Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Non sono mele marce Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Per Cambiare Rotta verso una nuova società, perché #MeToo: le proteste sulle molestie sessuali all’Università di Torino

Le proteste all'Università di Torino: contro le molestie per una nuova Università.
Le proteste all'Università di Torino: contro le molestie per una nuova Università.  (getty images)
Le proteste sollevate dai movimenti studenteschi dell’Università di Torino a seguito dei due casi di molestie da parte dei professori di ateneo stanno finalmente smuovendo un problema istituzionale: “Contro le molestie, per una nuova università in una nuova società”, lo slogan di MeToo e Cambiare Rotta, ci racconta che non possiamo tollerare di vivere in un sistema di mele marce ma che la cultura deve cambiare. E qualcosa ha già iniziato a smuoversi.
di Maya Artusi Moro

Gli studenti dell’UniTo, l’Università di Torino, continuano con le proteste per le molestie avvenute in Ateneo ai danni di diverse studentesse e perpetrate da due docenti. Dopo l’annuncio che l’ex direttore di Medicina Legale è stato messo agli arresti domiciliari, le associazioni e i collettivi studenteschi di stampo comunista e femminista hanno unito le forze, dichiarando la sospensione delle lezioni per chiedere un cambio radicale nella gestione dei comportamenti appropriati. Lo slogan è: “Contro le molestie, per una nuova università in una nuova società.” 

Arianna Vignetti e la campagna contro le molestie sui mezzi pubblici: "Noi, in quanto donne, speriamo che ci rubino solo il portafoglio"

Due casi di molestia all’Università di Torino 

All’Università di Torino la settimana scorsa sono venuti alla luce due casi di molestie sessuali: protagonisti due professori, uno di Filosofia estetica nei confronti di due ragazze e uno di Medicina, a cui sono state imputate diverse accuse come stalking, minacce ed abuso di posizione verso le sue specializzande. Entrambe le situazioni sono state affrontate dall’istituzione con un unico, insufficiente provvedimento: la sospensione dall’insegnamento per un mese e non con effetto immediato. 

Le prime proteste: MeToo interviene in Senato accademico 

Le proteste sono sorte istantaneamente: il movimento MeToo torinese non ha lasciato che la faccenda fosse sepolta sotto la sabbia ed i collettivi femministi sono irrotti durante una seduta del Senato accademico, mettendo in scena un’azione dimostrativa: hanno appeso alle colonne del rettorato dei fogli contenenti le denunce delle violenze subite dalle alunne. Sfioramenti, baci rubati, frasi inopportune e comportamenti volutamente ambigui, questi solo alcuni degli esempi immortalati dalle parole sui muri.

L’arresto domiciliare di un professore 

Le agitazioni hanno prodotto frutti con rapidità: meno di 48 ore dopo la prima protesta, la notizia dei domiciliari per Giancarlo Di Vella, l’ex direttore della scuola di Medicina Legale. Non è il momento di fermarsi a questi primi e timidi risultati: è emersa, ormai, l’assoluta ed urgente necessità di una svolta in come le università si trovano a gestire simili situazioni inappropriate. È stato dunque organizzato un nuovo raduno, la cui nota recita: “Non un’altra mela marcia, ma lo stesso modello di ateneo. Contro le molestie per una nuova università in una nuova società!”. 

Non sono mele marce: il comunicato di Cambiare Rotta 

Ad annunciare il blocco delle lezioni e le conseguenti azioni di manifestazione è stato Cambiare Rotta, una formazione comunista giovanile molto attiva, ed in particolare gli alunni di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche direttamente coinvolta nella vicenda. Il collettivo ha dichiarato: “Non possiamo parlare di casi isolati (le ‘mele marce’ dello slogan, nda): quello con cui ci stiamo interfacciando è un modello le cui radici producono e permettono violenza. Riteniamo inaccettabile che lo sfruttamento dello status sociale privilegiato di soggetti con una posizione di sicurezza sociale e economica diventi sistematicamente una legittimazione per prevaricazione, ricatti e molestie”. Non si tratta, dunque, di isolate tragedie, ma di precisi esiti ricorrente generati da una struttura, un’istituzione, che non funziona, che produce una cultura in cui episodi simili sono tollerabili. Una società che deve essere trasformata per estirpare la violenza alla base. 

Allo sciopero parteciperanno studentesse, studenti, matricole, laureandi e anche professori. 

I collettivi femmisti studenteschi hanno messo in scena un'azione di protesta durante una seduta del Senato accademico.
I collettivi femmisti studenteschi hanno messo in scena un'azione di protesta durante una seduta del Senato accademico.  (getty images)

La risposta del rettore dell’Università di Torino 

Stefano Geuna, rettore dell’UniTo, è rimasto sorpreso e amareggiato dagli avvenimenti. “Ho contattato la ministra Anna Maria Bernini e la Crui, la Conferenza dei rettori. Ritengo che sia venuto il momento di agire in modo deciso, anche a livello nazionale.” 

Ha continuato: “Le manifestazioni degli studenti segnalano che bisogna avere più attenzione per prevenire fatti di questo tipo. Il 20 marzo si svolgerà la prima Giornata delle Università. In questa occasione, Torino organizzerà un tavolo nazionale. Vogliamo essere promotori di un cambiamento a livello di sistema. Anche perché, come atenei, abbiamo ancora più responsabilità rispetto alle altre istituzioni. Il nostro compito non è solo prevenire e punire. Ma promuovere una cultura diversa nella società.” A questo tavolo, il rettore rassicura che proporrà anche una revisione normativa per le pene in seguito a molestie: “Il Testo unico per l'insegnamento superiore risale al 1933. Oggi il mondo è cambiato. Mi farò promotore di una modifica per quanto riguarda i provvedimenti e le sanzioni.”   

Il rettore d'ateneo dell'UniTo rassicura che si farà promotore di un cambiamento normativo
Il rettore d'ateneo dell'UniTo rassicura che si farà promotore di un cambiamento normativo  (getty images)

Altri provvedimenti: l’Unione degli Universitari e il questionario nazionale 

Le proteste hanno dato il via ad una cascata di iniziative, non per ultima quella dell’UDU, l’Unione degli Universitari, che si propone di dare avvio ad un’operazione di mappatura delle percezioni sulla sicurezza dalle violenze di genere e le molestie nelle università italiane, raccogliendo una serie concreta di dati. ‘La tua voce conta’ sarà un questionario che indagherà a fondo quanto gli studenti si sentono al sicuro negli spazi universitari, attraverso le dirette testimonianze degli stessi: “Le denunce di molte studentesse dell'Università di Torino hanno acceso i riflettori sul grave problema delle molestie e delle violenze negli atenei. Questo deve finire.”