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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Sembra la fine del mondo ma è solo il (tardo) pomeriggio della domenica: non sei tu, è la Sunday Scaries

Sembra la fine del mondo ma è solo il (tardo) pomeriggio della domenica: non sei tu, è la Sunday Scaries
Quella orrenda sensazione di depressione mista a malinconia e ansia che avvelena l'esistenza la domenica pomeriggio è una sindrome, si chiama "Sunday Scaries" e la notizia è che esiste. Secondo una ricerca ne soffrono l’80 per cento delle persone.
di Eugenia Nicolosi

La prima volta che si sperimenta è tra le scuole medie e il liceo. E no, non passa crescendo (anzi): è un'ansia, una malinconia, una sensazione di panico mescolato alla depressione. È il Sunday Scaries, che in italiano può essere tradotto come "spavento domenicale". Questa sensazione può manifestarsi con sintomi come agitazione, difficoltà di concentrazione e tristezza.

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Di cosa parliamo quando parliamo di Sunday Scaries

La domenica nel tardo pomeriggio, la domenica sera, per molti e molte non è un momento di relax prima di una nuova settimana, ma un piccolo inferno mentale. Ansia, irrequietezza, malumore: è la sindrome dei Sunday Scaries, letteralmente “gli spaventi della domenica”. E non è (ancora) un termine clinico, ma una definizione ormai entrata nel lessico comune per descrivere una condizione psicologica reale, diffusissima e sottovalutata al punto da diventare meme o oggetto di battute.

Secondo una ricerca condotta da LinkedIn, l’80 per cento delle persone ha dichiarato di soffrirne, e il dato sale al 90 per cento tra i Millennial e la Generazione Z, ovvero le fasce più giovani della forza lavoro.

E in cosa consista esattamente la sindrome dei Sunday Scaries è presto detto: le "ansie domenicali" si manifestano con una sensazione di disagio psicologico che inizia la domenica pomeriggio e cresce verso sera. I sintomi includono ansia anticipatoria (pensieri ossessivi sul lavoro o sugli impegni della settimana), disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi o risvegli notturni), calo inspiegato dell’umore (tristezza, senso di insoddisfazione o apatia) e anche sintomi fisici come mal di testa, tensione muscolare, stanchezza inspiegabile.

È il riflesso di un conflitto interiore tra il bisogno di riposo e il peso delle responsabilità imminenti. In altre parole: la mente non è più nel weekend, ma nemmeno ancora pronta ad affrontare il lunedì.

Anche il perché colpisca soprattutto i giovani e le giovani è presto detto: le persone della Generazione Z e della generazione Millennial sono le più colpite per diversi motivi psicologici e sociali. Precarietà lavorativa tra contratti a termine e stipendi bassi, l'incertezza professionale e l'overworking e ancora il burnout: la cultura del “lavorare sempre” senza però avere i privilegi di boomer e gen x, ha spostato il confine tra vita privata e lavoro riducendoci a eterni insoddisfatti.

Non manca la FOMO professionale, cioè la paura di “non fare abbastanza”, amplificata dai social e dal confronto costante con coetanei e coetanee che sembra facciano di più e meglio. Secondo la stessa indagine LinkedIn, il 60 per cento delle persone intervistate ha dichiarato di controllare email o messaggi di lavoro già la domenica sera, contribuendo ad alimentare l’ansia e interrompere il recupero mentale del weekend.

Se il weekend diventa un anticipo di stress, non è il lunedì il problema. È il sistema.

Psicologicamente, i Sunday Scaries potrebbero essere un campanello d’allarme. Sì: il fatto che sia una sensazione diffusissima e condivisa dalla maggioranza delle persone non la trasforma in automatico in una sindrome positiva o in una reazione naturale.

L'ansia domenicale può essere la spia di una più profonda insoddisfazione lavorativa o di una gestione del tempo sbilanciata. Se trascurati, i sintomi possono contribuire all’insorgere di disturbi più gravi, come l’ansia generalizzata o il burnout cronico. La buona notizia è che non sono inevitabili. Esistono alcune strategie per gestire la tristezza infinita della domenica che, ovviamente, non include il controllo dei social o delle mail. Piuttosto è utile stabilire confini chiari tra lavoro e tempo libero, pianificare la settimana in anticipo ma non la domenica, magari il venerdì, per alleggerire la mente nel weekend.

Un tentativo potrebbe essere quello di organizzare attività piacevoli la domenica sera, per distrarre e distendere. Ma forse, la vera soluzione non è tra queste scorciatoie individuali, ma in una risposta collettiva: ridare dignità al tempo libero, ripensare la cultura della produttività e promuovere ambienti di lavoro più umani. Perché se il weekend diventa un anticipo di stress, non è il lunedì il problema. È il sistema.