Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Qui e ora Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Chernobyl, una donna cerca la famiglia italiana che la ospitò: "A 7 anni mi accolsero nella loro casa"

Chernobyl, una donna cerca la famiglia italiana che la ospitò in Italia.
Chernobyl, una donna cerca la famiglia italiana che la ospitò in Italia.  (getty images)

A 7 anni fu accolta da una famiglia italiana dopo il disastro di Chernobyl e oggi, a 33 anni, Tatiana cerca di ritrovarli sui social. Un appello che riporta alla luce la memoria dei bambini ospitati in Italia.

di Marcella La Cioppa

Una storia che arriva dal passato e attraversa il presente: Tatiana, oggi 33 anni, ha lanciato un appello pubblico per ritrovare la famiglia italiana che la ospitò quando aveva solo 7 anni, nel periodo successivo al disastro di Chernobyl. Attraverso i social, la donna sta cercando di ricostruire quel legame nato durante uno dei programmi di accoglienza che permisero a migliaia di bambini ucraini di trascorrere periodi di recupero in Italia

Maltrattamento assistito: quando l'88% dei bambini è coinvolto nella violenza sulle madri

Mi chiamo Tatiana: cerco la famiglia italiana che mi ha ospitata

L'appello sui social per ritrovare chi la accolse nel 1992

“Mi chiamo Tatiana e sto cercando di ritrovare la famiglia italiana che mi ha ospitata durante il mio soggiorno in Italia nell’estate del 1992, nell’ambito dei programmi di accoglienza post-Chernobyl”.

Inizia così il messaggio pubblicato sui social da Tatiana Ipatova, che sta tentando di rintracciare la famiglia italiana che la accolse quando era solo una bambina. Nel suo racconto, la donna spiega di aver partecipato a uno dei programmi di accoglienza nati dopo il disastro nucleare di Chernobyl del 1986, iniziative che per anni hanno permesso a migliaia di minori provenienti dalle aree contaminate di Bielorussia e Ucraina di trascorrere periodi di recupero all’estero.

I programmi post-Chernobyl e l’accoglienza dei bambini

I soggiorni terapeutici tra Italia ed Europa

I programmi post-Chernobyl prevedevano l’ospitalità temporanea di bambini provenienti dalle zone più colpite dalle radiazioni, con soggiorni organizzati in Italia e in diversi Paesi europei. L’obiettivo iniziale era favorire una sorta di “disintossicazione” dall’esposizione al cesio, offrire supporto psicologico e garantire controlli medici periodici. Con il passare degli anni, però, queste iniziative hanno assunto un significato sempre più umano e solidale, trasformandosi in esperienze di accoglienza capaci di creare legami profondi e duraturi tra le famiglie ospitanti e i bambini accolti.

Il ricordo di Tatiana: “L’Italia è ancora nei miei ricordi”

L’arrivo a Roma e il viaggio verso il mare

Si chiama Tatiana e oggi racconta la sua storia: vive in Austria e lavora come psicoterapeuta. Nel 1992 aveva 7 anni, e nonostante siano passati più di trent’anni conserva ancora ricordi molto vividi della sua esperienza in Italia.

“Sono nata a Mozyr, in Bielorussia, e nell’estate del 1992 sono arrivata in Italia con un gruppo di bambini della mia stessa città. Ricordo l’arrivo a Roma, seguito da un viaggio in autobus verso una località non lontana dal mare”, racconta.

La famiglia ospitante e i ricordi dell’estate

L’appello: “Voglio solo dire grazie”

“La famiglia che mi ha ospitata viveva in un condominio, in un appartamento all’interno di un edificio multipiano. Per andare al mare ci spostavamo in macchina e ricordo bene una spiaggia di sabbia”, aggiunge Tatiana, che nonostante il tempo trascorso conserva immagini molto nitide di quel periodo. Non ricorda però il nome della famiglia né la città esatta, ma descrive con chiarezza il senso di accoglienza e serenità vissuto in quei mesi.

“Cerco questa famiglia da molti anni, purtroppo senza successo. Nel frattempo ho anche aiutato altre persone a ritrovare le loro famiglie italiane”, spiega. Per Tatiana, l’Italia è rimasta un punto fermo emotivo: “Non è solo un Paese, è uno stato d’animo fatto di calore, accoglienza e felicità”.

Tatiana e il ringraziamento che arriva da lontano

“Vorrei ringraziare questa famiglia con tutto il cuore per aver accolto una bambina dalla Bielorussia. Hanno dedicato tempo, energie e risorse per darmi gioia e sostegno, e questo non l’ho mai dimenticato”, racconta ancora. Tatiana precisa inoltre di non avere alcun interesse personale o materiale: “Vivo bene in Austria, ho una famiglia e un lavoro che amo. Il mio unico desiderio è poter dire grazie di persona”.

 

Chernobyl e i bambini accolti in Italia: storie di solidarietà e memoria

Alla storia di Tatiana, si aggiunge anche quella di Nata Voityuk che ha lanciato un appello sui social: “Cerco i bambini di Chernobyl degli anni ’90 e 2000”, ha scritto, ricordando la propria esperienza di accoglienza in Italia. Racconta di essere stata ospitata da una famiglia di Tivoli quando aveva solo sei anni, con soggiorni ripetuti due volte l’anno, durante l’estate e le vacanze invernali. Oggi, a 33 anni, Nata Voityuk conserva ancora vivo quel legame: “Sono ancora loro figlia: oggi torno a Tivoli con la mia famiglia e i miei figli”.

L’eredità di Chernobyl e le storie di accoglienza

Dalla tragedia alla solidarietà europea

Il disastro di Chernobyl del 1986 è stato il più grave incidente nucleare della storia, con migliaia di vittime e oltre 100 mila sfollati. Le conseguenze si sono diffuse in gran parte d’Europa, colpendo in modo particolare i bambini delle aree contaminate.

Per questo molti Paesi, tra cui l’Italia, hanno attivato programmi di accoglienza terapeutica che, nel tempo, si sono trasformati in percorsi di solidarietà e legami affettivi profondi. Ancora oggi, a distanza di decenni, queste storie continuano a riemergere attraverso appelli e ricerche che uniscono passato e presente.