori produttivi - dove si guadagna meno, c’è precariato e sfruttamento - che guarda caso sono altamente femminilizzati. Si parla ancora poco e male di discriminazione sul lavoro, violenza di genere, e persino alcuni diritti - come quello all’aborto - sono costantemente sotto attacco. Lo vediamo dalle cronache recenti, questioni urgenti ma appena accennate dai programmi elettorali, nonostante le due principali leader di maggioranza e opposizione siano donne, Elly Schlein e Giorgia Meloni. Ma se la prima è liberale, resta inchiodata a un partito (il Pd) non ancora libero dalle dinamiche patriarcali. Meloni è invece profondamente conservatrice. Pensiamo all’applicazione della legge 194: invece di lavorare per garantire l’accesso all’interruzione di gravidanza, ridurre il numero di medici obiettori, si lavora per fare entrare nei consultori associazioni antiabortiste. Ecco perché le donne si allontanano dalla politica, perché si vedono ignorate o addirittura ostacolate nel loro percorso di emancipazione".

votare alle elezioni europee significa emanciparsi, scegliere per sé stesse

Questa tornata elettorale arriva dopo un anno in cui si è parlato moltissimo di diritti, siamo all'indomani di un 25 novembre organizzato nel nome di Giulia Cecchettin, dopo che il Parlamento Europeo ha inserito il diritto all'aborto tra i diritti fondamentali. "In italia siamo sempre osservatori passivi del progresso che avviene altrove. Capiremo cosa accadrà l'8 e 9 giugno, se le donne vogliono riappropriarsi dello spazio che è mancato in tutti questi anni", dice Corinna De Cesare. "Riprendersi la voce e lo spazio attraverso il diritto di voto equivale a dire noi ci siamo, vogliamo esserci e vogliamo contare".

Le donne si tolgano il rossetto prima di leccare le schede. La scena del voto nel film C'è ancora domani di Paola Cortellesi
"Le donne si tolgano il rossetto prima di leccare le schede". La scena del voto nel film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi  (youtube)

E continua: "nel film C'è ancora domani, la cosa commovente è lo scenario: è il voto che ci libera. E noi ci dobbiamo riappropriare questa idea. La scena delle donne che si tolgono il rossetto è molto potente: racconta come le donne si riprendono lo spazio che era stato tolto loro dal fascismo che le aveva inchiodate a essere angeli del focolare (le riforme fasciste al Codice di Famiglia tolsero il potere delle donne anche dentro la loro casa, ponendole in uno stato di totale inferiorità rispetto al marito). Ma la mistica della femminilità, la retorica del maternalismo viene tradita e usata dalla protagonista (Paola Cortellesi) per dimostrare alle donne del futuro (compresa sua figlia) che il cambiamento vero è agire, studiare, partecipare. In questo senso oggi dovremmo abbandonare la disillusione che abbiamo nei confronti dei partiti e riappropriarci del voto come strumento di resistenza, di potere, per dire: noi ci siamo e vogliamo occupare tutto lo spazio che costantemente volete toglierci".