L'8 marzo o lotto marzo? la giornata della donna dai fiori alle marce
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La prima volta fu il 19 marzo del 1911. La prima celebrazione della Giornata internazionale della donna in tutta Europa serviva a mettere in luce il contributo delle donne al funzionamento di quella macchina che chiamiamo “società” e anche a sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto a un necessario – allora più di oggi - miglioramento in termini di uguaglianza. Ma i ricordi nel tempo si offuscano, alcune di noi hanno scordato come tutto è cominciato e le evoluzioni del significato e delle modalità dell'8 marzo. E siccome "chi dimentica è complice", ecco un super riassuntone.
la giornata internazionale della donna: disordini e fiori
Sì, i cambiamenti ci sono stati perché naturalmente nel corso degli anni sono cambiate le necessità, le istanze e pure le modalità di celebrazione della giornata della donna (non chiamatela festa!). Tutto inizia nel lontano, nemmeno poi tanto, 1908: disordini e dibattiti costruirono un primo fronte contro l'oppressione maschile istituzionalizzata e la disuguaglianza. Le donne volevano partecipare di più alla vita pubblica e furono in 15mila a marciare in una New York che qui in Italia sembrava avveniristica, per chiedere orari di lavoro migliori, retribuzione migliore e soprattutto il diritto di voto. L'anno successivo, in conformità con una dichiarazione del Partito Socialista d'America, il 28 febbraio venne celebrata la prima Giornata Nazionale della Donna (e restò calendarizzata a febbraio fino al 1913). Ma siamo ancora su suolo statunitense: solo due anni dopo, nel 1910, Copenaghen ospita la seconda Conferenza internazionale delle donne lavoratrici. E Clara Zetkin (allora leader dell'Ufficio femminile del Partito socialdemocratico tedesco) avanzato l'idea di una Giornata internazionale della donna proponendo che ogni anno, in ogni Paese, si sostenessero pubblicamente le rivendicazioni delle donne.
Nel 1911 la Giornata internazionale della donna viene celebrata per la prima volta in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera (scelgono il 19 marzo): più di un milione di donne e uomini hanno partecipato alle manifestazioni di strada in richiesta del diritto delle donne al lavoro, al voto, alla formazione, a ricoprire cariche pubbliche e per la fine della discriminazione. Fu un boato interrotto dalla notizia dell'incendio che ebbe luogo a New York qualche giorno dopo e che costò la vita a più di 140 donne, la maggior parte delle quali migranti italiane ed ebree. Una tragedia che spinse a una riflessione sulle condizioni delle lavoratrici e sui cambiamenti legislativi necessari.
la prima guerra mondiale ha unito le rivendicazioni delle donne
Nel 1914 le donne di tutta Europa organizzarono manifestazioni in una gigantesca campagna collettiva contro la Prima guerra mondiale: la celebrazione delle (ancora poche) donne presenti nello spazio pubblico e le richieste di diritti si intrecciavano con il pacifismo, unendo le donne di tutti i Paesi in opposizione alla guerra. Alla fine della guerra, quasi alla fine, nel 1917 le donne russe scelsero l'ultima domenica di febbraio per avviare uno sciopero che passa alla storia come "Pane e pace" in risposta alla morte di oltre due milioni di soldati. A guidarle c'era la femminista Alexandra Kollontai, a contrastarle c'erano le istituzioni. Ma la manifestazione si allargò coinvolgendo 90mila scioperanti che per quattro giorni bloccarono la capitale, costringendo lo zar Nicola II, ad abdicare. La rivoluzione di febbraio è la prima fase della rivoluzione russa del 1917 e provocò di fatto la fine della dinastia dei Romanov, dell'Impero russo e dell'autocrazia. Nel marzo di quell'anno il governo provvisorio che aveva sostituito l'autocrazia ha concesso alle donne russe il diritto di voto e a presiedere un ufficio politico: è stata la prima riforma effettuata dal nuovo potere politico.
le femministe che scelsero la mimosa
In Italia, ma anche altrove, hanno avuto grande importanza i fiori. E anche se oggi ci sembrano un inutile orpello sono state invece le femministe, in particolare l'antifascista e partigiana Rita Montagnana e la militante comunista Teresa Mattei, a scegliere la mimosa: un fiore poco costoso e che si trova in abbondanza sia nelle città che nelle campagne sin dai primi di marzo. Era il 1946 e regalare e indossare rametti di mimosa era un modo per dimostrare solidarietà e sostegno all'avanzata delle donne negli spazi pubblici riconoscendo loro il contributo che timidamente iniziavano a dare in politica e in società, nonostante una cultura patriarcalissima che limitava da molti lati l'abbandono della sfera domestica (pensiamo a C'è ancora domani, di Paola Cortellesi, come uno spaccato reale di quanto attraversato dalle donne in quei decenni).
Arrivano lentamente gli anni Settanta: la Giornata internazionale della donna viene celebrata per la prima volta dalle Nazioni Unite nel 1975 e, nel dicembre 1977, l'Assemblea generale ha adottato una risoluzione che proclamava una Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e la pace internazionale da osservare in qualsiasi giorno dell'anno da parte dei membri Stati, nel rispetto delle tradizioni storiche e culturali.
Nel 1996 le Nazioni Unite annunciano per la prima volta un tema annuale "Celebrare il passato, pianificare il futuro", seguito nel 1997 con "Donne al tavolo della pace", nel 1998 con "Donne e diritti umani", nel 1999 con "Un mondo libero dalla violenza contro le donne", e così via ogni anno. Ma nel frattempo il femminismo e la politica smisero di essere temi centrali e l'8 marzo è lentamente diventato una specie di quota rosa della libertà di uscire: in quel giorno e in quel giorno soltanto, molte donne e ragazze si concedevano una cena tra donne per festeggiare e festeggiarsi. In alcuni contesti e in alcune fasce della popolazione la serata dell'8 marzo era, forse è ancora, quella destinata alla liberazione dei costumi: per un periodo il gruppo di spogliarellisti americani California dream men veniva a esibirsi nei club italiani in occasione della giornata della donna che infatti veniva chiamata “festa” (perché era nei fatti vissuta come una festa).
le battaglie delle donne o le serate in discoteca?
Molte battaglie erano state vinte, è vero, ma l'uguaglianza piena non era stata raggiunta (nemmeno oggi lo è). Infatti nel 2001, dopo un anno di pianificazione, viene lanciata la piattaforma internationalwomensday.com con lo scopo specifico di rilanciare la giornata e invitare le masse alla partecipazione per continuare a politicizzare l'8 marzo, celebrando i risultati raggiunti senza dimenticare che ne esistono ancora molti da raggiungere.
Infatti in pochi anni è cambiata la modalità con cui le persone leggono la giornata della donna: il 2011 ha visto l'allora presidente Barack Obama proclamare il mese di marzo il "mese della storia delle donne", invitando le persone a celebrare ma anche a riflettere sugli "straordinari risultati ottenuti dalle donne", nel Regno Unito la famosa cantante e attivista Annie Lennox ha guidato una marcia su Londra per sensibilizzare l'opinione pubblica a sostegno dell'organizzazione benefica globale Women for Women International e in tutti i Paesi membri si sono tenute manifestazioni e conferenze sulla parità di genere come “fondamento di ogni ordinamento democratico”.
l'8 (o "lotto marzo") marzo 2024
Fra i temi più ricorrenti a livello internazionale c'erano gli ostacoli che le donne incontrano sul piano professionale: dalla segregazione occupazionale, al gender pay gap, alle molestie sessuali sul posto di lavoro.
Oggi siamo nel 2024 e il nostro mondo è quello della globalizzazione e della condivisione, è stato un anno in cui siamo tutti e tutte testimoni di come negli ultimi dieci anni, grazie anche alla proliferazione delle associazioni e dei movimenti femministi, la politica sia tornata al centro della giornata internazionale della donna. Anzi delle donne. Molti Paesi occidentali si confrontano ancora con il divario retributivo, le molestie dentro e fuori dai posti di lavoro, i femminicidi, la mancanza di sostegno istituzionale alla maternità e alla libertà di scelta rispetto alla maternità e tanto, tanto altro ancora.
Anche le generazioni più giovani afferrano il concetto di battaglia vinta ma di guerra ancora in corso e conoscono la longevità e la radicata e resistente complessità del patriarcato: un sistema che si evolve per rispondere alle esigenze di cambiamento e dare l'illusione di parità dove invece non c'è.
Chiaramente ciascuna è libera di celebrare l'8 marzo per come ritiene più opportuno: ogni anno ci sono donne e persone che dedicano questa giornata allo svago e ai drink, altre decidono di scioperare - seguendo la via dello sciopero globale indetto dal collettivo Non una di meno - e altre ancora riflettono, partecipando agli eventi e alle manifestazioni pubbliche per sostenere le battaglie ancora in corso. Nello spirito della sorellanza ciascuna contribuisce come può e con gli strumenti che possiede: lo scopo è tenere alta l'attenzione circa le condizioni delle donne in tutto il mondo, Italia compresa, e costruire una rete di sostegno reciproco.
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