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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

I Millennial stanno avendo la "crisi di mezza età" (ma non possono permettersela)

I Millennial stanno avendo la crisi di mezza età (ma non possono permettersela)
(getty)
Una ricerca ha registrato che la maggior parte dei millennial sta precocemente attraversando la crisi di mezza età, ma altro che decapottabili rosse: i millennial non sono affatto dove si dovrebbe essere per affrontare la crisi di mezza età.
di Eugenia Nicolosi

Un report del Thriving Center of Psychology pubblicato alla fine dell'estate 2023 ha diffuso una notizia abbastanza problematica: i millennial dichiarano di essere in piena crisi esistenziale già attorno ai quarant'anni (di solito si verifica dopo i 50) ma, più grave, l'81 per cento di loro non può permettersi la classica crisi di mezza età e il 58 per cento non ha il tempo per occuparsene (deve cercare lavoro e/o una casa). Insomma le persone nate tra il 1981 e il 1996 (che quindi nel 2024 hanno tra i 28 e i 43 anni) hanno tante qualità ma sembra che ancora una volta attirino disagi come nessuno mai.

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intanto, che cosa sarebbe la crisi di mezza età e perché i millennial la stanno attraversando

Cos'è una crisi esistenziale? È come un periodo di ansia e incertezza rispetto al futuro che il 64 per cento dei millennial sta attraversando o ha attraversato o sa che attraverserà a breve. E oggettivamente il 64 per cento è una percentuale elevata in assoluto, in più va detto che solitamente la crisi di mezza età colpisce persone che hanno completato il giro di boa dei cinquant'anni. Ma tant'è.

Secondo lo studio del Thriving Center of Psychology sta accadendo perché i millennial stanno lottando con aspettative e pressioni che le generazioni precedenti non hanno sperimentato: sul report si legge che 1 millennial su 10 ha dichiarato di aver vissuto una crisi di mezza età già intorno ai 34 anni e che l'età prevista per una crisi di mezza età tra i millennials è quindi intorno ai 44 anni, sempre prima della tradizionale età di 50 anni.

La mia personale interpretazione di ciò: i millennial vivono sotto stress da quando di anni ne avevano venti, non pensano di poter arrivare a 50 anni con tutte le loro robine in ordine (posto indeterminato, famiglia, casa di proprietà, vacanze d'agosto) e quindi li ha presi il panico. Più si cresce, più velocemente sembra che il tempo passi e i millennial a causa di molti fattori - più che altro esterni - hanno dovuto ritardare le classiche tappe della vita: il report registra infatti che quasi la metà dei millennial (49 per cento) si sente intrappolata in una vita che non gli / le appartiene e che non ha scelto principalmente a causa di limitazioni finanziarie e il 70 per cento non è dove si aspettava di essere quando a vent'anni si immagginava quarantenne. Forse non è crisi di mezza età, è sconforto.

la visione distorta dei millennial rispetto alle "tappe della vita"

Tutto questo sta avendo eccome un impatto sul ritardo delle "tappe" della vita che, stando a quanto si legge sullo studio, secondo i millennial sono abbastanza alterate: niente famiglia, figli e lavoro stabile ma piuttosto ottenere una laurea specialistica, un conto in banca dignitoso, lasciare la casa dei genitori, acquistare un'auto, prendere un animale domestico. Sogni, insomma, che si addicono più ai ventenni. 

Questo 49 per cento dei millennial che si sente intrappolato e questo 70 per cento che non è dove avrebbe voluto essere, non sono poche esperienze né casi estremi: sono la maggior parte delle persone che compongono una generazione. E l'impatto sulla salute mentale di circostanze come queste non è leggero: le sensazioni di insoddisfazione e la paura del futuro possono alimentare stati di ansia e depressione e la notizia, pessima, è che le cose probabilmente non miglioreranno: i prezzi delle case non si abbasseranno, i posti di lavoro non aumenteranno, la qualità della vita non migliorerà (a meno che non si decida di "scendere dalla ruota del criceto" e fuggire in India, senza cellulare ovviamente). Ma perché i millennial vogliono cose che non possono permettersi? Perché è stato insegnato loro a volerle da persone che non hanno registrato i cambiamenti sociali ed economici degli ultimi quarant'anni. 

"nessuno ci capisce": il lato positivo

Il rapporto però evidenzia anche che l'87 per cento dei millennial ha capito che le generazioni più anziane non afferrano le sfide che la vita ha riservato ai millennial e denunciano quindi una fortissima mancanza di empatia da parte di boomer e generazione x e, al contrario, una reciproca stima con la generazione più giovane, la gen z. Le generazioni precedenti, invece, sono viste come quelle che criticano senza capire la quantità - e la natura - dei problemi che i millennial affrontano praticamente da quando sono usciti da scuola, problemi decisamente diversi e molto meno semplici di quelli con cui hanno dovuto confrontarsi i cinquantenni e sessantenni di oggi. 

Oggi i millennial esistono e resistono in un clima di costante competizione per dei posti di lavoro che oltretutto sono pagati in "visibiltà", con l'economia fluida e fluttuante, con la crisi climatica, sanitaria, culturale. E nessuno spazio finanziario di manovra per rispondere alle pressioni che ancora ricevono da boomer e gen x rispetto a come dovrebbero vivere. Ma come detto, non hanno comunque il tempo di rispondere alla aspettative altrui e forse finalmente nemmeno hanno voglia di farlo. 

Il rapporto infine analizza le esperienze che i millennial si aspettano da una crisi di mezza età: cambiamenti di carriera, sedute di terapia, miglioramento del proprio aspetto, della propria autostima e della propria qualità di vita. Niente mosse stereotipate, costosissime, ridicole e tipiche della crisi di mezza età come auto sportive o decapottabili rosse né serate in discoteca in mezzo ai ventenni per sentirsi ancora giovani. Almeno questo.