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Lo sguardo dell’angelo: con "Medicina femminile plurale" Daniela Minerva scrive la genealogia della cura femminile

Un’inchiesta nella storia sommersa: Medicina femminile plurale di Daniela Minerva
Un’inchiesta nella storia sommersa: Medicina femminile plurale di Daniela Minerva  (getty)
Da dove nascono i bias della medicina contemporanea che penalizzano le donne? È possibile tracciare una storia dello sguardo femminile nella storia della cura? Medicina femminile plurale di Daniela Minerva tenta di ricostruire una genealogia corale e di genere per indicare una direzione nuova verso il domani.
di Maya Artusi Moro

In Pronto Soccorso le donne aspettano più degli uomini e ricevono meno analgesici a parità di dolore dichiarato: è quanto rileva uno studio pubblicato nel 2024 su Proceedings of the National Academy of Sciences, basato su cartelle cliniche di emergenza. La depressione è circa 1,5 volte più frequente nelle donne, secondo la World Health Organization, ed è più fortemente associata alle malattie cardiovascolari nelle donne rispetto agli uomini, come indicano dati dell’American College of Cardiology; eppure nei trial cardiovascolari la partecipazione femminile si attesta mediamente intorno al 41% e in alcuni ambiti scende sotto il 25%. Per il riconoscimento istituzionale dell’endometriosi come patologia invalidante, in Italia, sono serviti oltre cento anni. Molte patologie femminili restano sottodiagnosticate perché le loro voci non vengono ascoltate o non sono credute, i parametri clinici continuano a essere tarati su modelli maschili assunti come neutri. 

Ma il panorama medico contemporaneo non nasce dal nulla; anzi, il contributo delle donne alla sua stessa nascita è davvero incalcolabile. E allora da dove provengono questi bias strutturali? E, soprattutto, sono esistiti nella storia esempi di medicina pensata dalle donne e per le donne capaci di indicare una direzione diversa? Oggi vi raccontiamo un libro che prova a rispondere proprio a queste domande.

Cose che non vogliamo più sentirci dire sull'endometriosi

Un’inchiesta nella storia sommersa: Medicina femminile plurale di Daniela Minerva

Medicina femminile plurale – Il sapere delle donne nella storia, uscito il 23 gennaio 2023 per Bollati Boringhieri, è un libro che attraversa i secoli per ricostruire una storia rimasta ai margini: quella della pratica medica delle donne, una prospettiva sulla cura che l’autrice chiama “lo sguardo dell’angelo”. L’autrice, Daniela Minerva, giornalista e saggista, già caporedattrice di la Repubblica e direttrice del supplemento Salute del gruppo Gedi, non propone un trattato storico con ambizione di esaustività ma un’inchiesta giornalistica che traccia un sentiero ben delimitato nella storia dell’Europa.
Sarà anche un filo di briciole, come lei stessa suggerisce, eppure, una volta relegate ai margini le figure consegnate al mito come Trotula de Ruggiero o Agnodice, le pagine si popolano di storie e di nomi di donne vere e documentate, restituite alla concretezza delle loro pratiche: Ildegarda di Bingen, Joanna Stephens, Louise Bourgeois, Justine Siegemund, Lady Mary Wortley Montagu…

Il tracciato è netto; non raccontare la storia delle poche mediche eccellenti che riuscirono a distinguersi nel mondo maschile ed elitario delle università e delle corporazioni — un'operazione che sarebbe priva di senso e forse perfino umiliante — ma ricostruire ciò che tutte le donne hanno fatto, con continuità, nel corso dei secoli, cercando di capire in che modo abbiano innovato le loro pratiche, in quali luoghi le abbiano esercitate e in quali forme concrete. 

La presenza: il primo atto di ineluttabile resistenza

La radice dell’evidenza è una: la loro esistenza. Anche quando sono state ripetutamente escluse dal discorso teorico e dagli spazi istituzionali — università, corporazioni mediche, ospedali degli Incurabili per citarne alcuni — le donne hanno continuato a esistere e a praticare, conquistando nuovi ambiti da cui venivano prontamente respinte, per tornare sempre al luogo in cui la cura restava loro dominio quotidiano: le case.
Minerva evita due derive opposte. Da un lato riconosce che la medicina moderna si è strutturata dentro un pensiero maschile, patriarcale e intrecciato alle logiche del potere e dell’economia; dall’altro prende le distanze da ogni rigetto della scienza in quanto tale, che scivoli nel misticismo no-vax o in una medicina alternativa folklorizzata come espressione di una presunta connessione intrinsecamente femminile alla cura. Nel suo impianto non c’è la mitizzazione di un sapere magico contrapposto a quello ippocratico o alla medicina contemporanea, né la costruzione retrospettiva di una controcultura femminile auto-consapevole e antagonista al sapere dominante, e si evita di applicare al passato etichette moderne come quella di eco-femminismo. C’è piuttosto la ricostruzione di risposte concrete a bisogni concreti, determinati dal ruolo sociale e dalla realtà biologica che hanno segnato l’esperienza storica delle donne.

Daniela Minerva, giornalista e saggista, caporedattrice di la Repubblica e direttrice del supplemento Salute
Daniela Minerva, giornalista e saggista, caporedattrice di "la Repubblica" e direttrice del supplemento Salute  

Pratiche, luoghi, innovazioni di donne

Per secoli alle donne sono spettate contraccezione, gravidanza, parto, salute ginecologica; ma anche la salute della prole e della comunità prossima, la prevenzione attraverso alimentazione e igiene. Per comprendere queste pratiche Minerva ricostruisce le condizioni materiali di vita, i contesti sociali e gli spazi in cui la cura si esercitava: oltre alla casa, pietra angolare della cura quotidiana, anche santuari, templi, ospedali.
Un dato ricorre: fin dalle origini la medicina delle donne è stata prevalentemente curativa, più che diagnostica. Escluderle dall’esercizio quotidiano della cura — soprattutto da quello non retribuito — è stato impossibile; escluderle dalla produzione ufficiale di conoscenza, invece, è stato un lavoro sistematico e protrattosi nei secoli.
Le innovazioni, tuttavia, sono numerose anche quando passano in sordina: dalle riflessioni sull’orgasmo femminile e sull’invecchiamento, all’uso del ferro in gravidanza, fino ai contributi alla diffusione delle pratiche vaccinali. Il libro segue le trasformazioni di questa pratica e delle sue forme professionali liquide e adattabili, capaci di muoversi dentro e fuori il mercato della salute.

Biopolitica e attualità: la questione femminile in medicina oggi

Si parla di storia, ma il bersaglio è il presente. Il rapporto tra donne e medicina ufficiale resta problematico, tra sottodiagnosi, diffidenza, svalutazione del racconto del dolore femminile. La medicina emerge come strumento di biopolitica lungo l’intera storia occidentale: già in Ippocrate si intravede un nesso tra sapere e norma, e nei secoli si sedimentano miti e costruzioni che riducono la donna a corpo patologico o funzione riproduttiva.

La questione femminile in medicina, sostiene Minerva, esiste. Quando la medicina è diventata la scienza che conosciamo oggi non ha riconosciuto una specificità al corpo delle donne, e le donne hanno finito per curare corpi femminili con strumenti teorici costruiti su corpi maschili.

La direzione indicata allora non può che essere quella di aumentare la presenza femminile nel sistema. Non perché esista un’essenza femminile della cura — va respinto lo stereotipo della donna naturalmente pacifista, empatica, in sintonia con la natura — ma perché esiste una tradizione millenaria di pratica medica femminile (anche se emergono alcuni ambiti storicamente più frequentati dalle donne, tra cui fitoterapia, cosmetologia, ginecologia, pediatria, ma non per una specifica predilezione innata, quanto per i compiti cui erano destinate). L’unica costante forma di resistenza è stata la presenza, una presenza che continua a mettere al centro la donna e il suo corpo.

La strada deve necessariamente incamminarsi verso la rimozione sistematica degli ostacoli — culturali, istituzionali, economici — che ancora limitano l’accesso delle ragazze al mondo medico e ne condizionano le scelte, perché possano entrare, restare e determinare il proprio destino senza filtri né interdizioni.