Il sangue nascosto delle mestruazioni e il free bleeding come risposta politica
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Quando sanguina una ferita non si pensa a nasconderla ma, al massimo, a proteggerla dagli agenti esterni o nei casi gravi a tamponarla per evitare una emorragia. C'è poi un altro tipo di sangue, quello mestruale, che per qualche ragione va nascosto e invisibilizzato. La risposta allo stigma mestruale è il free bleeding: una pratica che prevede vari livelli di "libero sanguinamento" e che tampona sì, ma la cultura che patologizza le mestruazioni e polemizza contro i costi proibitivi dei prodotti sanitari femminili.
Il sangue mestruale ha il potere unico di disgustare anche le persone meno schizzinose. E questo nonostante siamo costantemente esposti a immagini e video esplicitamente e gratuitamente violenti in cui il sangue scende a fiumi. Ma davanti a scene di film e telegiornali non ci si scandalizza, davanti al sangue mestruale sì: sebbene sia l'unico sangue a non nascere dalla violenza è quello che ci disgusta di più.
free bleeding, origini di un movimento
Il free bleeding (dall'inglese: "libero sanguinamento") è una pratica sicura, igienica e dal grande valore politico (purché esercitata nel pieno rispetto delle proprietà altrui) che prevede intenzionalmente di non utilizzare alcun tipo di prodotto mestruale durante le mestruazioni lasciando che il sangue scorra liberamente e senza barriere né materiali assorbenti.
È un tema di cui oggi si parla abbastanza spesso anche grazie ai social e alle attiviste, ma ha una storia antica: è stato fatto per secoli dalla maggior parte delle donne. Solo le più ricche usavano degli stracci per non lasciare che si vedesse il flusso di sangue, ma non era per niente comune.
Nell'epoca moderna la pratica è diventata un movimento politico che inizia in segno di protesta, quando i primi tamponi industriali hanno causato a migliaia di donne la sindrome da shock tossico. Una nuova ondata di popolarità è arrivata nel 2015, quando la produttrice musicale Kiran Gandhi partecipò alla maratona di Londra senza assorbente né tampax per richiamare l'attenzione sul problema dello stigma legato al ciclo mestruale: le foto dei suoi leggings macchiati di sangue sono diventate virali.
Nello stesso anno, l'artista e poetessa Rupi Kaur raccontò a tutti i giornali anglofoni di come Instagram avesse "accidentalmente" rimosso (due volte) dei suoi scatti artistici, ma dal valore politico, che mettevano al centro proprio lo stigma delle mestruazioni.
Nel 2017 l'artista transgender, educatrice e attivista Cass Clemmer ha pubblicato una foto che mostrava una macchia di sangue sui pantaloni con l'hashtag #bleedingwhiletrans, per sottolineare che il ciclo non capita solo alle donne biologiche ma anche ai ragazzi e uomini trans. Naturalmente il movimento per il free bleeding ha avuto una rinascita grazie ai social, in particolare TikTok: utenti da ogni parte del mondo hanno aperto una conversazione pubblica sul tema della tampon tax, dell'accessibilità dei prodotti mestruali e, ovvio, sulla cultura che invisibilizza e patologizza le mestruazioni. Alcune praticano il free bleeding, usando la pratica di mostrare il sangue mestruale come una messa in bella vista di qualcosa che è fisiologico del corpo biologicamente femminile e che appartiene a metà della popolazione mondiale.
il free bleeding per rivendicare il diritto ad avere le mestruazioni
Praticare il free bleeding è un modo per sfidare le norme sociali che circondano le mestruazioni e rivendicare sostanzialmente il diritto ad averle, quindi rivendicare il diritto dell'esistenza del corpo femminile. Ci sono persone critiche verso questa modalità "di lotta": sarebbe poco pratica e antiigienica. È vero che il sangue mestruale, come qualsiasi altro sangue, può sporcare e macchiare vestiti e tessuti ma soprattutto le persone critiche sostengono anche che il free bleeding può perpetuare la dinamica di privilegio intorno alle mestruazioni perché non tiene conto delle persone che hanno flussi mestruali più abbondanti o condizioni correlate alle mestruazioni come endometriosi o fibromi uterini. Per alcune persone infatti l'uso di prodotti mestruali è necessario per gestirle.
Vale la pena dire, però, che non è per questo che non è una pratica diffusissima, infatti, la maggior parte delle persone che mestruano usa ancora qualche forma di prodotto mestruale comprese le opzioni ecologiche che riducono al minimo l'impatto ambientale. Come ogni forma di attivismo, anche il free bleeding ha sostenitrici e affossatrici: chi sostiene la validità del free bleeding come modalità di sfida aperta allo stigma e lo fa anche per i benefici economici e per l'impatto ambientale pari a zero, lo rivendica come atto politico intersezionale. Ci sono anche persone che in alcune fasi delle mestruazioni (per esempio l'ultimo giorno) praticano il free bleeding senza pensare alla politica ma per banale comodità: se si tratta di poche gocce non c'è motivo di utilizzare prodotti.
avere il controllo delle mestruazioni
Altre persone assicurano di sapere come controllare il proprio flusso per evacuarlo alla toilette. Questo metodo viene chiamato free flow instinct (istinto del fusso libero) ed è esattamente quello che sembra: un modo per gestire il sangue in modo consapevole e volontario, per rilasciarlo nella toilette praticando una sorta di continenza mestruale.
Va detto anche che migliaia di donne senza fissa dimora che vivono al di sotto della soglia di povertà e richiedenti asilo praticano il free bleeding o il controllo del ciclo ogni mese perché assorbenti e tamponi sono troppo costosi - o comunque, assurdamente, non gratis - o non se ne trovano lungo le tratte migratorie, e sono quindi costrette a ricorrere all'uso di vecchi stracci o a niente.
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