Una “palpata di 10 secondi” è troppo breve per essere considerata molestia: il caso della studentessa
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Il 12 aprile dl 2022 una studentessa delle scuole superiori stava recandosi in classe, salendo le scale dell’istituto. Era insieme a un’amica e compagna d’aula quando ha sentito che i propri pantaloni si stavano abbassando e che qualcuno le stava infilando la mano sotto le mutande. Quel qualcuno era il bidello della scuola, che per un tempo che va dai 5 ai 10 secondi ha toccato la giovane ragazza, palpandola senza consenso, dicendo: “Amo’, lo sai che scherzavo”.
La denuncia da parte della giovane è scattata immediatamente ma, nonostante i giudici abbiano creduto alla versione raccontata dalla ragazza, hanno anche sostenuto che, pur non essendoci stato “alcun indugio nel toccamento”, il medesimo sarebbe durato troppo poco tempo per essere considerato reato.
La decisione del tribunale
Secondo i giudici che hanno seguito il caso, “il fatto non costituisce reato”. Come riporta il Corriere della Sera, per il tribunale l’atto del bidello imputato non è stato volontaria, bensì “maldestro” e accidentale. La sentenza dà quindi ragione alla difesa dell’uomo, che ha portato avanti la tesi per cui quella “palpata breve” di 10 secondi non sia stato altro che parte di un atteggiamento innocente e scherzoso, di un atto goliardico. Le tempistiche “modiche”, sempre secondo i giudici, renderebbero assente l’elemento soggettivo, ossia l’intenzione del bidello di molestare effettivamente la studentessa.
La parola ai giudici
Il bidello 66enne dell’Istituto Cine Tv Roberto Rossellini di Roma è stato denunciato per molestie sessuali, ma la “repentinità dell’azione, senza alcuna insistenza nel toccamento” non permette di configurare l’intendo libidinoso o di concupiscenza generalmente richiesto dalla norma penale” di un’azione che lascia “ampi margini di dubbio sulla volontarietà nella violazione della libertà sessuale della ragazza, considerato proprio la natura di sfioramento, per un tempo sicuramente minimo, posto che l’intera azione si concentra in una manciata di secondi”. Per questo, la richiesta della Procura di una condanna a 3 anni e mezzo di reclusione è stata infine ritirata.
La reazione della Rete Studenti
“Di nuovo una molestia non viene riconosciuta in quanto tale per una motivazione assurda, questa volta addirittura in virtù della sua durata”: queste le parole della coordinatrice della Rete degli Studenti Medi del Lazio, Tullia Nargiso. Il sindacato studentesco in questione ha inoltre dichiarato: “Vogliamo sentirci sicure in ogni luogo, e in particolare a scuola, che dovrebbe insegnare a riconoscere e abbattere le violenze di genere e le discriminazioni, invece ancora una volta questo non succede”.
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