Bianca Pitzorno candidata allo Strega: siamo diventati grandi con i suoi capolavori per ragazzi
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Con "La Sonnambula" (Bompiani), Bianca Pitzorno è candidata al Premio Strega 2026. Nella rosa della cinquina ci sono anche Michele Mari con "I convitati di pietra", Matteo Nucci con "Platone. Una storia d'amore", Teresa Ciabatti con "Donnaregina" e Alcide Pierantozzi con "Lo sbilico". Il vincitore o la vincitrice si saprà nel corso della serata finale di questa 80esima edizione del Premio, mercoledì 8 luglio.
Il romanzo candidato alla vittoria del Premio Strega 2026
"Di rado il destino si rivela fin dall’infanzia: ma è proprio quello che accade alla protagonista di questo romanzo, preda fin da bambina di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al sicuro: e invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze".
Comincia così, in una città della Sardegna, l’avventura di Ofelia Rossi, rinomata sonnambula, donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme.
Bianca Pitzorno, che ci fa sognare da quando eravamo bambine
Lo diciamo fuori dai denti, oltre al lavoro di sceneggiatrice per Rai, Pitzorno è considerata la più importante e prolifica autrice italiana per ragazzi e ragazze. I suoi romanzi hanno affrontato temi sociali, politici e civili quando farlo nella narrativa per l'infanzia era tutt'altro che scontato, mettendo quasi sempre al centro protagoniste femminili curiose e indipendenti.
Erano bambine che non aspettavano di essere salvate, ma imparavano a capire il mondo e a cambiarlo. E, nel farlo, hanno formato anche noi, molto più di quanto non ci ragioniamo. Del resto, Pitzorno è una "ragazza degli anni Quaranta" (è nata nel 1942) e la sua esperienza attraversa un'Italia che è cambiata radicalmente mentre lei attraversava il dopoguerra, poi il boom economico, poi il femminismo e le conquiste civili e sociali, delle donne e non.
Quella storia, insieme personale e collettiva di tutto il Paese, affiora in tutta la sua (veramente prolifica) opera ma senza che i suoi libri si siano mai trasformati in manifesti ideologici: Pitzorno ha registrato e raccontato alle giovani lettrici e ai giovani lettori che le regole possono essere messe in discussione, che l'autorità non coincide sempre con la giustizia e che la libertà si costruisce anche attraverso la conoscenza e l'immaginazione.
Siamo ancora le bambine che sognavano l'astronabus
È forse questa la sua eredità più preziosa, lo stiamo capendo da adulte. Molto prima che si parlasse di empowerment femminile, inclusione o stereotipi di genere, Bianca Pitzorno dava vita a personaggi che vivevano con naturalezza l'emancipazione da ipocrisie e regole stantie e proprio per questo hanno rappresentato un modello di libertà per intere generazioni di lettrici, senza escludere i lettori, invitati a guardare il mondo con occhi diversi.
Chi è cresciuto con "Ascolta il mio cuore", "Extraterrestre alla pari", "Clorofilla dal cielo blu" o "La bambina col falcone" ricorderà di certo le sensazioni provate nel conoscere le storie e le idee restituite da quelle righe anticonformiste, che educavano al dubbio e alla curiosità, allo spirito critico e alla sensibilità. E in cui leggerezza e profondità si sono mescolate con una sapienza che - secondo noi - andrebbe premiata. Non fosse altro che per affetto e riconoscenza. Ma forse il riconoscimento più grande che si possa tributare a Bianca Pitzorno non è soltanto un premio, per quanto prestigioso. È constatare che le sue creature letterarie sono vive e continuano a vivere nelle donne e negli uomini che sono oggi quei giovani lettori e quelle giovani lettrici di ieri.
Se il Premio Strega serve anche a indicare quali libri abbiano lasciato un segno nella cultura italiana, allora la presenza di Bianca Pitzorno tra i candidati appare meritata e inevitabile.
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