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Perché celebriamo ancora l'8 marzo: 5 libri sui diritti delle donne da leggere almeno una volta nella vita

Perché celebriamo ancora l'8 marzo: 5 libri sui diritti delle donne da leggere almeno una volta nella vita
Perché celebriamo ancora l'8 marzo: 5 libri sui diritti delle donne da leggere almeno una volta nella vita  (getty)

Cinque libri sui diritti delle donne e sulla conquista della libertà da avere in casa per l'8 marzo: da Henrik Ibsen a Margaret Atwood, storie che raccontano la lunga lotta per l’autodeterminazione.

di Maya Artusi Moro

Diritto può sembrare una parola altisonante e astratta. L’8 marzo è la Giornata internazionale dei diritti delle donne – ma la stessa espressione sembra implicare una declinazione particolare di ciò che dovrebbe essere universale. Il “diritto” che si rivendica è invece molto più semplice: l’equiparazione – come minimo – allo status giuridico, culturale, economico e sociale che viene automaticamente garantito a un uomo. Il cammino verso la parità di genere, però, non è mai stato lineare, ma un percorso irto di ostacoli, scalini e bivi che più di una volta hanno fatto pensare di essere tornate al punto di partenza. 

Carolina Capria: dare voce alle donne tramite la letteratura
Spesso è stata una lotta: la necessità di strappare morsi di vita, riconoscimento e affermazione a un mondo patriarcale che non concede neanche le briciole, come racconta l’attivista Filo Sottile in Contro la politica delle briciole (Tamu Edizioni). Per celebrare la pagnotta che un giorno divoreremo e spezzeremo per condividerla tra noi, vi raccontiamo cinque libri che nel nostro percorso hanno significato qualcosa: libri che ci hanno fatto prendere consapevolezza, incazzare, piangere, celebrare i traguardi raggiunti e guardare al futuro.

5 libri da avere per celebrare l'8 marzo consapevolmente

1. Henrik Ibsen — Casa di bambola

Il primo consiglio affonda le radici nella nostra storia: si tratta di un brevissimo libriccino, un’operetta teatrale di Henrik Ibsen. Siamo nel 1879 e questo testo è talmente scandaloso che negli inviti alle feste mondane le famiglie perbene si sentivano obbligate a includere una premessa allegata ai loro inviti: sarebbe stato assolutamente vietato parlare di Casa di bambola nel loro salotto.

Oltre alla caustica critica alla società borghese, a essere messa sotto scacco è la posizione della donna all’interno della famiglia e del matrimonio, nel quale non ha alcuna autonomia legale o morale. La protagonista, Nora, viene trattata dal marito alla stregua di una bambola, un oggetto di abbellimento senza personalità e cervello. 

Spoiler sul finale per svelarvi cosa fosse di tanto rivoluzionario in questo libretto: dopo aver cercato per l’intero dramma di renderlo felice, Nora compie una scelta drastica: decide di abbandonare marito e figli. Una decisione che le viene rinfacciata come fredda e senza cuore, ma che per lei rappresenta l’unico modo per scoprirsi come persona.

2. Barbara Cagni — L’alba della nostra libertà

Il primo pilastro dei diritti è da sempre la libertà. Questo romanzo, edito da Fazi Editore e scritto da Barbara Cagni, racconta un’epopea della Resistenza tutta al femminile. Sullo sfondo di una Milano occupata negli anni ’40 dai nazisti donne completamente diverse da loro intrecciano una rete collettiva di solidarietà che si snoda da Marilù, gestrice di una casa di appuntamenti, a Venera, studentessa di storia dell’arte, fino alle lavoratrici delle fabbriche, alle dirimpettaie del condominio, alle partigiane, alle ex insegnanti e così via.

Sebbene sia un’opera di finzione, è supportata dalla documentazione che racconta la verità di queste storie, che sono state semplicemente inserite nella cornice di un romanzo. E questa lotta per la libertà avviene non solo contro il nemico occupante, ma si delinea anche come forza di autoaffermazione nelle stesse linee partigiane – spesso misogine – diventando un movimento di consapevolezza dello status della donna e dei suoi diritti, nella speranza di vedere sorgere, un giorno, una nuova alba di libertà per tutte.

3. Azar Nafisi — Leggere Lolita a Teheran

Un’altra forma di resistenza passa attraverso l'eterna e potentissima forza della letteratura. È l’immaginazione il filo che unisce il piccolo gruppo di lettura tutto al femminile che Azar Nafisi, professoressa di letteratura progressivamente esclusa dall’università dal regime iraniano, tiene a casa propria. In quelle stanze private in cui le ragazze possono essere loro stesse: liberarsi del velo, parlare dei loro padri, dei fratelli, degli amori, dei sogni e dei problemi. Sono tutte di fedi, classi sociali e di idee politiche diverse, ma ciascuna delle loro storie è intrecciata alle conseguenze della rivoluzione islamica e con il sistema che ha confinato le donne a uno stato di subordinazione totale.

La potenza di questo racconto, oltre a risiedere nelle meravigliose lezioni di letteratura dell'autrice capaci di far brillare e liberare gli animi, è che si tratta di una storia vera: sono stati cambiati soltanto i nomi, per rispetto della privacy delle protagoniste. Nel 2024 da questo libro è stato tratto anche un film dal medesimo titolo.

4. Georgina Orellano — Puttana femminista

A questo punto siete pronti per il piatto forte: un’esperienza di lettura per cui bisogna reggersi per bene.

Puttana Femminista, edito da Edizioni Tlon, è la storia di Georgina Orellano, scrittrice argentina, lavoratrice sessuale per scelta e attivista per i diritti delle donne ma, soprattutto, delle puttane. Il libro racconta senza filtri una vita vissuta nelle strade di Buenos Aires, senza nascondere gli abusi e la sua più accesa battaglia contro i vari sistemi governativi, per il riconoscimento ufficiale della prostituzione come professione legittima, con tutto ciò che questo comporta – pagamento delle tasse, assistenza sanitaria, diritto alla pensione, alla maternità e alla malattia.

Perché i diritti delle donne sono i diritti di tutte.

5. Margaret Atwood — Il racconto dell’ancella

Forse il titolo più conosciuto e citato, ma che merita comunque di essere inserito in questa lista per la sua straordinaria lucidità e peso culturale.

Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood racconta una società teocratica in cui le donne sono ridotte al loro ruolo riproduttivo: quelle fertili diventano schiave destinate alla procreazione. La domanda che l’autrice pone è disturbante nella sua semplicità: si può davvero chiamare distopia un libro costruito soltanto con soprusi che le donne hanno già vissuto, nella storia, in qualche parte del mondo?

Il romanzo è diventato ancora più celebre grazie alla serie televisiva tratta dal libro, ma resta soprattutto un monito potente su quanto fragili possano essere i diritti.