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Musei e inclusività: questi sono quelli dove portare i tuoi figli

bambina al museo
bambina al museo  (getty images)

Una ricerca di Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei fotografa 225 musei tra Lombardia e Piemonte: bene le attività educative, ma fasciatoi, spazi a misura di bambino e strumenti per l’autonomia delle persone con disabilità restano ancora un miraggio in troppi luoghi della cultura

di Giulia Cimpanelli

Vai a visitare un museo con un bambino di un anno e in bagno non trovi un fasciatoio per cambiarlo. Passeggi per le sale di un altro con i tuoi figli di 4 e 6 anni e sei costretta a prenderli in braccio per vedere qualsiasi opera. Hai due gemelli nel passeggino e non c’è modo di visitare le gallerie al primo piano: non c’è l’ascensore. Sono solo alcune delle situazioni in cui chi decide di visitare musei e luoghi culturali in Italia coi figli piccoli si può trovare. Ma è davvero sempre così?

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Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei hanno deciso di fotografare la situazione con una survey che ha coinvolto 336 musei e che restituisce una fotografia in chiaroscuro: cresce la consapevolezza dell’importanza dell’accessibilità, ma restano ancora ampi margini di miglioramento per la prima infanzia e per le persone con disabilità. L’indagine, condotta da Abbonamento Musei, Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e la museologa ed esperta di accessibilità nei musei Maria Chiara Ciaccheri nell’ambito delle Sfide di Mandato “Anita. L’infanzia prima” e “Destinazione Autonomia”, ha analizzato l’intero arco dell’esperienza di visita: dall’identità e dalla governance del museo ai servizi offerti, dall’accessibilità degli spazi alle politiche di prezzo, dalle competenze del personale e dalla loro possibile formazione fino alle collaborazioni territoriali, con particolare attenzione ai bisogni e alle prospettive future. Solo 225 musei, il 76% dei musei invitati a rispondere in Lombardia e nelle province piemontesi di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola l’ha fatto: una partecipazione che già di per sé racconta un settore pronto a guardarsi allo specchio.
Il campione fotografa bene la geografia museale italiana: a rispondere sono soprattutto le realtà della Città metropolitana di Milano, seguite da Brescia, Bergamo e Mantova. Ma soprattutto, si tratta in larghissima parte di piccole e medie realtà: sette musei su dieci non hanno superato i 30 mila ingressi nel 2025 e più della metà lavora con al massimo cinque persone in organico. È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché tante soluzioni di accessibilità - dal fasciatoio agli strumenti multisensoriali - richiedono personale, budget e tempo che i piccoli musei, spesso, semplicemente non hanno.

0-6 anni: tante attività, pochi spazi pensati per loro

Partiamo dal dato più incoraggiante: la mediazione educativa. Il 41% dei musei si dichiara “molto preparato” ad accogliere bambine e bambini piccoli con laboratori, attività e materiali dedicati, e solo il 17% ammette di non avere alcuna proposta specifica. Il problema arriva quando si passa dalle attività agli spazi fisici: quattro musei su dieci non hanno aree pensate per i più piccoli e quasi la metà (48%) non dispone di servizi e attrezzature dedicate.

Scendendo nel dettaglio, i numeri raccontano una situazione ancora acerba: solo il 34% dei musei ha un’area per i passeggini, il fasciatoio manca in quasi un museo su due (46%), la segnaletica pensata per le famiglie è assente nell’88% dei casi, gli allestimenti ad altezza bambino nel 78% e i dispositivi tattili o manipolabili nel 72%. L’unica soluzione davvero diffusa sono i percorsi di visita semplificati o più brevi, presenti comunque in meno della metà dei musei (43%).

Sul fronte economico la situazione è migliore: l’ingresso è gratuito quasi ovunque per i bambini fino a 3 anni (95%) e nella maggioranza dei casi anche per i 4-6 anni (68%). Resta invece rara - solo il 21% dei musei la prevede - una tariffa agevolata pensata per l’intero nucleo familiare, adulti compresi.

C’è poi un dato su cui vale la pena soffermarsi: mentre i bambini tra 4 e 6 anni sono riconosciuti come “pubblico” a tutti gli effetti dal 59% dei musei, per la fascia 0-3 anni la percentuale crolla al 26%. Come sottolinea Paola Borrione, Head of Research di Fondazione Santagata, è proprio questo il segmento su cui i musei dovranno investire con una progettazione specifica, sensoriale e relazionale, non semplicemente allargando ai piccolissimi l’offerta pensata per i bambini più grandi. E poi c’è l’adulto che accompagna: pensare all’intera coppia genitore-bambino, dal posto per allattare alla leggibilità delle didascalie, è una delle strade più semplici ed economiche per rendere un museo davvero accogliente per le famiglie.

Disabilità: bene le barriere architettoniche, ancora indietro l’autonomia

Il secondo affondo della ricerca riguarda l’accessibilità per le persone con disabilità, e qui il quadro è per certi versi speculare: forte sulle infrastrutture “storiche”, debole su tutto ciò che serve a visitare un museo senza bisogno di una guida o di un accompagnatore.

I dati più solidi sono quelli legati agli obblighi normativi: i servizi igienici accessibili sono presenti nel 77,3% dei musei e i percorsi senza barriere architettoniche (o con alternative equivalenti) nel 63,1%. Anche l’accesso economico è largamente garantito: il 91,4% dei musei prevede la gratuità per le persone con disabilità e l’81,2% la estende a chi le accompagna.

Il vero nodo sono gli strumenti che permettono una visita davvero autonoma: i supporti multisensoriali mancano nel 56,5% dei musei, le mappe tattili addirittura nel 78,8%, le didascalie in linguaggio semplice nel 47,1%. Va un po’ meglio per i contenuti audio via QR code, già presenti in quasi un museo su tre, probabilmente perché economici e facili da attivare. Un altro dato interessante: quasi la metà dei musei (47,6%) non ha ancora individuato una persona di riferimento sui temi dell’accessibilità, segno che il tema fatica ancora a diventare parte strutturale dell’organizzazione, e non solo un’iniziativa occasionale.

Alla domanda su cosa manchi per fare di più, i musei rispondono soprattutto: mancanza di risorse economiche (64,8%), di spazi (33,9%) e di personale (29,6%). Contano molto meno, nelle risposte, la scarsa conoscenza dei bisogni del pubblico o l’assenza di modelli a cui ispirarsi. Un dato però incoraggia: la dimensione del museo non è decisiva, perché quasi un museo piccolo su tre risulta tra i più attrezzati sul tema, segno che con scelte mirate anche chi ha poche risorse può fare la differenza. E i musei che coinvolgono direttamente le persone con disabilità nella progettazione dei propri spazi arrivano ad avere, in media, quasi la metà di soluzioni in più rispetto a chi non lo fa.

I musei che ci hanno già pensato

Mentre la survey fotografa un sistema ancora “a macchia di leopardo”, alcune realtà mostrano che accogliere davvero famiglie con bambini piccoli e persone con disabilità si può fare, e senza dover essere per forza un grande museo nazionale.

Il Museo Egizio di Torino è tra gli esempi più completi: nelle sale non ci sono barriere architettoniche e i passeggini circolano senza problemi, sono presenti fasciatoi e bagni a misura di bambino, oltre a percorsi “Family Tour” pensati apposta per le famiglie. Sul fronte della disabilità, il museo ha sviluppato insieme alle associazioni di persone cieche e ipovedenti e alla Fondazione Istituto dei Sordi di Torino un intero percorso di pannelli tattili distribuiti su ogni piano e reperti esplorabili al tatto, oltre a servizi dedicati per chi ha bisogni comunicativi complessi.

A Roma, la Centrale Montemartini ha ricavato un bagno apposito per le famiglie, con sanitari a misura di bambino e fasciatoio, mentre gli spazi espositivi sono interamente accessibili anche ai passeggini; un’app gratuita, realizzata anche grazie a fondi europei, permette di esplorare le collezioni in autonomia con contenuti multimediali accessibili.

A Torino, la GAM - Galleria d’Arte Moderna unisce ascensori con numerazione braille, mappe tattili disponibili in biglietteria, schede multisensoriali con immagini in rilievo delle opere principali e audiodescrizioni in italiano, inglese e Lingua dei Segni Italiana accessibili tramite QR code; anche qui, ai servizi igienici accessibili si affianca un fasciatoio per i più piccoli.

Sempre nella Capitale, il Museo dell’Ara Pacis ha puntato su rampe, ascensori e supporti tattili permanenti pensati per il pubblico non vedente e ipovedente, oltre a contenuti video in Lingua dei Segni disponibili all’ingresso.

Sono esempi che, messi accanto ai numeri della survey, raccontano bene la direzione da prendere: non serve reinventare il museo, ma progettarlo pensando fin dall’inizio a chi lo visiterà con un passeggino, un bastone bianco o un bambino in braccio.

E nel territorio della ricerca? Gli esempi in Lombardia e nel Verbano-Cusio-Ossola

Proprio nell’area coinvolta dalla survey - Lombardia, Novara e Verbano-Cusio-Ossola - non mancano i musei che hanno già fatto passi concreti in questa direzione.

A Milano, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci è probabilmente il caso più noto: negli oltre 50 mila metri quadrati del museo ci sono quattro bagni con fasciatoio, ascensori e montascale dove servono, guide gratuite pensate apposta per i “piccoli viaggiatori” dai 3 ai 5 anni e tanti volontari pronti ad aiutare chi gira con passeggino o bimbi piccoli al seguito. Sul fronte disabilità, il museo propone anche “Scienzabile”, un progetto dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni con disabilità intellettiva in visita con la scuola o con la famiglia.

Sempre a Milano, il MUBA - Museo dei Bambini, nella cornice della Rotonda di via Besana, è nato apposta per l’infanzia: fasciatoio, area allattamento, seggioloni e riduttori per la sedia, rialzi per il WC e un’area passeggini vicino alla biglietteria fanno parte della dotazione standard. Il museo è inoltre accessibile alle persone con ridotta mobilità, con servizi igienici dedicati e ingresso gratuito per le persone con disabilità e per chi le accompagna.

Nel Verbano-Cusio-Ossola, il Museo del Paesaggio di Verbania Pallanza unisce accessibilità motoria completa e un’attenzione specifica alle famiglie: aderisce al progetto “Nati con la cultura”, che tramite il Passaporto Culturale garantisce ai neonati fino al primo anno di età l’ingresso gratuito insieme a due accompagnatori, ogni volta che la famiglia lo desidera.

Esempi diversi per dimensione e vocazione - un grande museo scientifico, un museo interamente dedicato ai bambini e un museo di provincia - che dimostrano come, a partire dagli stessi territori fotografati dalla survey, l’accessibilità possa già oggi essere una realtà quotidiana e non solo un obiettivo futuro.