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Non ho più indossato il bianco (e altri traumi): l'impatto delle mestruazioni nella vita di ogni giorno

Non ho più indossato il bianco (e altri traumi): l'impatto delle mestruazioni nella vita di ogni giorno
Oltre le patologie, le mestruazioni hanno un impatto sulla vita di ogni giorno: come parliamo, cosa indossiamo, dove andiamo e con chi usciamo si lega a "quei giorni" oppure no
di Eugenia Nicolosi

"Hai le mestruazioni e ti vesti di bianco?", ha chiesto stupita una all'altra. Ascoltando due donne che parlavano alla presentazione di un libro, appartenenti a generazioni diverse, è emerso come le mestruazioni abbiano avuto un impatto - diverso anche quello - nella vita di ogni giorno, di entrambe. 

Cose che non vogliamo più sentirci dire sull'endometriosi

Si parla spesso, e per fortuna sempre di più, dell’impatto delle mestruazioni quando diventano invalidanti: endometriosi, adenomiosi, ovaio policistico, cicli emorragici, dolori che impediscono di lavorare, studiare, uscire di casa. Se ne parla ancora troppo poco, ma almeno il discorso esiste. Molto meno si parla invece dell’impatto, diciamo, "ordinario" delle mestruazioni. Quello piccolo ma mai banale, anche se non finisce in una diagnosi, ma nella borsa e nei microtraumi di ciascuna. Partiamo dai soldi.

oltre tre mila euro a donna, per una vita di mestruazioni

Una persona ha le mestruazioni, in media, per circa 38 anni: dal primo ciclo, attorno ai 12-13 anni, alla menopausa, che arriva mediamente poco dopo i 50. Se consideriamo circa 13 cicli all’anno, significa quasi 500 mestruazioni nel corso della vita. Facciamo un conto: se per ogni ciclo si usano circa 20 assorbenti o tamponi, cioè circa due confezioni, e ogni confezione costa in media 3,50 euro, si spendono circa 7 euro al mese. Sono 91 euro l’anno. In 38 anni fanno 3.458 euro solo per gli assorbenti o i tamponi.

Poi ci sono gli antidolorifici e anche tenendosi basse, immaginando una confezione ogni tre cicli, si possono aggiungere altre centinaia di euro. Ci sono gli slip mestruali per chi li usa, la coppetta, i prodotti di scorta comprati perché non si sa mai. Senza arrivare ai casi in cui il dolore richiede visite, ecografie, farmaci più costosi, assenze dal lavoro o dalla scuola.

Il ciclo, insomma, non è gratis ma non costa solo quando fa male. Costa in attenzione, organizzazione e memoria. Costa nel dover sapere sempre, più o meno, in che punto del mese ci si trova. Costa nel guardare il calendario prima di prenotare un weekend, pianificare il proprio matrimonio o appuntamenti.

scegliere se uscire o no, perchè in quel locale il bagno fa orrore

Nel mettere un assorbente in borsa anche quando non dovrebbe servire (ma può sempre servire). E costa anche nei vestiti perché a un certo punto, quasi tutte, abbiamo imparato a non vestirci di bianco nei giorni che ci hanno detto essere "sbagliati". E non indossiamo il bianco, il beige, i colori chiari e pastello perché da un lato ce l'hanno insegnato ma anche perché è successo. Una volta. Una sola e basta. Ti sei alzata da una sedia e qualcuno ti ha avvisata guarda che forse ti sei macchiata. "Forse", per imbarazzata galanteria. Allora hai legato una felpa in vita e camminato rigida fino a casa. Hai passato il resto della giornata a controllarti e poi la vita a controllarti, a sederti solo sul bordo più esterno di sedie e soprattutto divani. A dormire con un occhio aperto.

È memoria del corpo. Chi non ha mai avuto le mestruazioni spesso fatica a capire quanto spazio mentale occupino. Non sempre in modo drammatico ma con una presenza costante, una specie di applicazione che rimane sempre aperta in background. Hai l’assorbente? Hai preso l’antidolorifico? Il bagno è vicino? La sedia è pulita? Il flusso è abbondante? Puoi dormire tranquilla? Puoi mettere quel vestito? Puoi fare sport? Puoi stare seduta due ore senza alzarti?

chiedersi se la sedia sotto di noi è pulita

Sono domande che sembrano piccole, ma ripetute per decenni diventano una forma di addestramento a tenere nascosto qualcosa di naturale. E qui arriviamo dritte alla regina delle questioni, quella del sangue. Viviamo circondate da immagini di sangue della violenza: ci impressiona ovviamente, ma lo riconosciamo e lo collochiamo in una sua scena o a una causa. Il sangue mestruale invece è il più comune eppure il meno mostrabile.

Non è il risultato di un atto violento e non segnala un incidente o qualcosa di cui preoccuparsi, è sangue fisiologico eppure resta quello che più facilmente provoca imbarazzo.

Per anni (fino al 2019) la pubblicità ha usato un innocuo liquido blu, come se anche davanti a un assorbente dimostrativo fosse meglio non esagerare con il realismo. Il risultato è che abbiamo imparato che non è un sangue da mostrare, né tantomeno nominare: "Ho le mie cose", "Sono indisposta", "Mi sono arrivate", "Quei giorni".

le mestruazioni fanno parte della vita di ogni giorno 

Le mestruazioni sono una delle esperienze più impattanti nella vita di ogni giorno, non sono solo un tema medico, non sono solo un argomento da educazione sessuale, non sono solo una battaglia sulla tampon tax. Sono anche la banalissima domanda Mi basteranno gli assorbenti fino a domani?. Sono la notte in cui dormi male perché hai paura di macchiare il letto, sono il bagno pubblico o del locale senza cestino e senza carta igienica.

 Forse bisognerebbe smettere di raccontarle solo o come tragedia o come patologia. In mezzo c’è la vita normale. Quella in cui si va al lavoro, si prende l’autobus, si esce per cena, si fa la spesa, si sta sedute con una piccola parte del cervello occupata a chiedersi se sia tutto a posto.

E forse è proprio questa ordinarietà a meritare più spazio anche perché le mestruazioni sono un evento ordinario.