La vita sociale delle persone ricche spiegata dagli studi
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Le persone ricche hanno più amici e sono più libere di passare del tempo insieme a loro. Ovvio, pensiamo. Ma non era vero che le persone ricche sono quelle più sole? Esistono due studi praticamente opposti sulla questione della solitudine collegata alla ricchezza: uno dice che i ricchi hanno più amici perché esternalizzano le attività domestiche (mentre quelle con meno possibilità economiche tendono ad aver bisogno dell’aiuto di familiari e vicini per un lavoro di cura reciproco). Il secondo studio dice che le persone ricche sono insoddisfatte dei loro rapporti sociali. Quindi si sentono sole.
Andando con ordine: che sia sotto forma di denaro, assistenza all’infanzia o assistenza agli anziani, o aiuto per spostare un mobile pesante, le persone che hanno bisogno di aiuto da parte di familiari e cerchia ristretta sono molte. A differenza loro, le persone con un reddito più alto tenderebbero ad allontanarsi dalla famiglia perché non necessitano di alcun sostegno di tipo pratico, andando a socializzare con persone nuove da inserire nella sfera amicale.
le persone ricche e il tempo libero
Lo studio che lo racconta, a cura delle ricercatrici Emily Bianchi della Emory University e Kathleen Vohs dell'Università del Minnesota e pubblicato su Social Psychological and Personality Science, ci dice quindi che potrebbero essere proprio i guadagni elevati a dare alle persone la possibilità di trascorrere più tempo con gli amici, nuovi o vecchi, e meno con la famiglia. Mentre le persone che classificheremmo come “ricche”, in relazione al reddito medio, escono dalla sfera familiare, le interazioni sociali di chi proviene da famiglie a basso reddito tendono a ruotare attorno ai familiari e ai vicini di casa. Oltre a osservare le serate trascorse a socializzare, le autrici hanno anche esaminato la giornata tipo di persone con diversi livelli di reddito: le persone con redditi più alti trascorrono circa 10 minuti in più da sole al giorno, 22 minuti in più con gli amici e 26 minuti in meno con la famiglia rispetto alle persone con redditi più bassi. Il comportamento sociale delle persone ricche è stato esaminato molte volte: studi precedenti hanno dimostrato per esempio che sono meno interessate alle interazioni sociali e meno compassionevoli rispetto alle persone con redditi più bassi. Ergo, più sole.
il secondo studio sulle persone ricche (e la solitudine)
Il secondo studio è invece delle psicologhe Maike Luhmann e Louise C. Hawkley ed è stato pubblicato su Developmental Psychology. Si è concentrato sulla solitudine, che si ritiene sia l’esatto opposto dell’essere amati e del senso di appartenenza a una cerchia sociale (o a una comunità). La solitudine è dalle psicologhe associata a livelli inferiori di felicità in "una discrepanza percepita tra le relazioni sociali desiderate e quelle reali, una percepita mancanza di controllo sul numero e soprattutto sulla qualità del proprio impegno sociale". Ma un reddito alto è un deterrente per la manifestazione della solitudine: indipendentemente dalle altre variabili di vita, un reddito alto è collegato a un ridotto livello di solitudine.
Da questo studio è pericolosamente semplice concludere che una persona dovrebbe sentirsi meno sola man mano che la sua ricchezza aumenta visto che è il basso reddito a essere associato a livelli più alti di solitudine. La ricchezza quindi influisce davvero sulle relazioni sociali? Evidentemente. Ma anche al contrario: chi ha uno stipendio più alto trascorre meno tempo a socializzare (perché lavora), mentre chi ha un reddito più basso riferisce di sentirsi meno solo o sola. Forse le persone più ricche dedicano il loro tempo a relazioni sociali che sono anche strategiche per il miglioramento della loro stessa posizione sociale. Motivo per cui spesso non sono relazioni arricchenti dal punto di vista emotivo.
E sempre le persone ricche potrebbero mettere gli “impegni familiari” o quelli con gli amici di vecchia data al secondo posto rispetto agli incontri sociali o alle reti professionali. E anche se lo studio non scandaglia questo preciso intreccio, è facile dedurre che trascorrere più tempo con la famiglia o con gli amici stretti significa sperimentare connessioni più profonde e autentiche. Quindi minori possibilità di sperimentare la solitudine. Per quanto, volendo aggiungere difficoltà al ragionamento, altri studi suggeriscono che le amicizie di “circostanza” fanno comunque molto bene a chi le coltiva. Quindi forse la solitudine si sperimenta quando le relazioni sociali si limitano a incontri interessati e non spontanei.
i soldi fanno la felicità oppure no?
C'è una conferma a cui appigliarsi per dire che i soldi fanno la felicità o per dire che avere più soldi smette di farti venire voglia di socializzare? Nessuno lo sa. Ma la maggioranza delle persone concorda sul fatto che quando le circostanze sono cattive, i soldi danno una grossa mano. Almeno per come abbiamo costruito questa società. Cure, cibo, casa: le tre C che senza denaro è difficile ottenere e avere ma che in una società realmente giusta sarebbero fornite gratuitamente o almeno, dal momento che sono considerate tutte e tre dei “diritti”, sarebbero garantite. E invece avere un piccolo tesoro è la garanzia di sicurezza che contribuisce eccome a “sentirsi felici”, volendo definire la felicità come “assenza di preoccupazioni”.
Ma forse la realtà è che siamo meno felici e basta: il politologo Robert Putnam ha scritto Bowling Alone, un libro uscito nel Duemila in cui sostiene che l’individualizzazione del tempo libero è in parte responsabile del declino della partecipazione civica. In sostanza siamo occupate e occupati ad arricchirci quindi siamo meno presenti nelle nostre comunità e intrecciamo meno relazioni sociali. Quindi non è tanto che i soldi non fanno la felicità: è il processo per avere dei soldi, o più soldi, che minaccia la felicità perché ci distrae dalle interazioni sociali.
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