Il ritorno dei pavimenti dei nonni tra nostalgia, estetica e (forse più di tutto) non avere un cent per rifare casa
Dall'altro è evidente che non abbiamo una lira.
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Per anni - decenni - li abbiamo guardati con sufficienza quando non proprio disgusto, sognando il parquet e le maioliche: i pavimenti in graniglia, marmette e cementine tipici delle case dei nonni. Appena si poteva, si coprivano. Parquet sopra, gres effetto legno, laminato, microcemento, qualsiasi cosa pur di cancellare quell’aria da appartamento vecchio.
Non solo nostalgia, anche zero soldi per rifare casa
Adesso invece sono tornati. Sono in trend. I pavimenti dei nonni sono in trend. E lo sono perché non possiamo liberarcene in quanto generazione più povera e sfiancata dalla vita di sempre. Allora, dovendo conviverci, abbiamo cambiato noi lo sguardo, complice l'inevitabile e umana nostalgia.
Infatti per quanto sia simpatico vedere i social pieni di cementine color salmone e mattonelle opache di forme strane, è chiaro che il ritorno dei pavimenti dei nonni non racconta soltanto una rinnovata passione per il vintage. Racconta anche che chi compra casa spesso non ha più i soldi per rifarla da cima a fondo. Dopo il mutuo, le agenzie, il notaio, gli infissi, la cucina, il bagno, le bollette e il piccolo dettaglio trascurabile chiamato vivere, il pavimento diventa improvvisamente una cosa con cui si può scendere a patti. Al massimo lo si lucida spiegando anche a sé stessi che "tanto vale tenere quello originale".
E poi c’è un altro fenomeno, meno patinato ma decisivo: molte case oggi arrivano direttamente dal Novecento familiare. Sono gli appartamenti dei nonni andati via (sempre troppo presto!), delle zie, dei genitori che si spostano, sono immobili rimasti fermi per decenni e oggi rimessi sul mercato degli affitti brevi, degli studenti, delle giovani coppie, dei lavoratori precari.
i pavimenti dei nonni sono trend sui social: protagonisti di meme
Case con armadi enormi, lampadari bassi, bagni da aggiornare e pavimenti impossibili da ignorare. Chi entra se li accolla perché non è casa sua e non può cambiarli, anche se economicamente potrebbe permetterselo (il che sarebbe strano visto che parliamo di affitti). Poi, a forza di viverci sopra, magari finisce pure per fotografarli, trasformarli in meme da social e così sdoganarli.
La cosa interessante è che servivano i pavimenti "brutti" per uscire dal loop delle case tutte uguali. Dopo anni di mobili identici, case identiche, librerie Billy, cucine bianche, divani grigi, pareti tortora e quell’aria da showroom abitato per sbaglio, stiamo tornando ad apprezzare le cose che durano. A un certo punto la casa standardizzata ha cominciato a sembrare triste (lo è) perché sintomo e risultato del precariato abitativo: compriamo mobili da venti euro, smontabili e rimontabili, perché chissà dove saremo tra sei mesi. E non va bene.
la fine (finalmente) delle case tutte uguali e tutte bianche
I pavimenti dei nonni, con i loro disegni assurdi conservano la memoria e danno una personalità alla casa obbligando chi la abita a dialogare con qualcosa che c’era prima. E oggi come oggi, che tutto si cambia, si sostituisce, si monta e si smonta con una brugola, la loro permanenza diventa praticamente una forma di lussuosa resistenza.
Il paradosso è che ciò che ieri sembrava povero oggi appare prezioso. La graniglia, nata anche come materiale di recupero, torna a essere desiderabile proprio perché non finge. Certo, c’entra il gusto, c’entra Instagram e c’entrano gli architetti che oggi chiamano "terrazzo veneziano" quello che fino a ieri tua nonna lavava con la candeggina pura. E comunque va bene tutto, se significa non avere una casa che non sembri appena uscita da un catalogo.
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