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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

L'era della salute mentale usata per giustificare ogni cattiva azione

L'era della salute mentale usata per giustificare ogni cattiva azione
(getty)
Più è aumentata la consapevolezza circa l'importanza della salute mentale e più, sembra, che questa viene usata per giustificare parole e comportamenti pessimi.
di Eugenia Nicolosi

Finalmente il discorso sulla "salute mentale" è diventato pubblico e condiviso. Sembra che sempre più persone siano consapevoli dell'importanza di prendersene cura e di affrontare a viso aperto problemi come ansia, depressione, attacchi di panico, traumi e via dicendo, fino alla neurodivergenza e allo spettro dell'autismo. Per molti versi c'è da gioirne realmente, ma dall'altra parte, con l'avanzare della conversazione pubblica sulla salute mentale, è cresciuto anche l'uso improprio del tema come scusa generica per giustificare i comportamenti più strani o sgarbati. 

Fedez al Salone del libro: "In Italia la salute mentale non è una priorità"

In altre parole, a volte si parla della propria salute mentale per evitare di assumersi la responsabilità di azioni, comportamenti e parole pronunciate: "Non posso andare al lavoro perché la mia salute mentale ne risente", "Non posso non litigare con quella persona, lo devo alla mia salute mentale" o, la più pericolosa di tutte, "Non volevo offendere ma soffro di problemi di salute mentale, non sempre riesco a controllarmi".

dire "ho l'ADHD" per giustificare comportamenti antisociali

Chiaramente non si deve mai generalizzare, ma non si deve nemmeno consentire alle persone di utilizzare l'ADHD (disturbo da deficit dell'attenzione) come giustificazione per il proprio egoismo o per la propria maleducazione. Molte volte, troppe volte, la "salute mentale" propria o altrui è la parola magica utile ad aggirare la propria, o altrui, responsabilità ed evitare il confronto: mettere davanti a ogni questione la propria salute mentale significa tagliare per sempre il discorso perché subentra il "rispetto" per un tema, quello della salute mentale, delicatissimo. Ma citare la salute mentale è una strategia crudele ma soprattutto controproducente per proteggersi e svicolare dal problema in modo da non esporsi alle reazioni, reali e autentiche, degli interlocutori. Per sé e per gli altri, a maggior ragione se a fondo c'è un problema di salute mentale. Dire "ho fatto tardi perché sono ossessivo - compulsiva e ho dovuto riordinare tutto l'armadio" significa impedire alla persona che ha subito l'attesa di replicare, di inalberarsi, offendersi e quindi significa non dare legittimità ai sentimenti che prova. Zittirla. 

L'ambiente di lavoro che ormai è sempre "tossico"

Molte persone parlano di quanto la loro salute mentale sia in pericolo a causa delle tossicità dell'ambiente di lavoro. Ma alcuni studi di Psicologia hanno chiarito che nella maggior parte dei casi di ansia e stress sperimentati sul posto di lavoro si tratta di solo un "innesco", nel senso che una persona che sente minacciata la propria salute mentale al lavoro ha solitamente una storia personale che si incastra male con l'ambiente di lavoro, per quanto irritante e tossico possa essere di per sé. Il problema, in sostanza, è di chi accusa il colpo: capi e colleghi potrebbero per esempio attivare ricordi negativi e traumi conservati nell'inconscio. A questo proposito, Carl Jung sosteneva che "la nevrosi è l'evitamento della sofferenza legittima". In seguito, lo psicoanalista Wolfgang Giegerich disse che spesso teniamo a bada la nostra sofferenza dando la colpa dei nostri problemi di salute mentale agli altri e quindi tenendoli per sempre a bada. Nel suo libro Neurosis: The Logic of a Metaphysical Illness sempre Giegerich sostiene che questa esteriorizzazione del sintomo rende impossibile liberarsene. Gestire la propria salute mentale è il vero lavoro, un lavoro che richiede tempo, introspezione e psicoterapia.

L'era dell'egoismo o della cura per la salute mentale?

Viviamo senza dubbio in un'epoca di egoismo. Dalla maleducazione per le strade, sui treni, in aereo e pure tra le persone "famose", il comportamento a livello macro è peggiorato nonostante, in teoria, l'essere umano sia programmato al comportamento altruistico e ne riceva pure vantaggi e benefici. 

C'è una questione, allora, ed è il dovere di stabilire una linea di confine tra la cura di sé e del proprio benessere mentale, fisico ed emotivo e l'egoismo maleducato. L'egoismo è completamente diverso dalla cura di sé. È un atteggiamento, anzi, un comportamento che si adotta per soddisfare i propri bisogni senza considerare gli altri che non può essere confuso con la cura di sé che invece è fondamentale per il benessere fisico, emotivo e mentale proprio e della collettività. Come si distinguono? Dall'intenzione. Se c'è una differenza sostanziale tra la tutela per la propria salute mentale e l'egoismo è l'intenzione: ci si prende cura di sé con lo scopo di essere parte di un insieme di persone, sano e pacifico. Nel senso che si comprende che il proprio benessere mentale è necessario per il benessere collettivo. L'egoismo è invece sapere perfettamente che le proprie azioni servono a tutelare solo sé stessi e i propri desideri immediati e, se gli altri si offendono, arrabbiano e si sentono non ascoltati, non visti e traditi, pazienza.