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Il dolore delle donne è "meno intenso", possono aspettare: al Pronto Soccorso è emergenza discriminazione

Il dolore delle donne è meno intenso, possono aspettare: al Pronto Soccorso è emergenza discriminazione
(getty)
Una ricerca sui Pronti Soccorso di due Paesi rivela un preoccupante gap di genere nella gestione del dolore: le donne non ricevono antidolorifici da staff medico e sanitario e restano in attesa una media di mezz'ora in più rispetto agli uomini
di Eugenia Nicolosi

Meno probabilità di ricevere i trattamenti antidolorifici (necessari) rispetto agli uomini, tempi di attesa più lunghi di circa mezz'ora e sottovalutazione del dolore e minimizzazione del malessere: le donne al Pronto Soccorso non vengono credute anzi, vengono ignorate. Lo sapevamo? Sì. Ma ora lo conferma una ricerca che ha coinvolto 21mila pazienti.

La professoressa Antonella Viola parla dell'importanza di un approccio di genere in Medicina per la salute delle donne

Una ricerca pubblicata su una delle pubblicazioni scientifiche più prestigiose del mondo, la PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America) racconta l'esito di un esperimento controllato per capire se il sesso dei pazienti influisce su come il dolore viene trattato. La risposta è ovviamente sì, anche se tutte speravamo fosse "no": dai dataset analizzati emerge una disparità di genere costante.

niente antidolorifici alle donne, "sentono dolori meno intensi"

L'indagine si è basata sulle cartelle cliiniche di 21.800 pazienti provenienti dai Pronto Soccorsi di due Paesi (Israele e negli Stati Uniti) e includeva le note di dimissione di pazienti che si sono presentati con disturbi legati al dolore. Le pazienti di sesso femminile hanno meno probabilità di ricevere farmaci antidolorifici rispetto agli uomini e questa disparità persiste anche dopo aver regolato i punteggi del dolore riportati e altre variabili e viene praticata da tutto lo staff: sia medici uomini che mediche prescrivono meno farmaci antidolorifici alle donne rispetto agli uomini.

Altre analisi hanno rivelato che nelle pazienti i punteggi del dolore vengono registrati il 10 per cento in meno delle volte ma che anche quando si tiene conto dei punteggi di dolore dichiarati dalla stessa paziente gli antidolorifici non vengono somministrati. Ancora: le donne trascorrono in media 30 minuti in più in attesa, al Pronto Soccorso, rispetto agli uomini e lo staff sanitario valuta il dolore delle pazienti come "meno intenso" rispetto a quello dei pazienti maschi e indipendentemente da quello che dicono le pazienti stesse.

Questi risultati riflettono un chiaro sottotrattamento del dolore delle pazienti di sesso femminile. Ma quali sono le implicazioni sociali e mediche del fatto che il dolore delle donne venga trascurato?

il problema potrebbe essere più esteso di quanto emerge

Garantire un trattamento del dolore adeguato ma soprattutto equo è essenziale per parlare di Salute Pubblica e di diritti. Lo studio ha evidenziato proprio questo problema: le decisioni su come gestire il dolore dipendono dal sesso dei/delle pazienti, quindi staff medico e non medico nei reparti di emergenza tendono a sfavorire le donne rispetto agli uomini a parità di condizioni.

I trattamenti inadeguati, frutto della discriminazione e del sessismo, causa evidentemente delle conseguenze nelle pazienti donne, sia a livello sociale che medico. 

Una cattiva gestione del dolore causa senza ombra di dubbio problemi di salute mentalie, oltre che lo sviluppo di dolore cronico e visite di ritorno al Pronto Soccorso. Secondo gli autori e le autrici della ricerca questa differenza di trattamento del dolore potrebbe minacciare il funzionamento (già precario) dei sistemi sanitari. "La letteratura scientifica suggerisce che le donne tendono a provare un dolore maggiore causato da uno stesso infortunio o disturbo - hanno detto i medici che hanno condotto lo studio - Se è davvero così allora dovremmo aspettarci che le donne ricevano più analgesici, non meno. Eppure i risultati del nostro studio mostrano il contrario, sospettiamo che il bias potrebbe essere persino maggiore di quello che abbiamo osservato.

lo sappiamo da anni, perché non intervenire?

Lo studio conferma ciò che spesso viene raccontato da singole pazienti o da una ricca aneddotica, anche sui social: il dolore delle donne è preso meno seriamente dagli operatori sanitari (e dal mondo in generale). La tendenza a sottovalutare e a non trattare adeguatamente il dolore nelle donne non è nemmeno una novità: uno studio del 2021a cura della Federazione Farmaceutica Internazionale (FIP) ha già messo in evidenza con i dati il grosso "divario di genere nel dolore" e lo ha attribuito agli stereotipi di genere. Perché questo è. Per colmare questa lacuna, il FIP ha suggerito lo sviluppo di strumenti di valutazione del dolore neutri rispetto al genere ma anche di politiche aziendali che non discriminano e linee guida per lo staff medico e non medico. Era il 2021.

E intanto che ne parliamo, nei Pronto Soccorso ci sono donne a cui viene negato un antidolorifico e a cui viene detto che "non fa poi così male".