Non tutte le persone possono usare prodotti green per le mestruazioni
Fare shaming su chi non usa prodotti green è comunque una forma di period shaming?
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Il dato oggettivo è che le mestruazioni producono moltissima spazzatura - molta della quale è plastica - e sarebbe un bene che tutte le persone che hanno le mestruazioni usassero prodotti green, vegani e riusabili come la coppetta mestruale o le mutandine assorbenti, per esempio. Ma non tutte possono o non tutte vogliono, anche per una questione di confidenza con e accetazione del proprio corpo. Allora forse, condannarle significa aggiungere elementi di stigma e vergogna a un elemento che già di per sé costituisce (ingiustamente) stigma e vergogna.
lo stigma sulle mestruazioni è un fatto
Un esempio di come è stato costruito e insegnato lo stigma verso le mestruazioni è il capitolo 15 del Levitico della Bibbia, versetti 19-33. Questo passaggio afferma che le donne (insieme a qualsiasi cosa su cui giacciono o si siedono) diventano "impure" durante le mestruazioni. Se una persona non mestruata tocca il sangue mestruale o qualsiasi cosa che la donna abbia toccato, anche quella persona diventerà impura. L'associazione tra mestruazioni e corruzione dello spirito e del corpo (non solo della persona che ha le mestruazioni, ma anche delle persone e degli oggetti che la circondano) persiste ancora oggi. Grazie anche alle pubblicità di assorbenti "invisibili" (ma di cosa dovremmo vergognarci?) che praticamente continuano il lavoro di Plinio il Vecchio, che nel 70 dopo Cristo afferma che le mestruazioni “producono gli effetti più mostruosi”. Scrive che i raccolti “appassiranno e moriranno”, e le api “abbandoneranno i loro alveari se toccate da una donna mestruata”. Questa lunga storia di stigma mestruale continua a contaminare la cultura contemporanea e la psicologia delle persone che hanno le mestruazioni. A conferma, nel 2021 è uscito uno studio che identifica il sistema di stigma che impone alle persone di nascondere le proprie mestruazioni, i sintomi e quindi anche i prodotti.
la necessità di usare prodotti mestruali green
Un numero sempre crescente di persone oggi usa prodotti per il ciclo mestruale che sono sostenibili. Anche se in tutta onestà va detto che anche chi non ha molta confidenza con il proprio corpo e quindi ha difficoltà a usare le coppette mestruali, può sempre usare le mutandine assorbenti. E chi non ha voglia di usarle può compare gli assorbenti ecologici (biodegradabili perché in cotone ecologico), L'enfasi quindi dovrebbe essere posta su un approccio più ecologico al ciclo mestruale ma comunque saldamente incentrato sul dare alle persone la possibilità di scelta, sulla base di strumenti, finanze, vissuto e individuale zona di comfort. Insomma, è vero che dovremmo tutti e tutte adottare un approccio più rispettoso verso l'ambiente ma creare uno stigma verso chi non si "adatta" all'ambientalismo radicale alimenta, come dicevamo, lo stigma già esistente. E lo stigma già esistente è una delle cause dell'inquinamento prodotto da assorbenti e tampax. Vediamo subito come.
lo stigma delle mestruazioni produce spazzatura
La maggior parte delle persone che hanno le mestruazioni le hanno per circa 40 anni e nel corso della vita, in media, vengono buttati nella spazzatura fino a 200 kg di prodotti mestruali. Tutti questi rifiuti devono andare da qualche parte e quasi tutti finiscono nelle discariche o, peggio ancora, negli mari, nei fiumi e nelle spiagge perché a causa della vergogna di cui sopra vengono gettati nel water e non nell'apposito bidone che avvia il processo di riciclo. La Marine Conservation Society denuncia che solo lungo le coste inglesi si trovano 5 rifiuti mestruali ogni 100 metri di litorale tra assorbenti, salvaslip, tampax e applicatori.
La maggior parte dei principali marchi di assorbenti utilizza una combinazione di rayon, cotone e plastica: significa che una confezione media di assorbenti contiene l'equivalente di quattro (alcuni dicono 5) sacchetti di plastica.
Da decenni, chi fa militanza ambientalista sostiene che i prodotti monouso non soddisfano le esigenze delle persone e solleva preoccupazioni per l'impatto dei materliali sull'ambiente (oltre che sulla salute). Ma la plastica non è un materiale intrinsecamente problematico per l'ambiente, lo diventa nelle mani di chi non la smaltisce correttamente. Un noto brand di tamponi ha infatti perfino implementato l'applicatore in plastica per fornire all'utente una sensazione meno fastidiosa e più "setosa" all'inserimento rispetto al cartone. Il problema è la plastica? No: il problema è che questi applicatori raramente finiscono nel sistema di riciclo della plastica.
Ogni persona con le mestruazioni vive (anzi: impara a convivere) con i problemi e i disagi legati al ciclo mestruale, soprattutto quelli di natura culturale. Cavalcare l'onda di attivismo eco-friendly non può signficare creare un sistema in cui le persone con le mestruazioni vengono attaccate per le scelte più o meno veg, più o meno green, più o meno eco friendly. Semmai occorre lavorare per abbattere lo stigma culturale esistente per creare un sistema di riciclo dei prodotti mestruali e contemporaneamente rendere la raccolta differenziata uno standard, non una cosa che funziona in alcune città e altre no, in alcuni quartieri e altri no.
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