Bidello di Torino accusato di molestie viene reintegrato: la protesta degli studenti
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Un caso di molestie sessuali in una scuola superiore di Torino è saltato alle pagine della cronaca dopo che il colpevole in questione, un bidello, è stato reintegrato nel suo posto di lavoro. La decisione non è piaciuta agli studenti, in particolare di una classe, e ai genitori, che hanno avviato una protesta sia simbolica che giudiziaria.
Bidello accusato di molestie sessuali
I fatti in questione si sono verificati a settembre, all'inizio dell'anno scolastico alla scuola superiore "Convitto Umberto I" di Torino. Un bidello è stato accusato di molestie sessuali da due studentesse 16enni, vittime - stando ai racconti e alle denunce - di palpeggiamenti e baci non graditi da parte dell'uomo.
La dirigente scolastica, che in quel momento si trovava ricoverata in ospedale per un intervento, ha comunque avviato immediatamente le indagini disciplinari interne che si sono concluse con la sospensione dell'uomo. La sospensione, tuttavia, è durata solo quattro mesi e lunedì 15 gennaio il bidello è stato reintegrato nel posto di lavoro.
La protesta di studenti e famiglie
La decisione di reintegrare il bidello accusato di molestie che, secondo le normative - in mancanza di ulteriori denunce o condanne - ha il diritto di tornare a lavoro, non è piaciuta a studenti e famiglie. I genitori hanno fatto sapere di volersi tutelare anche in sede legale per avere accesso agli atti d'inchiesta sul bidello.
Inoltre, in accordo con gli studenti stessi, hanno deciso di non mandare i figli a scuola per la presenza del bidello nell'istituto. La protesta è stata accordata durante un'assemblea dei genitori, che non accettano come un uomo accusato di molestie possa tornare nell'istituto dove i fatti si sono verificati.
Bidello accusato di molestie: la risposta della Preside
La dirigente scolastica della scuola superiore di Torino ha commentato la vicenda, esprimendo comprensione per i genitori ma sottolineando come tutto ciò che poteva essere fatto da parte della scuola è stato fatto: "Capisco che i genitori siano molto arrabbiati, ma è così che prevede la norma e io non ho potere di fare diversamente. Al rientro l’ho assegnato ad un reparto dove non è in contatto con gli studenti fino alla fine dell’anno e gli ho intimato di attenersi al codice di comportamento"
"Quel che era in mio potere di fare l’ho fatto con immediatezza assoluta. È stato molto spiacevole, ma siamo intervenuti nel modo più tempestivo possibile e con tutti gli strumenti a nostra disposizione: l’impatto emotivo coinvolge anche me, vorrei risolvere la questione nel miglior modo possibile per tutti. La scuola è un ambiente dove bisogna vivere serenamente e in tranquillità, per crescere in uno spazio sicuro e protetto"
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