La rivincita dei nerd: chi non era popolare a scuola lo diventa da grande (e viceversa)
Condividi su
L'idea è chi a scuola è popolare, quindi occupa il centro della scena sociale, spesso investe molto nell'adattarsi alle norme del gruppo mentre chi invece rimane ai margini sviluppa risorse come autonomia, creatività, interessi specifici, capacità di tollerare il giudizio degli altri e spirito critico.
Molti adolescenti molto popolari finiscono per restare ancorati a dinamiche di approvazione sociale che nel mondo adulto contano meno. Un altro concetto interessante è quello del late bloomer, chi fiorisce tardi: molti individui che a scuola erano invisibili, nerd, secchioni, eccentrici o banalmente fuori sincrono rispetto ai coetanei trovano il proprio ambiente ideale più avanti e spesso brillano, letteralmente, all'università, nel lavoro, nell'arte, nella ricerca, nell'imprenditoria.
Ora naturalmente non significa che l'esclusione produca automaticamente il successo ma è interessante la teoria, ci dice che la scuola è un ecosistema molto particolare in quanto premia certe qualità sociali e ne ignora altre e accade al contrario da grandi. L'età adulta è un mercato infinitamente più vasto, dove improvvisamente trovano valore competenze che a quindici anni non davano alcuno status.
Perché i ragazzi meno popolari a scuola brillano da grandi
Da anni psicologi e sociologi studiano il rapporto tra popolarità adolescenziale e successo post scolastico arrivando a conclusioni meno intuitive di quanto si potrebbe immaginare: per esempio lo psicologo americano Mitch Prinstein distingue tra due forme di popolarità: la likability, cioè essere sinceramente apprezzati; la status popularity, cioè essere considerati "cool", influenti o desiderabili.
Ed è questa seconda forma a dominare spesso nelle scuole superiori. Il problema è che molte delle strategie che permettono di conquistare status durante l'adolescenza perdono valore una volta usciti da quell'ambiente chiuso e onestamente molto tossico. La scuola rappresenta infatti un ecosistema molto particolare dentro al quale si trascorrono anni circondati dalle stesse persone, negli stessi spazi, con poche possibilità di ridefinire la propria identità.
Le gerarchie sociali assumono un peso enorme e tendono a cristallizzarsi, così chi viene percepito come diverso (a volte perfino perché ha interessi costruttivi) paga spesso un prezzo in termini di popolarità. L'età adulta per fortuna prima o poi arriva e qui le competenze si moltiplicano, gli ambienti diventano più vari, le nicchie si specializzano. Improvvisamente caratteristiche che a sedici anni apparivano irrilevanti o addirittura penalizzanti possono trasformarsi in punti di forza.
la rivincita dei nerd che si dedicano a ciò che amano
La passione ossessiva per i computer diventa una professione tecnologica, l'interesse per i libri può aprire la strada alla scrittura o alla ricerca o ancora la tendenza a passare molto tempo da soli favorisce concentrazione e autonomia. Chi ha trascorso l'adolescenza ai margini (dei gruppetti cool della scuola) spesso ha dovuto imparare a fare affidamento sulle proprie risorse interiori invece che sull'approvazione del gruppo.
Esiste anche un altro elemento, cioè che le persone meno popolari generalmente costruiscono la propria identità intorno a ciò che sanno e amano fare, non intorno a ciò che gli altri pensano di loro. Questa differenza nel lungo periodo produce conseguenze enormi e meravigliose, come quando il prestigio sociale del liceo svanisce e restano le competenze, la capacità di adattarsi e la motivazione personale.
Naturalmente non esiste alcuna legge universale secondo cui essere impopolari garantisca il successo. L'esclusione sociale può lasciare ferite profonde e avere effetti negativi sul benessere psicologico e allo stesso modo, molte persone popolari a scuola diventano adulti realizzati e felici. La vera lezione è che le gerarchie adolescenziali ci appaiono assolute soltanto perché non conosciamo ancora il mondo che ci aspetta e a quindici anni sembra che tutti stiano partecipando alla stessa gara. A trenta si scopre che non tutte le api regine sono destinate a rimanere tali (e infatti spesso finiscono nell'ombra).
Condividi su